Dal 1967 al 1974, i neonati Fleetwood Mac sbandarono pericolosamente in bilico tra trionfo e fallimento. Il cofondatore Mick Fleetwood ripensa alla folle storia di quegli anni

Un breve estratto dell’articolo che esce oggi su Classic Rock 77.

Di Henry Yates

Eravamo agli sgoccioli dell’estate del 1967: il 9 settembre le porte dei Decca Studios a Londra si aprirono e il produttore Mike Vernon introdusse un gruppo in attesa per fare delle sessioni ‘fuori orario’. Ad aprire la fila era Mick Fleetwood, e con lui c’erano il bassista Bob Brunning, Jeremy Spencer alla slide e soprattutto Peter Green, magico chitarrista che aveva sostituito Eric Clapton nei Bluesbrea-ers e che adesso era sul punto di esplodere. “La gente insisteva perché Peter formasse un gruppo suo”, ricorda Fleetwood mezzo secolo dopo. “Per cui alla fine credo che si disse: “Ok, ‘fanculo e facciamolo!”.

“Volendo essere obiettivi, il punto è che la gente ama i Fleetwood Mac che conosce”, concede Fleetwood. “E ovviamente quella più ricordata non è la prima versio-ne, ma quella di Stevie [Nicks], Lindsey [Bu-ckingham], Chris [McVie], John [McVie, che avrebbe sostituito Brunning] e me. Ma sarebbe bene che la gente sapesse cosa ha dato vita ai Fleetwood Mac: prima di tutto è stato Peter. E poi un gruppo di ragazzi che amavano i loro eroi. Ascoltavamo i maestri del blues a bocca aperta.

Nel recente libro di memorie di Mick Fleetwood [Love That Burns, NdR], McVie ricorda il lavoro ai fianchi che lo convinse a rinunciare a un salario regolare con i Bluesbreakers: “Peter mi tormentava: ‘E dai, vieni con me, devi entrare nel gruppo!’”). Intervistando Green per il suo libro, Fleetwood è rimasto abbastanza sorpreso nello scoprire che l’invito a unirsi ai FM in gran parte fu dovuto a un gesto di cortesia: “Pensavo mi dicesse: ‘Ho sempre pensato che fossi un ottimo batterista’. Ma invece ha detto: ‘Avevi appena rotto con Jenny [Boyd, la futura prima moglie di Fleetwood, ndr] ed eri a pezzi, così pensai che ti avrebbe fatto bene avere qualcosa da fare. E ti chiesi di entrare nel gruppo.

“Erano giorni spettacolari”, dice McVie. “Io e Mick stavamo dietro a Peter Green e Jeremy Spencer. Era come un treno lanciato sulle rotaie. Nulla di eccessivamente tecnico, ma un’alchimia tra noi che andava a mille”. “Si basava tutto sull’amicizia”, dice Fleetwood. “Peter mi diede fiducia. E io ho sempre suonato col cuore. Metà delle volte non so nemmeno cosa faccio. E lui mi diceva: ‘Mick, vai alla grande. Suona e basta’. Peter era uno che giocava per la squadra. Tempo dopo, in un’intervista, qualcuno gli chiese perché avesse chiamato il gruppo Fleetwood Mac, e lui disse: ‘Ad essere sinceri ho pensato che prima o poi me ne sarei andato, e volevo che a John e Mick restasse qualcosa”

 

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