Lo storico disco di Fabrizio De André con la PFM compie 40 anni! Nicole Stella lo ha raccontato per Vinile

De André, Pfm, live, Nicole Stella, Vinile, Stone Music

Abbiamo scelto quindici 33 giri che compiono quarant’anni in questo 2019 ormai avviato alla conclusione. Li abbiamo affidati ad altrettante penne e siamo orgogliosi del fatto che stavolta le donne siano in numero maggiore. Cantautrici e critiche musicali assieme ad alcuni colleghi per offrire una visione variegata e originale di questi album arcinoti.

Fabrizio De André
FABRIZIO DE ANDRÉ IN CONCERTO

Bocca di rosa / Andrea / Giugno ’73 / Un giudice / La guerra di Piero / Il pescatore / Zirichiltaggia / La canzone di Marinella / Volta la carta / Amico fragile

LP Ricordi SMRL 6244 €50 (con libretto allegato)

Credo che in tutti i cantautori sia presente una sorta di tensione tra la voglia di esprimere la propria vulnerabilità attraverso semplicità e arrangiamenti minimalisti e la voglia di “dare corpo” ai propri pezzi o scatenarsi sul palco con una rock band.

Quando Fabrizio De André e la PFM si sono incontrati per dare nuova linfa alle canzoni del cantautore genovese in vista di un tour congiunto, penso che anche Faber abbia sentito questa tensione. Deve averla sentita più di chiunque altro, in realtà, vista la sua nota avversione per il palco.

L’unione atipica tra una rock band e un cantautore solitario e il disco che ne è scaturito riservano una grande lezione per me e i colleghi musicisti contemporanei: occorre andare oltre i dettami del marketing digitale che ci vede come brand dall’identità definita e, sostanzialmente, immobile.

De André e la PFM si sono aperti a una reciproca influenza, scardinando non solo il cliché del cantautore solo con la propria chitarra

Ben vengano le identità duttili e influenzabili, gli artisti attenti agli eventi esterni e aperti alle collaborazioni (non solo a scopi promozionali). De André e la PFM si sono aperti a una reciproca influenza, scardinando non solo il cliché del cantautore solo con la propria chitarra, ma anche quello che vedeva il progressive rock più attento alla musica che ai testi.

Come collocare questa unione? Come etichettarla? Come risulterebbe catalogata oggi negli scaffali virtuali di Spotify? Come verrebbe rece-ita da un mercato musicale (parlo del cosiddetto main-stream) rigido e infecondo?

Per nostra fortuna questa unione c’è stata, ben quarant’anni fa, a rompere certezze e stereotipi. Per poi passare la palla a noi.

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