Hendrix Deluxe: Electric Ladyland

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Nel 1968, Jimi Hendrix è pronto per spiccare il volo: ha solo bisogno di tempo e libertà assoluta. Il risultato si chiamerà ELECTRIC LADYLAND, uno dei capolavori assoluti della storia del rock.

“Dammi retta, ragazzo, per registrare House Of The Rising Sun ci sono voluti 5 minuti ed è stata prima in classifica in tutto il mondo…”. Dialogo tra sordi: Chas (Chandler) ripeteva la frase come un mantra, Jimi (Hendrix) per la prima volta voleva fare le cose con calma e a modo suo. Checché ne dicesse il suo produttore. Se il disco (e doveva essere un disco doppio) avesse richiesto tempo, avrebbe avuto tempo. Ecco tutto.
Si sa che Chandler amava il lavoro veloce e i singoli da 3 minuti più degli album che invece richiedevano settimane, mesi, ma per ELECTRIC LADYLAND le cose non potevano andare così. Se ne facesse una ragione.

Mille idee

Il fatto è che, per questo terzo album, c’erano soldi e tempo. Per i primi due dischi, Chandler aveva dovuto impegnare gli strumenti per pagare le sessioni. Fare in fretta era una necessità, più che un’esigenza artistica, ma questa volta era diverso: dopo la fama ottenuta in Inghilterra, dove era arrivato da sconosciuto, Jimi tornava in America da star, e poteva finalmente contare su un budget per restare in studio tutto il tempo necessario. Inoltre, aveva troppe idee nuove, troppe intuizioni da mettere a fuoco e troppe cose da imparare in sala di registrazione – perché questa volta voleva avere il controllo di tutto. Tanto più che con questi nuovi registratori multipiste che toglievano e aggiungevano gli strumenti, si potevano fare davvero miracoli… Ci voleva tempo, insomma. E al diavolo la disciplina e la velocità di Chas, anche se all’ex bassista degli Animals Jimi doveva praticamente tutto: era stato lui a portarlo in Inghilterra quando in America non se lo filava nessuno, era stato lui a trovargli un contratto, a farlo incidere e a farlo diventare famoso…

Ma andiamo con ordine. Le prime registrazioni del disco vengono effettuate su un 4 piste agli Olympic Studios di Londra, nel dicembre del 1967. Già lavorare su un 4 piste era un bel progresso rispetto al tradizionale due piste, ma collegando vari registratori se ne potevano ottenere dodici o addirittura sedici. Jimi ne approfitta: uno strumento su ogni pista e su quelle che “avanzavano” gli effetti. Ad esempio, un eco che rimbalza da un canale all’altro dello stereo.

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Gary Kellgren e Jimi Hendrix al banco mixer del Record Plant di New York

Del resto, se ARE YOU EXPERIENCED e AXIS BOLD AS LOVE di fatto erano la registrazione live in studio del trio con poche sovraincisioni, adesso Jimi voleva divertirsi: dischi come PET SOUNDS o SGT. PEPPER avevano definitivamente dimostrato che lo studio non era più un luogo dove ci si limitava a registrare quello che i musicisti suonavano, ma un’officina dove si forgiavano nuovi suoni, nuove soluzioni.

Jimi insomma intuiva che lo studio avrebbe potuto aiutarlo non solo a realizzare ogni sua idea più pazza, ma perfino a suggerirgliene altre.

Testo a cura di Lucio Mazzi.
L’articolo completo Hendrix Deluxe è la cover story di Classic Rock n. 72, disponibile qui.

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