Il Jersey Syndicate Tour del 1988/89 consolidò i Bon Jovi come uno dei gruppi rock del momento. E li portò anche sull’orlo dello scioglimento.

Per i Bon Jovi, SLIPPERY WHEN WET aveva cambiato le cose. I loro primi due lavori – l’omonimo disco di esordio del 1984 e 7800° FAHRENHEIT del 1985 – non erano riusciti a entrare nella Top 40 USA, mentre SLIPPERY era esploso arrivando fino al n. 1, come i primi due singoli estratti, You Give Love A Bad Name e Livin’ On A Prayer. Era stato il disco di hard rock più venduto in America dai tempi di PYROMANIA dei Def Leppard, ELIMINATOR degli ZZ Top (entrambi del 1983) e 1984 dei Van Halen, e la popolarità dei Bon Jovi era schizzata alle stelle in tutto il mondo. In UK, dove Livin’ On A Prayer era arrivato al n. 4, il gruppo era stato headliner al Monsters of Rock 1987, tenutosi a Donington Park, con Dio e i Metallica come gruppi di supporto. Ma il successo dei Bon Jovi si basava su molto più che ottimi brani perfetti per le radio. In un’era di capelli cotonati e MTV, Jon Bon Jovi, cantante e boss del gruppo, era il perfetto poster boy americano del rock’n’roll e il suo bel faccino campeggiava sulle copertine delle riviste per adolescenti come «Smash Hits» e anche su quelle rock/metal come «Kerrang». […]

Jon e Richie avevano iniziato a lavorare su NEW JERSEY un mese dopo che il tour di SLIPPERY WHEN WET si era concluso alle Hawaii, nell’ottobre del 1987.

“Prima di Natale stavamo già registrando dei demo”, disse un affaticato Jon. Richie faceva più il bulletto: “Siamo pazzi, bello!”, disse ridendo. “Abbiamo scritto diciassette canzoni tra novembre e Natale”. Richie disse anche che realizzare il disco era stato facile: “L’abbiamo fatto in gran parte dal vivo. E in fretta”. Ma anche con questa fiducia, SLIPPERY WHEN WET era un precedente difficile da imitare, e così quando Jon disse che “non abbiamo voluto seguirne le orme”, suonò quasi come una excusatio non petita.

NEW JERSEY fu registrato con lo stesso team che aveva realizzato SLIPPERY – il produttore Bruce Fairbairn e il tecnico del suono Bob Rock – e nello stesso posto, i Little Mountain Sound Studios di Vancouver, Canada. Il gruppo aveva anche mantenuto i servigi di Desmond Child, un autore professionista, il cosiddetto ‘hit doctor’, la cui sensibilità pop aveva tramutato in hit You Give Love A Bad Name e Livin’ On A Prayer. Child scrisse quattro brani per NEW JERSEY, assieme a Jovi e Sambora, e il suo tocco si avvertiva pesantemente in Bad Medicine e Born To Be My Baby. Anche altre due hit maker erano state coinvolte: Holly Knight nel brano molto cowboy-style Stick To Your Guns, e Diane Warren nella ridondante Wild Is The Wind. Inizialmente Jon aveva previsto NEW JERSEY come un doppio, ma la Mercury aveva da subito bocciato l’idea. I capi dell’etichetta alla fine ebbero quello che volevano, che in sintesi era un SLIPPERY WHEN WET II.

In un momento in cui i Def Leppard avevano elevato l’arena rock a forma d’arte con HYSTERIA, un disco schiacciasassi con una produzione roboante, e i Guns N’Roses erano emersi come le nuove star del rock USA con APPETITE FOR DESTRUCTION, il loro crudo, esplosivo e provocatorio disco d’esordio che esplodeva in cima alle classifiche USA sfidando tutti i dogmi della cosiddetta musica rock commerciale, i Bon Jovi avevano, in un certo senso, cercato di fare le cose a modino, senza modificare una formula vincente. Eppure, se si prestava attenzione ai dettagli, si notava un cambiamento sottile, quasi un gruppo che stesse cercando qualcosa di più profondo. Nascosto tra inni pop-metal e ballad potenti, c’era ad esempio Blood On Blood, con un senso epico e drammatico, che ricordava il più grande eroe rock del New Jersey: Bruce Springsteen. Il breve brano acustico Ride Cowboy Ride andava anch’esso contro gli stereotipi. E, cosa forse ancora più significativa, c’era il titolo del disco. Come svelò Jon, c’erano stati molti working title, tutti sulla falsariga di SLIPPERY WHEN WET. “Il disco doveva intitolarsi SON OF BEACHES”, disse. “E c’erano anche altre opzioni, come SIXTYEIGHT AND I OWE YOU ONE, tutte cose anche divertenti, ma che erano solo una brutta copia di SLIPPERY e ci avrebbero inchiodati a un cliché. La gente si sarebbe detta: ‘Ok, adesso stanno cercando di fare gli sbruffoni’”. […]

Nel corso dell’intervista, ogni tanto Jon tirò fuori le solite banalità. Minimizzando la nuova ricchezza, descrisse il gruppo come “i soliti vecchi amici, solo con delle scarpe nuove”. E un’altra banalità arrivò a proposito del posto che chiamava casa: “Il Jersey non è un posto, è un atteggiamento”. Ci fu però anche – sorprendentemente – un disarmante candore in ciò che disse circa gli anni in cui era cresciuto lì. “Da ragazzo, la sola cosa che volessi veramente era scappare via dal New Jersey”, ammise. “Un biglietto di sola andata per New York, pensavo solo a quello. Mi ci sono voluti un paio di tour mondiali per capire quanto in realtà io abbia bisogno di stare a casa, con le persone che conosco, nei posti che conosco”. […]

La pubblicazione di NEW JERSEY, il 19 settembre 1989, arrivò in un momento in cui l’hard rock dominava le classifiche USA.

Nella prima metà dell’anno, FAITH di George Michael e la colonna sonora di DIRTY DANCING erano arrivati al n. 1. Poi era toccato ai Van Halen con OU812, seguiti da HYSTERIA e APPETITE FOR DESTRUCTION. NEW JERSEY debuttò al n. 8 e da lì andò subito al n. 1, rimanendoci per quattro settimane. Una recensione su «Rolling Stone» lo descrisse “così spudoratamente, candidamente, totalmente commerciale da essere al di là di qualsiasi critica”. NEW JERSEY andò direttamente in testa alle classifiche in UK, con ingressi nelle Top 10 di tutta Europa. E fu su questo lato dell’Atlanico che i Bon Jovi partirono con la prima parte di un altro tour-maratona mondiale, iniziato a Dublino il 31 ottobre.

L’articolo completo, a cura di Paul Elliott, è su Classic Rock n.74, in edicola dal 27 dicembre e in digitale, disponibile qui.

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