Heavy Load: tre domande a Todd Rundgren

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Fresco di autobiografia, Todd Rundgren ci indica le sue canzoni più importanti e affonda la Hall of Fame.

Un estratto dell’intervista di Dave Ling tratta da Classic Rock 78, in edicola e in digitale.

A 70 anni il cantante, autore, produttore e polistrumentista di Filadelfia non ha bisogno di patenti. Ma ditelo a quel “branco di pagliacci” della Rock and Roll Hall of Fame.

L’anno scorso hai pubblicato la tua autobiografia: The Individualist: Digressions, Dreams and Dissertations. Perché hai aspettato così tanto per scriverla?
Scrivere mi ricorda sempre la scuola e i compiti a casa. Suddividere la cosa a blocchi rende il tutto più semplice, ma richiede molta disciplina.

Come ti sei sentito a essere tra le nomination per la Rock and Roll Hall of Fame del 2019, e poi a non aver passato le votazioni finali?
Non me n’è mai fregato niente della  Hall of Fame. Ti ammettono quando la tua carriera è morta da vent’anni. Quando fondarono la Hall of Fame, nel 1983, io avevo 35 anni, e avevo già avuto non una, ma tre carriere. A che mi serve il loro permesso? Sono un branco di pagliacci. Nessuno li conosce né sa come decidano.

Un alieno arriva sulla terra e vuole sapere chi è Todd Rundgren. Puoi fargli sentire tre canzoni. Quali scegli?
Hello It’s Me [1968] dovrebbe starci, perché è stata la mia prima e ultima hit. Con Real Man [1975] ho iniziato la mia evoluzione come artista, muovendomi in direzioni fino a quel momento non considerate. Bang The Drum All Day [1983] è la canzone di maggior successo che io abbia mai scritto, anche se molti non sanno che è mia.

L’intervista integrale su  Classic Rock 78, che si può acquistare qui

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