Tutti i dietro le quinte del primo numero di “Rolling Stone”

Una mattina di novembre a San Francisco viene distribuita alle edicole una nuova rivista. Era il 9 novembre 1967, e quello era il primo numero di Rolling Stone. Ospite d’onore in copertina? John Lennon.

Anche se Jann Wenner e Ralph Gleason, i cofondatori di Rolling Stone, erano entrambi newyorkesi, tutti e due vivevano a San Francisco negli anni '60. Lì furono spettatori e protagonisti del fiorire della cultura hippie e rock. Le somiglianze finivano qui: Wenner frequentava l’Università di Berkeley, ma interruppe gli studi nel 1966, a vent'anni. Gleason era un critico jazz per il San Francisco Chronicle e aveva conosciuto Jann Wenner a un concerto: due anni dopo divenne il suo mentore.

Bastò poco per convincere Gleason della necessità di un giornale che parlasse di rock, il movimento più travolgente di quegli anni. La prima entusiasmante scelta fu quella del nome, che venne spiegata nel primo numero. Wenner scrisse che il titolo si riferiva alla canzone blues degli anni ’50, Rollin' Stone, interpretata da Muddy Waters, e naturalmente a Like a Rolling Stone, la hit di Bob Dylan degli anni ’60.

Probabilmente vi starete chiedendo cosa stiamo cercando di fare. È difficile da dire: una specie di rivista e una specie di giornale. Il suo nome è Rolling Stone, che deriva da un vecchio detto: "Una roccia che rotola non raccoglie muschio". Muddy Waters ha usato il nome per una canzone che ha scritto. I Rolling Stones hanno preso il nome dalla canzone di Muddy. LIKE A ROLLING STONE era il titolo del primo disco rock and roll di Bob Dylan. Abbiamo iniziato una nuova pubblicazione che riflette quelli che vediamo sono i cambiamenti nel rock and roll e i cambiamenti legati al rock and roll.

Quel primo numero venne progettato in un loft affittato a South of Market, finanziato con i soldi di Gleason, dei genitori di Jann, ma anche della sua ragazza e di un amico dell’università. La linea editoriale era ibrida: tra critica musicale e investigazioni nel mondo della musica, alcuni tra i primi articoli riguardarono anche dei soldi spariti al Monterey Pop Festival e un’accusa contro le reti televisive che non invitavano artisti afroamericani sui palchi delle loro trasmissioni.

La rivista conquistò subito i lettori grazie anche al linguaggio utilizzato, un misto di slang e giornalismo che non squadrava il lettore dall’alto in basso, ma lo coinvolgeva, lo rendeva partecipe, lo stimolava ad ascoltare la musica che scopriva su quelle pagine: era il linguaggio perfetto per il movimento hippie e rock, che chiedeva a gran voce inclusione nella società, distruzione dei muri e delle gerarchie tra la gente.

Rolling Stone divenne così l’unità di misura della musica, mentre la sua copertina si trasformò in una sorta di Hall of Fame, in cui nel tempo finirono anche politici e attori. Un presagio di questa futura commistione tra musica e politica fu nella scelta di quella prima immagine: John Lennon, che vestiva in quel momento i panni del suo personaggio nella commedia Come ho vinto la guerra.

In quel ruolo, Lennon non era solo un musicista, ma anche un attore. E, a completare il tutto, uno che aveva ben chiare le sue idee politiche.

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