Rivelazioni 2019: Aldi dallo Spazio. INTERVISTA

Folgorati dai classici ma attenti al presente, gli Aldi dallo Spazio frullano psichedelica, prog, fusion, Beatles e Pink Floyd. Un mix interessante. Li abbiamo intervistati per voi.

Avevamo già presentato qualche tempo fa gli Aldi dallo Spazio qui su Stonemusic (il servizio lo trovate qui), un gruppo molto interessante che fonde sonorità diverse condensandole. La redazione li ha intervistati, cercando di capire le loro influenze e i motivi del loro successo crescente.

E’ inconsueto che dei giovanissimi abbraccino sonorità così particolari e lontane come quelle che caratterizzano il vostro sound. Da cosa nasce la passione per questo ambito sonoro?

Tutti gli Aldi sono stati in qualche modo contaminati fra le mura della propria casa: sono stati i genitori a farci ascoltare qualche vinile dei vari Beatles, Genesis, Battisti e Deep Purple, o a portarci a qualche concerto. Suonavamo in due differenti band locali e abbiamo iniziato a passarci i dischi e condividere musica. L’idea di unirci in un unico progetto è poi venuta spontaneamente.

Quali sono i gruppi attuali che più v’influenzano?

Ce ne sono diversi e in parte sono differenti per ognuno di noi. Per citare qualche nome, Steven Wilson, Daft Punk, Tame Impala e Snarky Puppy sono tutti artisti che rientrano tra i nostri ascolti e le nostre influenze più moderne. Sebbene i classici siano intramontabili, ci piacerebbe, per quanto possibile, non soffermarci esclusivamente sul passato – anche se dallo stesso non si finisce mai di imparare. 

Dall’album emerge una palese propensione alla jam. È una caratteristica che sviluppate anche live? 

Improvvisare ci ha sempre affascinato molto e spesso in sala prove dobbiamo costringerci a “tacere” per non sprecare il poco tempo a disposizione, prezioso per ripassare i brani in vista dei concerti. È anche vero che il tempo dedicato a una jam non può mai definirsi buttato, anzi è probabilmente la fase più stimolante, soprattutto per comporre. Sì, ci piace proporre tutto questo anche nei live.

A questo proposito è difficile trovare date per un gruppo così particolare come il vostro?

Non possiamo nascondere che, soprattutto all’inizio, abbiamo riscontrato alcune difficoltà. Nel tempo però stiamo riuscendo a trovare i nostri spazi, adatti a ciò che vogliamo proporre: questo grazie all’aiuto di Jolly Roger Records e delle tante persone che supportano noi e tutta la musica “immaginifica”.

QUASAR è anche un concept album.

Parla della nascita vista come viaggio nella creazione di se stessi.

Questa viene metaforizzata lasciando intatto solo lo stato emotivo in cui si trova il protagonista, affinché l’ascoltatore possa in qualche modo rispecchiarsi in queste sensazioni. Così nascita diventa rinascita, che può essere interpretata come il corso naturale di ogni relazione o storia di vita, che porta a una migliore conoscenza di sé e allo svelare le bugie che spesso raccontiamo a noi stessi.

Avete capacità tecniche invidiabili. Qual è il vostro background come musicisti? Avete studiato? Provate abitualmente molto?

Ognuno di noi ha studiato il proprio strumento, ma siamo sempre stati più autodidatti che accademici. Ci sono Aldi che studiano e Aldi che lavorano, quindi il fattore tempo non è dalla nostra parte. 

E infine, immancabile la domanda su un nome così originale.

Volevamo qualcosa che legasse tutti i membri del gruppo, essendo amici da molto prima che esistessero gli Aldi, e che potesse rimandare al tipo di musica che proponiamo, un po’ fuori dagli schemi, una musica dallo Spazio.

Aldo è un epiteto (nomignolo che da sempre usiamo tra di noi scherzosamente) che è diventato un archetipo: è Aldo chi si sa emozionare, chi ancora sente stringersi le budella e si lascia trasportare dall’immaginazione e dalla fisicità della musica. Ah, Aldi è anche l’acronimo di Awesome Lysergic Dream Innovation!

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