Miles Davis: 6 tra i suoi brani più amati

Miles Davis, Birth Of The Cool, edizione, Vinile, Stone Music

Il principe del jazz ha rivoluzionato il genere musicale al fianco della sua intramontabile tromba e dell'innata capacità compositiva. Scomparso nel 1991, Miles Davis ha lasciato in eredità alla musica una collezione di perle discografiche, che trovano il loro massimo splendore nell'evoluzione tra gli anni '50 e '60. Conoscete queste 6?

'Round Midnight (1957)

Per il suo debutto con la Columbia Records, Miles Davis sceglie il titolo ‘ROUND ABOUT MIDNIGHT (1957). Si ispira al brano ‘Round Midnight del 1944 del pianista Thelonius Monk, performato poi nel 1959 dal Wes Montgomery Trio, e ne realizza una cover omonima, dallo stile evoluto, come prima traccia del disco. Un brano senza tempo, che ad oggi su Spotify colleziona 30.583.907 ascolti e che venne registrato in un solo take durante la terza e ultima sessione di registrazioni, il 10 settembre 1957. Ma non era la prima volta che affiorava nella biografia musicale di Davis, con un posto d’eccezione anche in COLLECTOR’S ITEMS (1956) e un’iconica esibizione al Newport Festival del 1955. Qui il tocco morbido e malinconico alla tromba sancisce la firma originaria del celebre jazzista.

Milestones (1958)

E il sassofonista John Coltrane, nella cerchia del primo grande quintetto di musicisti accanto a Davis, dona il suo peculiare contributo anche a MILESTONES (1958). Il suo tocco oltrepassa il bebop: quest’album inaugura infatti il meno virtuoso stile modale, con una più ristretta cerchia di accordi. Originariamente intitolato solo Miles, il brano raccoglie 21.454.716 ascolti su Spotify e sancisce una rivoluzione discografica. Il jazz trova qui la sua natura più genuina e Davis libera la sua creatività, sperimentando su una rete di minimi accordi, una poliedricità compositiva inedita.

So What (1959)

Con il pianista Bill Evans al posto di Winston Kelly nel celebre quintetto, diventato sestetto, Davis dà alla luce KIND OF BLUE (1959). Non solo l’album è una pietra miliare del genere, ma la sua prima traccia, So What, è universalmente ritenuta emblematica della discografia del musicista.

Lungo un andamento elegante dal ritmo magnetico si inseriscono gli assoli al sassofono di Coltrane e Julian Adderley, alias Cannonball, lanciati dall’intro al pianoforte di Evans. La ciliegina sulla torta? Quell’assolo improvvisato di Davis che colpisce al momento giusto.

Blue In Green (1959)

Ancora tra le fila di KIND OF BLUE troviamo un brano che rilascia una magia immortale. Non a caso Blue In Green detiene il primato su Spotify, con uno stacco di quasi 60.000 ascolti dalla precedente So What, in seconda posizione. Con una struttura circolare e pochi semplici accordi, la traccia gravita in una leggerezza travolgente, pizzicata dal ritmo della tromba di Davis. Tuttavia, nonostante la sua intramontabile bellezza, il pezzo ha generato controversie sulla sua genesi: Evans ha dichiarato di aver composto la musica, anche se i crediti sono sempre stati associati a Davis, che ugualmente ne rivendica la creazione.

My Funny Valentine (1964)

Per il live album MY FUNNY VALENTINE, registrato a New York il 12 febbraio 1964, l'omonima traccia guida si dispiega su oltre 14 minuti con un’evoluzione sfaccettata. Dapprima si propone come una ballad dal sapore classico, che poi acquista dinamismo, incendiandosi con l’usuale sguardo sperimentale di Davis. Sembra quasi già sentire quell’iniezione primordiale di rock ‘n roll, che poi Jimi Hendrix prenderà come riferimento per le sue destrezze alla Stratocaster. Pare che l’intensità che aleggia lungo tutte le tracce del disco sia una naturale conseguenza di una controversia che sfociò sul palco tra Davis e i suoi musicisti, che non volevano suonare gratuitamente per beneficienza.

Spanish Key (1970)

Diciassette minuti intrisi di un tocco funky : ecco Spanish Key, prima traccia del terzo lato di un album di vibrante successo: BITCHES BREW. Quest’ultimo si aggiudica nel 1971 un Grammy Award per il miglior album jazz strumentale e un altro di devoto inserimento nella Hall Of Fame dei Grammy's del 1999. La sua traccia spagnoleggiante avanza con indomito coinvolgimento, lasciandosi guidare dalla chitarra funk di John McLaughlin. In questo album si avverte come sia ormai imprescindibile il binomio che lega jazz e rock in una componente elettrica e che si rispecchia naturalmente in un nuovo atteggiamento musicale. 

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