Absolute Zero: tre domande a Bruce Hornsby

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Un disco ricco di collaborazioni e richiami letterari. Ma anche un nuovo tour, seppure solo in America.

Un estratto dell’intervista a Bruce Hornsby realizzata da Luca Fassina e pubblicata su Classic Rock 79, in edicola e online!

Bruce Hornsby è amico di Spike Lee dai primi anni 90 e nell’ultimo decennio ha collaborato spesso con lui per le colonne sonore dei suoi film, scrivendo oltre duecentotrenta brani che vanno da uno a cinque minuti. Proprio da questi spezzoni nasce ABSOLUTE ZERO.

Come si tramuta uno ‘spezzone’ in una canzone?
Un anno e mezzo fa, alcuni di questi pezzi hanno preteso a viva voce di crescere. Ho messo assieme una quindicina di brani e a musica finita avevo bisogno dei testi. Ho iniziato a tenere un diario per trascrivere le idee che trovavo. È così che questa musica ha incontrato la letteratura moderna di scrittori come David Foster Wallace e Don DeLillo. Ho innaffiato i semi di Spike e adesso speriamo che fioriscano e portino frutti saporiti.

Possiamo dire che ABSOLUTE ZERO non è un disco dall’ascolto semplice? A tratti ricorda Zappa: penso a pezzi come The Blinding Light Of Dreams, Echolocation, Take You There (Misty)…
Hai ragione. Ho usato quell’approccio che John Cage chiama chance music, improvvisazione. Nella parte centrale di Misty uso delle campionature del suo piano, che riprendo anche in Meds;l’ho scritta con Robert Hunter, paroliere col quale ho collaborato anni fa per i Grateful Dead. La parte centrale di questo brano ricorda molto Zappa, così come il bitonale dissonante di Blinding: sono aree cromatiche che spesso infliggo a quella parte del mio pubblico che non se lo aspetta. Mi rifaccio anche alla musica minimalista di Steve Reich… una grande firma americana del «New Yorker», Alex Ross, ha scritto un libro sulla musica classica moderna, The Rest is Noise, che definisce “quell’oscuro pandemonio dei sobborghi della cultura”. Ma sinceramente non capisco come si possa riferire Echolocation a Zappa.

Nel suo spirito di ricerca, più che nell’esecuzione…
In questo caso concordo. Cercavo di fare qualcosa di diverso: ho preso l’idea dal grande pittore americano Robert Rauschenberg, che fa questi quadri chiamati combines, dei collage di oggetti che attacca e poi dipinge. Volevo trovare una sorta di collage musicale. Se entri nel mio studio, trovi oggetti e strumenti ovunque: ho usato un rullante, un fischietto per treni, un vibraslap, un banjo scassato, un violino che suono in maniera terribile anche su Fractals e che mio fratello maltratta anche peggio. Mi interessava il suono più che la performance, il feeling primitivo... in origine, la musica per Echo doveva essere nella versione del 2012 che Spike ha fatto di Old Boy, ma poi non è stata usata

Leggi l’intervista integrale su Classic Rock 79!

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