5 album che hanno quasi distrutto le carriere di questi musicisti

Lou Reed

Non tutte le ciambelle escono col buco. Lo dimostrano alcuni album rock che, tra disordini organizzativi, screzi interni e difficoltà di produzione hanno dato alla luce veri e propri disastri musicali. Scopriamo i retroscena dietro 5 di questi.

METAL MACHINE MUSIC (1975), Lou Reed

Quando viene distribuito in commercio il quarto album solista di Lou Reed, molti fan pensano si tratti di uno scherzo. E anche la critica, pur posizionandosi su opinioni discordanti, lo cataloga come un suicidio discografico. Si dice addirittura che Reed voglia vendicarsi della RCA per la realizzazione del commerciale SALLY CAN'T DANCE, il suo album più venduto di sempre. Così tra provocazione, surrealismo e avanguardia, METAL MACHINE MUSIC non viene completamente capito e rischia di far affondare l'eclettico musicista, proprio nel momento della sua ascesa più pirotecnica. Ma perché tutto questo? Perché l'album è una vera e propria sperimentazione rumorista, dettata da accavallamenti sonori, interferenze, chitarre distorte e informi su amplificatori accesi. Insomma una performance disturbante che lascia perplessi. 

CUT THE CRAP (1985), The Clash

Dopo l'esplosione di COMBAT ROCK (1982) passano tre anni prima di una chiusura non proprio in bellezza. Perché CUT THE CRAP, sesto e ultimo album dei Clash, vive una collezione di sfortunati eventi. A partire dall'abbandono della band da parte del batterista Topper Headon e del cantante, e principale autore dei testi, Mick Jones. Una perdita gravissima, posta nelle inesperte mani del produttore Bernie Rhodes, continuamente in lite con Joe Strummer sulla cornice stilistica del disco. Inefficienze organizzative gravitano attorno a un album da assemblare e riassemblare, che si dota di tre nuovi musicisti, ma è povero di energia e inventiva. Le vendite sono scarsissime e i Clash ne escono distrutti, con il trasferimento in Spagna di Strummer. Un boccone amaro alla fine di una brillante carriera.

POP (1997), U2

"POP non ha mai avuto la possibilità di essere finito correttamente". Così Bono introduce il nono album in studio degli U2, che ha dovuto rispondere a tempi di consegna folli e a disguidi organizzativi. Mentre il batterista Larry Mullen deve essere sottoposto a un intervento chirurgico alla schiena, il gruppo cerca una chiave sperimentale per il nuovo disco dopo ZOOROPA (1993). Tuttavia non ha tempo di metabolizzare l'intervento creativo, perché la produzione spinge per la frenetica pubblicazione dell'album, organizzando già un tour prima che il prodotto sia completato. Gli U2 arrangiano continuamente nuove versioni dei brani che però li lasciano insoddisfatti e svuotati, in un collage di pezzi mancanti di qualcosa. Ad oggi POP è il disco meno venduto della band, che si prende una pausa con un BEST OF prima dell'album successivo.

VAN HALEN III (1998), Van Halen 

I Van Halen dominano incontrastati gli anni Ottanta, con la verve performativa di David Lee Roth e la spettacolare capacità tecnica di Eddie Van Halen. Tuttavia il 1985 è per loro un anno spartiacque, con l'abbandono di Lee Roth e l'ingresso di Sammy Hagar in una nuova parentesi musicale. Poi però arriva il 1998 e un frangente vacuo si apre all'interno del gruppo. Così il microfono se lo aggiudica Gary Cherone, ex cantante degli Extreme, in quello che è considerato il punto discografico più basso raggiunto dalla band. Non è un caso, infatti, che tra VAN HALEN III e A DIFFERENT KIND OF TRUTH (2012) passino 14 anni, prima del ritorno a un'eccelsa formazione. In questo caso, invece, il disco viene bollato dalla critica come incolore e debole. Non si apprezza il ruolo stringente di Michael Anthony, così come l'eccessiva predominanza di Van Halen, sia al basso che in un esperimento al canto. 

AROUND THE SUN (2004), R.E.M.

Il 13esimo album in studio dei R.E.M. colleziona due sfortunati successi. Quello di essere il primo disco della band a non entrare nella Top 10 negli Stati Uniti e quello di non aver collocato nessun brano nella Top 100. Così, nonostante le vendite di 2 milioni, non ci sono canzoni dell'album che vengono riproposte in scaletta nei concerti dei R.E.M. Come se la band volesse dimenticare quella parentesi discografica che, a detta del chitarrista Peter Buck, è semplicemente "non ascoltabile". Soprattutto perché si tratta di un lavoro artistico che non gode della stimolazione necessaria per eccellere, ma è frutto della noia dei suoi musicisti, che sembrano non apprezzare più quello che fanno, come ha rimarcato Buck. E infatti ci vorranno quattro anni, intramezzati da diverse collection di Best Of, per riportare il gruppo, spentosi lentamente, sulla retta via. 

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