Guccini sul Coronavirus: “Spero che l’Italia si risollevi come nel dopoguerra”

"Nel dopoguerra c'era una voglia di ballare che faceva Luce". Una frase che ritorna anche oggi, più potente che mai.

Guccini ha fatto di una cosa spaventosa come la guerra un tema per le proprie canzoni. Ne ha parlato sempre in maniera attenta, mai superficiale, mai con l'intenzione di attirare orecchie in cerca di banalità, di qualunquismo e con tutta la delicatezza e il rispetto necessari in questi casi. 

Chi si ricorda di Auschwitz? La storia di un'anima consegnata al vento dalle brutalità della guerra. Oppure ancora Allora il mondo finirà, nella quale Guccini prevede un possibile conflitto nucleare.

Una cosa è certa: Guccini fa parte di quella tradizione cantautoriale italiana che ha utilizzato la propria arte per sensibilizzare i propri ascoltatori sulla distruttività e sulle problematiche relative alla guerra, per fare in modo che tutto ciò non torni a ripetersi in futuro.

Ed è proprio con la sua citazione sul dopoguerra sopracitata, adatta anche all'Italia di oggi, che si apre un suo intervento televisivo. 

Da poco, il maestro è stato ospite a Propaganda Live, talk show di LA7, durante il quale è stato intervistato dal conduttore e blogger Diego Bianchi (detto Zoro). Durante la puntata del 20 marzo scorso, è stato stabilito un collegamento con Guccini che, in quel momento, si trovava nella sua casa di Pavana, un piccolo paese dell'appennino pistoiese.

Scherzando, Guccini ha rivelato che questa quarantena non ha stravolto più di tanto la sua vita poiché, oramai, non fa più le passeggiate di una volta, né va più per funghi nei boschi della zona. Quindi, il suo isolamento era partito già da prima dell'inizio ufficiale delle restrizioni. Una sorta di isolamento volontario, ecco. 

Durante il collegamento, Guccini ha condiviso i propri pensieri sulla situazione attuale: proprio come nel dopoguerra, si augura che, finito questo periodo buio, l'Italia si rialzi più forte di prima, che torni in piedi e si riscatti. 

Questa grande voglia di cantare con il dirimpettaio, scoppiata in concomitanza dell'inizio dell'epidemia in Italia e che si è concretizzata con la musica dai balconi di cui tutti siamo stati testimoni, Guccini la guarda con tenerezza: purtroppo, dice, da qualche tempo ha subito un abbassamento di voce e non ha potuto unirsi alla folla che cantava Azzurro. Non è una novità, in effetti, che il maestro già da diverso tempo abbia deciso di non dedicarsi più al canto

Come tutti, però, in questo periodo riesce a dedicarsi ai propri cari, dai quali riceve molte telefonate (oltre a quelle che riceve da qualche sconosciuto fan) e tutte, dice, sono piene di speranza, nonostante ci sia una certa paura, come è normale che sia. 

Proprio come il maestro, ci auguriamo che la fine di questa pandemia veda un'Italia più forte e con molta più voglia di cantare e di ballare. Ecco il nostro messaggio di speranza. 

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