Gli album di Robert Plant dal peggiore al migliore

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LONDON – JULY 10: British rock legend Robert Plant performs with his band the Strange Sensation during the Somerset House Summer Series at Somerset House on July 10, 2006 in London, England. (Photo by Jim Dyson/Getty Images)

Costruire una carriera solista di successo dopo aver militato in una delle rock band più grandi di sempre può essere un'impresa ardua, ma Robert Plant raccolse il guanto di sfida diversi anni fa, conquistando la vetta. 

Nel corso dei decenni, Robert Plant ha pubblicato diversi album da solista. Dopo lo scioglimento dei Led Zeppelin, il leggendario frontman si è attorniato di grandi musicisti e ha dato vita a diversi progetti con i quali poter esprimere a pieno la sua visione artistica. Ovviamente, la perfezione va raggiunta col tempo e, per questa ragione, è possibile analizzare la carriera solista di Robert Plant con un certo criterio. Di seguito, vi presentiamo gli album del cantante dal peggiore al migliore. 

SHAKEN N STIRRED 

Del 1985, questo disco segnò l'inizio del periodo più sperimentale del cantante. Al di là di qualche eccezione, comunque, SHAKEN N STIRRED si presenta come un disco poco distensivo e particolarmente complesso all'ascolto. 

PICTURES AT ELEVEN 

Il disco di debutto di Robert Plant, del 1982, parte alla grande con Burning Down One Side, molto simile allo stile dei Led Zeppelin. Purtroppo, però, l'album perde presto il suo grip, presentandosi come un'opera fuori fuoco agli occhi dell'ascoltatore, a tratti anche dispersiva. 

THE HONEYDRIPPERS: VOLUME ONE 

Quando il disco uscì, nel 1984, gli ascoltatori si aspettavano qualcosa di diverso da un album R&B. THE HONEYDRIPPERS vide il ritorno di Jimmy Page accanto a Plant e, in fin dei conti, rappresenta un punto importante della carriera del cantante, in costante evoluzione. 

RAISING SAND 

Altro disco importante, ma oggettivamente poco soddisfacente. RAISING SAND non è il miglior lavoro di Robert Plant, ma gli permise di esplorare nuovi orizzonti canori con grande successo. 

FATE OF NATIONS 

FATE OF NATIONS è un disco che va capito e, per questo, richiede più di un ascolto. Il disco rivela, a mano a mano, diverse sfaccettature e, soprattutto, il punto di vista dell'autore su tematiche particolarmente delicate come la politica, l'ecologia, la perdita e il suo passato. 

WALKING INTO CLARKSDALE 

Un disco ricco di punti brillanti. WALKING INTO CLARKSDALE ritrova la presenza di Jimmy Page e, questa volta, in una chiave ancor più stimolante dove si percepisce chiaramente che i due hanno ancora molto da dire insieme. 

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CARRY FIRE 

Musicalmente parlando, CARRY FIRE non aspira a vette di ricercatezza sonora. Si tratta di un album abbastanza lineare che Robert Plant ha rilasciato in un momento di forte stabilità. Dal punto di vista lirico, però, l'album è profondamente personale, gettando lo sguardo su un futuro speranzoso. 

DREAMLAND 

In molti non compresero questo disco, reputandolo banale a tratti. In realtà, il progetto con cui Robert Plant diede vita a DREAMLAND, gli permise di cimentarsi in un'opera appassionata, in grado di unire stili come il western e la world music; gettando le basi per ciò che i lavori migliori di Plant sarebbero stati. 

LULLABY AND... THE CEASELESS ROAR 

Altro disco di matrice sperimentale, LULLABY sbalordì i fan, andando oltre ogni aspettativa. Nel 2014, Robert Plant esplorò ogni anfratto della sua immensa creatività, dando luce a tracce dal sound eclettico, ma sempre piacevoli. 

NOW AND ZEN 

Trascorsero anni per Robert Plant prima di trovare una sorta di dimensione nel suo percorso solista. Nel 1988, poi, il cantante decise di fare un passo indietro, di riabbracciare il suo passato. NOW AND ZEN è il lavoro più simile a quanto da lui fatto nei Led Zeppelin che Plant abbia mai pubblicato. Con un sample della band e due brani con la partecipazione di Jimmy Page, NOW AND ZEN non è mai stucchevole o prevedibile.

BAND OF JOY 

Con questo disco Robert Plant volle scavare nei suoi trascorsi antecedenti ai Led Zeppelin, alla ricerca delle radici insieme al produttore Buddy Miller e alla partecipazione di Patty Griffin

THE PRINCIPLE OF MOMENTS 

Nel 1983, Robert Plant decise di rivalutare l'approccio adottato con PICTURES AT ELEVEN, pur decidendo di virare per atmosfere più pop e catchy. In tracce come Big Log e In The Mood, notiamo come il cantante abbia, finalmente, colmato il suo desiderio di novità. 

MANIC NIRVANA 

Dopo essersi rifugiato nei cliché tipici degli anni '80, tra sampling e sintetizzatori, Robert Plant si sentì a suo agio indossando una nuova pelle. MANIC NIRVANA è un disco sagace, tra i lavori migliori del cantante, profondamente moderno, pur preservando un approccio rock

MIGHTY REARRANGER 

Il lavoro migliore di Robert Plant è un disco visionario, frutto di una commistione di stili mai vista prima neanche nei Led Zeppelin. L'attitudine di questo disco è prorompente, con testi ricchi di cinismo ed un punto di vista decisamente più oscuro rispetto alle altre opere del cantante. 

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