Torino Sotterranea: l’intervista ad Alex Conte

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Alex Conte è una figura eclettica: musicista e organizzatore, didatta: la sua vita è al servizio della musica.

Di Eugenio Mirti

Ci racconti brevemente il tuo rapporto con la musica e i tuoi tanti ruoIi? chitarrista, autore didatta, organizzatore, venditore…
La musica per me è stata pura salvezza. All’età di 16 anni mi sono avvicinato alla chitarra dopo aver visto un concerto dei Guns n’ Roses. Dopo un periodo passato ad emulare Slash con la scopa in mano ho deciso che era arrivato il momento di avere uno strumento vero! Ho lavorato tre mesi per comprarmi una bella Ibanez del 1974 (modello Les Paul Custom) e un amplificatore Marshall da 40 watt. Questo combo lo uso ancora oggi nei miei live con i 60 beat. Avendo capito che la musica era la mia strada ho iniziato a suonare in tutta Italia con varie formazioni, e nel 2003 ho deciso di consolidare il mio ruolo nella musica inventando il concorso Torino Sotterranea

Torino Sotterranea è tra i concorsi più duraturi e famosi del nostro paese: come nasce l’esigenza di crearlo e come sei riuscito a continuare così a lungo?
È nato perché avevo partecipato a vari concorsi che si sono poi rivelati vere sole, così in un caldo agosto torinese (quello del 2003, ve lo ricordate?) ho lavorato a questo progetto, e ad ottobre è partito come Esperimento presso il “Why Not?” di Via Reggio. Fu un tale successo che decisi di portarlo avanti anche negli anni a seguire. Lo scopo era dare modo ai musicisti inediti di fare conoscere la propria musica, in primis ad addetti del settore, e in secondo luogo a un pubblico più ampio. Oggi è diventato un Festival riconosciuto a livello nazionale e credo che quello che lo renda così speciale sia la genuinità delle persone che lo organizzano. Attualmente siamo in tre a seguirlo: mi accompagnano in questa avventura Alfredo “Alpha” Baroero (polistrumentista e tecnico audio) e Ale De Rosa (bassista, chitarrista e cantante)

Ti senti più didatta o musicista?
Non riesco a scindere questi due ruoli, suonare è un continuo dare a me e agli altri. Se non fossi entrambe queste cose non sarei un vero musicista (per la mia concezione di Musica). È un continuo passaggio da una terapia personale, in solitaria, ad una terapia di gruppo…

Se avessi una bacchetta magica quale sogno esauriresti?
A livello musicale e a livello “sottile” mi piace immaginare la musica come un vero mezzo di approfondimento del proprio inconscio, alla ricerca del vero “Io”. Se dovessi scegliere un sogno per me è quello di continuare ad andare sempre più in profondità grazie a questo “mezzo” divino.

 

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