King Crimson: fra inconsapevolezza e disciplina

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Per il 50° anniversario dei King Crimson,Robert Fripp ha voluto una platea sceltissima e un evento del tutto particolare.

Un breve estratto dell’articolo di Alessandro Staiti pubblicato su Classic Rock 79, in edicola e online!

“Benvenuti, a nome dei King Crimson, della Discipline e di me stesso, a questo nostro piccolo incontro. Non so quali siano i vostri obiettivi personali per oggi, ma dichiarerò il mio: il mio interesse primario è presentare i King Crimson a orecchie innocenti. Cioè a platee che non hanno mai visto i King Crimson dal vivo. Non m’importa molto se non apprezzano i King Crimson. M’importa molto che in realtà vedano i Crimson per quel che sono, liberi dal velo dell’opinione corrente di circa 49-50 anni, e dai giornalismi condivisi”.

È così che il 6 aprile 2019, alle 10.30, Robert Fripp introduce la presentazione del 50° Anniversario dei King Crimson a una selezionata platea di circa 40 giornalisti provenienti da diverse parti del mondo, presso l’October Gallery a Londra, accogliente struttura nel quartiere centrale di Bloomsbury, che da oltre 40 anni ha aperto la strada allo sviluppo della Transvangarde: l’avanguardia transculturale.

“L’opinione corrente sui King Crimson suggerirebbe che siano la feccia del prog rock pronta a farvi incazzare (prog rock pond scum set to bum you out), per citare il titolo di un settimanale di Los Angeles del 1995, e posso dire senza alcuna offesa per la band, una costante fonte di umorismo. Il mio secondo obiettivo è scoprire ciò che dei King Crimson ha toccato le persone. Non so cosa i King Crimson possano aver suscitato in alcuni di voi, brave persone, e che tuttavia vi ha portato qui nel tempo e nello spazio. Accetto che, per alcuni di voi, l’interesse possa essere professionale e questo è sufficiente.

Il mio terzo obiettivo personale è quello di celebrare con gratitudine i 50 anni dei King Crimson, notando che ho cercato con grande impegno di sfuggir loro per almeno gli ultimi 45 anni, a quanto pare senza molto successo. Il mio quarto obiettivo è divertirmi un po’. Anche se ciò possa sembrare improbabile ad alcuni di voi! Oh, c’è un volto qui dal quale mi par di capire che non avremo molto da divertirci oggi. Tuttavia questo ora va sotto il titolo di Presunzione dell’ignoranza nel contesto dell’esperienza e seppure ora sia io qui sul palco, ritengo molto probabile che molti di voi ne sappiano più di me sui King Crimson”

Il chitarrista dei King Crimson, 73 anni il 16 maggio 2019, indossa un elegante completo blu a quadri, camicia bianca con fini righe grigio chiaro e gemelli ai polsi, cravatta marrone con fantasie geometriche intonata alle scarpe. Un eccellente chitarrista, che contro ogni regola del rock suona seduto, ma anche un altrettanto eccellente oratore che sceglie di stare in piedi per la maggior parte del tempo rivolgendosi ai giornalisti. Alla sua destra, un leggio con il notebook per scandire gli argomenti. Sul tavolino, rovesciato, il suo cappello alla Borsalino che avrà una funzione specifica nel corso dell’incontro. Presenti anche Sharon Chevin (ufficio stampa dell’evento), Declan Colgan (presidente della Panegyric), David Singleton (socio di Fripp, archivista della DGM e manager dei KC), David Salt (tour manager dei KC), Sid Smith (biografo ufficiale dei KC e autore del libro In the Court of King Crimson, di cui è prevista la seconda edizione aggiornata per la fine di giugno 2019) e Jakko Jakszyk (cantante e secondo chitarrista dei KC).

Fripp ha il suo stile del tutto personale anche nel parlare, come nel suonare. Il suo inglese è forbito, ma non formale né accademico, con l’uso frequente di vocaboli di radice latina e neologismi. La sua presenza sul palco è importante e autorevole. Dal 2003, si è concesso di lasciar andare tutti i dettagli della lunga e intricata storia dei King Crimson, esattamente da quando – durante la presentazione alla stampa giapponese di THE POWER TO BELIEVE – la giovane giornalista della compagnia discografica gli disse: “Mi è stato detto che sei la Yoda del progressive rock”.

Oggi, però, farà dal suo meglio per rispondere, “presumendo buona volontà”. Esordisce esponendo i sei principi che regolano l’evento della performance: “1) quando le persone si riuniscono accad qualcosa che altrimenti non accadrebbe; 2) quando le persone si riuniscono con buona volontà può accadere qualcosa di straordinario; 3) una performance può assumere una propria vita e un proprio carattere; 4) ogni performance è unica. Non è mai successo prima. Non accadrà mai più. Siamo qui o non lo siamo. Ogni performance è anche una molteplicità di performance; 5) il possibile è possibile, altrimenti non vi sarebbe alcuna speranza; 6) l’impossibile può accadere. Chiunque sia salito sul palco con la musica e un pubblico davanti a sé sa che è un dato di fatto; 7) vi è il settimo principio, ma risiede nel silenzio. Nulla è detto di esso”.

Leggi l’articolo integrale su Classic Rock 79!

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