Tutti i segreti sul live dei Nirvana per MTV Unplugged

Nirvanna-Unplugged

Quando il 16 dicembre 1993 andò in onda su MTV Unplugged il live dei Nirvana, tutti rimasero incantati dalla disarmante sincerità e fragilità con cui suonò la band. Ma quali furono i retroscena di quella leggendaria esibizione? 

Mostrare una band nella sua più nuda performance acustica. Questo era l'intento di MTV quando, all'inizio degli anni '90, avviò un vincente franchise basato su esibizioni unplugged di celebri band, mandate in onda sul canale. Così artisti del calibro di Paul McCartney, Eric Clapton, Neil Young e Rod Stewart attraversarono gli schermi televisivi di tutto il mondo, con l'intento di comunicare la loro musica in maniera inedita. E lo stesso accadde con i Nirvana, alfieri di un live registrato nei Sony Sudios di New York il 18 novembre 1993.

Era la prima esibizione acustica per la band, che non era abituata a una performance pura e senza veli, ma a una roboante violenza estetica

Tutti attendevano con ansia come sarebbe stata quell'esibizione e anche i Nirvana erano parecchio ansiosi. Soprattutto Kurt Cobain, che il giorno della registrazione si presentò in studio in astinenza. Vomitava l'anima e chiedeva la sua dose di eroina, così che Amy Finnerty, responsabile della produzione di MTV, cercò in tutti i modi di accontentarlo per placare la sua anima bisognosa e ferita.

Ma non fu l'unico incidente di percorso di quella sera. Uno dei tanti che il pubblico non vide in televisione quando il live venne trasmesso su MTV il 16 dicembre 1993. Un primo grande problema fu la scaletta di 14 brani, sul cui ordine i tre musicisti non riuscivano proprio a mettersi d'accordo. Ma non solo. 

La scaletta infatti rinunciava ad alcuni brani iconici, come Smells Like Teen Spirit Heart-Shaped Box, per lasciare spazio a sei cover. Tra queste, la più indimenticabile si rivelerà essere quella di The Man Who Sold The World di David Bowie. Un bellissimo brano, incorniciato dalla sofferenza e dalla profondità con cui solo Cobain poteva reinterpretarlo alla perfezione.

Proprio lui che aveva messo le mani avanti prima dell'esibizione, mostrandosi piuttosto agitato e preoccupato. Per questo era stata premura della Finnerty assecondare la richiesta del cantante e mettere in prima fila tutte le persone a lui più care e conosciute. Un gesto di cuore, che frenava la tempesta che si era abbattuta, i giorni precedenti, sul rapporto con la produzione. 

Questo perché i Nirvana, oltre a non voler suonare alcune delle loro hit, si erano rifiutati di accogliere come ospite Eddie Vedder dei Pearl Jam, preferendo i Meat Puppets. Una scelta che andava contro il climax mediatico del concerto verso un'esibizione più personale.

Ma è così che i Nirvana si sono distinti da tutti gli altri interpreti dell'MTV Unplugged. Niente sensazionalismi, solo una disarmante sincerità incorniciata da quaranta minuti di concerto. In apertura la bellissima About A Girl e in chiusura l'ancor più bella Where Did You Sleep Last Night. E poi quelle due canzoni forti e controverse in successione, Polly Dumb, giusto per scaldare un po' gli animi. Per non contare la scenografia scelta appositamente da Kurt. 

Il frontman aveva infatti richiesto di addobbare il palco con lampadari di cristallo, candele e gigli, in un'atmosfera tetra e cupa dalle fattezze cimiteriali, come se fosse una veglia funebre. Per questo, quando l'album tratto dal live, MTV UNPLUGGED IN NEW YORK, uscì sette mesi dopo il suicidio di Kurt, tutti interpretarono quel concerto fatidico come una veglia. Ovvero l'ultimo lascito testamentario di un artista controverso, complesso e profondamente triste che si era mostrato nudo e crudo davanti al suo pubblico.

Con lui solo il suo maglione Fred Rogers, conteso all'asta dai collezionisti e i capelli non lavati da una settimana. Poi l'iconica chitarra, fedele compagna di un canto del cigno che rimarrà nella storia. 

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