In occasione del rifacimento di “Suspiria” abbiamo fatto qualche domanda a Massimo Morante a proposito della colonna sonora originale

Dal numero 22 di Prog Music (in edicola), un breve estratto dell’intervista a Massimo Morante, il chitarrista dei Goblin.

Tanto tempo è trascorso dal 27 aprile 1977, quando i Goblin, ormai popolarissimi dopo PROFONDO ROSSO, pubblicarono SUSPIRIA. Il rifacimento del popolare film di Dario Argento ha portato in dote anche una nuova colonna sonora. Ma, come le immagini in movimento di Luca Guadagnino poco c’entrano con la pellicola degli anni 70, anche i suoni realizzati da Thom Yorke, mente dei Radiohead non hanno praticamente nulla in comune con il capolavoro dei Goblin

Di Antonio De Sarno

Da dove è nata l’idea della soundtrack di SUSPIRIA?
Dopo il successo di PROFONDO ROSSO, Dario Argento ci commissionò le musiche. In seguito all’ascolto rimase titubante e non si fece sentire per un po’, poi venimmo a sapere che a nostra insaputa aveva chiesto altri provini al Banco del Mutuo Soccorso. Nonostante questo, qualche tempo dopo tornò sui suoi passi e decise di affidare a noi la colonna sonora. Inizialmente abbiamo ricercato uno stile diverso dal solito: la nostra idea era creare un suono nuovo, che nessuno fino ad allora avesse prodotto. Per questo motivo abbiamo inserito strumenti particolari, per dare alla colonna sonora un timbro unico. Era anche una sfida con noi stessi per vedere fin dove potevamo arrivare. Avevamo molta creatività: volevamo dimostrare a tutti chi erano effettivamente i Goblin. Molti ci paragonavano ad altre band prog famose, inglesi o italiane, ma con questa colonna sonora secondo me abbiamo inventato un nuovo modo di proporre musica, che nessuno è riuscito a imitare. In realtà noi siamo stati fonte di ispirazione per diverse band prog-metal di oggi che, proprio ascoltando il sound della colonna sonora di SUSPIRIA, hanno trovato un punto di riferimento.

Come è nato il tuo sound su SUSPIRIA?
Per creare quel riff inquietante, ho utilizzato il bouzouki in modo inconsueto: ho usato un’accordatura diversa da quella originale così da poter modificare la vibrazione delle corde. Il riverbero interno del bouzouki è differente rispetto ai mandolini tradizionali. Per questo motivo, quando l’ho messo davanti a un microfono, non c’è stato bisogno di utilizzare effetti: grazie alla risonanza della sua cassa acustica il risultato era perfetto. Ho anche suonato la chitarra classica, la chitarra elettrica (Les Paul custom del 1965 e una Fender Stratocaster del 1971 totally white), nonché qualche pedale tipo chorus, flanger, reverbero e distorsore, anche se il suono distorto me lo dava più che altro l’amplificatore Acoustic da 150 watt.

Aneddoti in fase di registrazione?
Restammo chiusi in sala di registrazione per circa sei mesi, tra scrivere le composizioni e registrarle. Il primo brano realizzato fu Sighs, poi Witch, Suspiria, Black Forest, Markos (eseguita con il Moog utilizzato da Keith Emerson), infine Blind Concert e Death Valzer. Quando ci incontravamo in sala scherzavamo molto, imitavamo la voce dell’inquietante Helena Markos, personaggio del film, nel film era quella di Daria Nicolodi. Con il passare del tempo l’atmosfera era mutata, Daria ogni tanto sentiva oscure presenze e Dario s’impressionava solo a sentirne parlare. Mentre registravo saltarono due corde contemporaneamente alla chitarra e allora tutti dissero: ‘È la maledizione della Markos… èla maledizione della Markos’. Un’altra volta l’aiuto fonico fu colpito da un attacco intestinale terrificante: anche allora la colpa era della Markos. Dario era spaventavo perché credeva che ci fosse veramente la maledizione della strega”.

 

L’intervista integrale a Massimo Morante su Prog Music 22 che si può acquistare qui.


Commenta Via Facebook