Un segreto condiviso: intervista ad Alan Parsons

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Alan Parson pubblica “The Secret”, album di brani inediti che prosegue lungo la strada di uno stile ormai riconoscibile

Un estratto dell’intervista ad Alan Parsons realizzata da Carmine Aymone e pubblicata su Prog 24, in edicola e online!

Ha segnato la storia della musica rock e progressive, lavorando come tape operatore, fonico, assistente e ingegnere del suono e produttore con i Beatles, Paul McCartney, Wings, Pink Floyd, Hollies, Steve Harley, Al Stewart, Steven Wilson, Ambrosia. Undici nomination ai Grammy Awards, mago dello studio di registrazione, genio del suono, Alan Parsons torna con un nuovo album, THE SECRET (Frontiers), uscito il 26 aprile e presentato dal vivo alla sesta edizione del Frontiers Rock Festival (Live Club, Trezzo, Milano).

Mr Parsons, lei era presente quel famoso 30 gennaio del 1969 sul tetto dell’Apple Building, quando i Beatles suonarono per l’ultima volta insieme. Fu un concerto che cambiò la storia, emulato dagli U2 nel 1987, che suonarono sul tetto del Republic Liquor Store di Los Angeles per girare il video di Where The Streets Have No Name. A onor di cronaca quello dei Beatles non fu il primo live sui tetti, già l’anno precedente, nel 1968, i Jefferson Airplane si erano esibiti su quello dello Schuyler Hotel di New York.
Mi ritengo un uomo fortunato ad aver fatto parte nel mio piccolo di un evento entrato nella storia. Era circa mezzogiorno e faceva molto freddo. Salimmo sul tetto dell’edificio della Apple Corps, in Savile Row 3 a Londra. Con John, Paul, George e Ringo c’era anche il pianista/tastierista Billy Preston. Suonarono una manciata di pezzi in versioni differenti: Get Back, Don’t Let Me Down, One After 909, I’ve Got A Feeling, Danny Boy, Dig A Pony. Il tutto durò 42 minuti circa, poi arrivò la polizia, chiamata per fermare la performance che disturbava la quiete pubblica.

Intanto il traffico nella strada sottostante era in tilt. John scherzando disse: “Speriamo di aver superato il provino”. Le cineprese del regista Michael Lindsay-Hogg, alcune sistemate sui palazzi adiacenti, filmarono tutto per poi inserire parte delle immagini nel film Let It Be, uscito l’anno dopo. In mattinata il tecnico della registrazione, Glyn Johns, mi mandò ad acquistare calze di nylon da Marks and Spencer per metterle sopra i microfoni, evitando così che catturassero il rumore del vento. L’ingegnere del suono eraGeoff Emerick.

Ora è uscito THE SECRET, pubblicato in tutto il mondo dalla Frontiers con cui già hai realizzato nel 2010 EYE 2 EYE – LIVE IN MADRID.
È un lavoro di rock sinfonico, figlio di un’altra mia grande passione, un hobby che mi accompagna da quand’ero bambino: la magia e i giochi di prestigio. Sono membro del Magic Castle di Hollywood, l’esclusivo club di Los Angeles dove si esibiscono i migliori prestigiatori del mondo. Il Magic Castle ospita l’Academy of Magical Art, associazione che ha come obiettivo la valorizzazione della prestidigitazione.

Un album che racchiude undici tracce e che si avvale di illustri collaborazioni come nel caso del brano sinfonico d’apertura. The Sorcerer’s Apprentice vede Steve Hackett alla chitarra, Nathan East al basso e Vinnie Colaiuta alla batteria. In Sometimes alla voce c’è Lou Gramm, storico cantante dei Foreigner. E ancora, sempre alla voce, il can-autore statunitense Jason Mraz in Miracle, Todd Cooper in One Note Symphony, Requieme Soirée Fantastique, Mark Mikel in Fly To Me, Pj Olsson in Beyond The Years Of Glory, Jordan Huffman in The Limelight Fades Away e Jared Mahone in I Can’t Get There From Here. In due brani ci sono anche i soli di Ian Bairnson, chitarrista dei primi quattro album di Kate Bush, oltre che dell’Alan Parsons Project.

 

Quali sono i tuoi album e brani preferiti a cui ti sarebbe piaciuto lavorare?
WHO’S NEXT degli Who, THE YES ALBUM degli Yes, Papa Was A Rolling Stone dei Temptations e la Sinfonia n° 5 di Beethoven.

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