The Secret: tre domande ad Alan Parsons tra il nuovo album, Beatles e Pink Floyd

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Il mago dello studio di registrazione torna con un nuovo disco alle atmosfere che l’hanno reso famoso.

Ma con Alan Parsons si potrebbe parlare di tutto: dei Pink Floyd ad esempio, oppure di quel difficile album dei Beatles che ormai ha compiuto 50 anni. Un breve estratto dell’articolo uscito ieri su Classic Rock 77.

Di Mario Giammetti

Il tuo nuovo album esce a ben 15 anni dal precedente. Come mai?
Non credo che l’album del 2004, A VALID PATH, abbia funzionato molto bene e quindi non mi sentivo motivato a fare di nuovo tutto questo. Poi un giorno è arrivato Serafino della Frontiers con un’offerta e la richiesta specifica di realizzare un nuovo disco in studio. Dopo A VALID PATH, avevo pubblicato dei dischi live e scritto un paio di brani strumentali, quindi sono partito da quelli per rimettermi al lavoro. È quasi incredibile che ci siano voluti ben 15 anni,ma sono davvero felice che ci sia un disco nuovo e di essere con un’etichetta attenta come la Frontiers.

È vero che, dopo l’enorme successo di DARK SIDE, i Pink Floyd ti volevano anche per WISH YOU WERE HERE ma declinasti perché volevi formare l’AlanParsons Project?
Fu una delle ragioni, ma non l’unica. In realtà c’era anche il discorso che cominciavoad avere un certo successo come produttore, per esempio con i Pilot e John Miles. Ma è anche vero che, se avessi accettato quell’incarico, probabilmente l’APP non sarebbe mai nato.

Qualche settimana fa si sono celebrati i 50 anni del famoso concerto sul tetto dei Beatles, che di lì a poco avrebbero iniziato a registrare ABBEY ROAD in cui tu, appena ventenne, lavorasti gomito a gomito con Geoff Emerick, l’ingegnere del suono recentemente scomparso. Come era l’atmosfera in studio, considerando che quelli non erano certamente tempi facili per i Fab Four?
Hai perfettamente ragione che non era un periodo facile per loro. Erano reduci dalle session di LET IT BE che furono terribili, anche se il concerto sul tetto aiutò ad alleggerire la tensione. Ma quando si giunse al momento di ABBEY ROAD, quella stessa estate, praticamente erano già passati aun livello successivo e lavoravano ciascuno per conto proprio. Ovviamente registrarono insieme le backing track di chitarre, basso e batteria. Ma le voci e tutte le sovraincisioni furono fatte separatamente, un Beatle alla volta, e non passarono davvero molto tempo l’uno con l’altro.

L’articolo integrale su Classic Rock 77 che si può acquistare qui.

 

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