La storia dietro la più grande hit pop degli anni ’80

I tre giovani musicisti degli a-ha, dopo un inghippo di partenza con il loro brano di punta, hanno visto la luce del successo grazie a un sound distintivo e a un iconico videoclip. Creando una hit indelebile.

Se la Svezia ha dato i natali agli ABBA e agli Europe, la Norvegia ha il merito di aver fatto conoscere al mondo gli a-ha. Nel 1980, quando Video Killed The Radio Star dei The Buggles svettava le classifiche, due giovani amici d'infanzia di Oslo si davano alla musica. Così il chitarrista e bassista Paul Waaktaar e il tastierista Magne Furuholmen fondarono il loro primo gruppo, i The Bridges. Ma Londra li stava già aspettando con succulenti novità e qui infatti conobbero il cantante Morten Harket, all'epoca studente di teologia. 

In seguito, quando il celebre manager discografico Jeff Ayeroff vedrà per la prima volta la band, dirà le seguenti parole su Harket: 

Mi sono innamorato della canzone, poi ho visto una foto della band e ho pensato che Morten Harket fosse uno dei più begli uomini del mondo. 

L'estetica quindi vuole la sua parte, ma non solo, perché gli a-ha aspiravano a rendere la perizia tecnica una loro carta vincente. Per questo Furuholen studia le fondamenta precise e rivoluzionarie di Ray Manzarek, l'ingegnere e l'architetto alle tastiere dei Doors. Può sembrare strano, però, che le atmosfere cupe e pregne di profondità drammatica della band di Venice Beach abbiano ispirato il brano più pop degli anni Ottanta. Ma anche questo è Take On MePer la prima volta nominiamo il brano, ma la sua presenza iconica aleggiava già tra le precedenti righe.

Così la canzone si dota di un mix di componenti musicali vincenti, dal synth pop a un ritornello vincente fino all'immancabile soffio scandinavo. Tuttavia, quando venne pubblicata nel 1984 dal produttore Tony Mansfield non riscosse particolarmente successo. La sua posizione nelle classifiche britanniche si vedeva con il binocolo, mentre in Norvegia svettò al terzo posto. Le cose però erano destinate a cambiare, con l'ingresso in scena della statunitense Warner Bros e il passaggio alla guida produttiva di Alan Tarney, che portò We Don't Talk Anymore di Cliff Richards al primo posto nelle charts del 1979

A dettare il successo della canzone fu però il videoclip del 1985, ad oggi considerato il terzo più influente della storia dopo Thriller di Michael JacksonSledgehammer di Peter Gabriel. E non è un caso che alla regia del filmato ci sia Steve Barron, già regista di Billie Jean nel 1983. Così il suo tocco suggestivo accompagna un'inedita tecnica artistica del mondo d'animazione, il rotoscopio, che fornisce maggiore concretezza realista alle figure umane dei cartoni animati. Il videoclip di Take On Me mescola dunque il fumetto e il live action, laddove il protagonista, Morten Harket prende vita da una figura sulla carta. 

Uniamo dunque un pezzo altamente trainante e ballabile a una love story sullo schermo e l'idolatria teen è servita. E il suo lascito attraversa il tempo e le generazioni, come dimostrano i numeri attuali. Ad oggi Youtube registra 480 mila visualizzazioni del videoclip al giorno e, nel 2020, Take On Me ha raggiunto un miliardo di visualizzazioni. Contando che il brano è figlio degli anni Ottanta, è impressionante la sua eredità contemporanea e il simbolismo costruito nel tempo. Oltre all'indomabile Michael Jackson, accanto a lui svettano altre perle del decennio come Girls Just Want To Have Fun di Cyndi LauperSweet Child O' Mine dei Guns N' Roses, con ottimi risultati di visualizzazioni. 

Resta quindi indubbio come gli a-ha abbiano scritto un'esplosiva parentesi musicale, che però non rispecchiava pienamente le loro velleità artistiche. Per questo motivo, nonostante Take On Me si confermi come una delle hit più potenti degli anni '80, è considerata una meteora. Il suo seguito è però talmente iconico da non poterci lasciare indifferenti e lo dimostra la cover del 2019 degli Weezer, sull'onda del revival anni Ottanta dopo il successo della serie Stranger Things. 

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