Ian Anderson dei Jethro Tull: è in cantiere un nuovo disco

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È il flautista su una gamba sola migliore al mondo. Ora, Ian Anderson ha in cantiere un nuovo album, ma è deciso a lasciare un alone di mistero.

C'è un momento d’imbarazzo quando Ian Anderson arriva a Bath per l’intervista che ha concesso a «Classic Rock». Mentre scende dal treno mi offro per una calorosa stretta di mano. E lui si ritrae di botto:

Non voglio sembrare sgarbato. Ma mi duole il polso. Probabilmente solo Papa Francesco si irrita più di me quando la gente mi afferra la mano senza chiederlo prima.

Gli fa anche male una gamba, e sfortuna vuole che sia la destra, quella su cui è sempre stato mentre suonava il flauto nei panni di frontman dei Jethro Tull. Il dolore è dovuto al menisco strappato. Questo acciacco, come quello al polso destro, è il risultato di incidenti comuni a molti artisti da palco. Lui si è lussato il polso nel 2019, in una caduta nel corso di un concerto.

Il problema con la gamba risale a molto prima. Mi sono danneggiato entrambe le ginocchia negli anni 70, perché saltavo sul palco stressando le giunture.

Conversatore loquace, arguto e riflessivo, ci ha narrato la sua storia e quella del gruppo nel corso di due ore, parlandoci anche di un nuovo progetto in cantiere.

Vanti una carriera che molti possono solo sognare. E nel 2008 ti hanno insignito dell’MBE [Member of the Order of the British Empire] per i servigi resi nel campo musicale. Cosa significa per te?

Per me l’MBE è un po’ “il premio al postino del villaggio”, nel senso che molti a cui è stato attribuito sono gli anonimi eroi della vita di ogni giorno. In questo sistema di onorificenze, più in alto vai, più è facile essere cinici su chi viene insignito, perché di solito girano un sacco di soldi. Ma gli umili MBE rappresentano membri valenti della società, per cui l’idea di aver ricevuto questo onore per i miei “servigi musicali” mi piace.

Nel 1989 vinceste un Grammy per la migliore performance Hard Rock/Metal. Fu uno shock. Quell’anno, i superfavoriti erano i Metallica. Ne fosti stupito?

Non pensavo che avremmo potuto vincere, e sì, quando ci inserirono tra le nomination di quella categoria rimasi leggermente stupito e divertito. La casa discografica ci disse: “Non preoccupatevi di andarci, tanto vinceranno i Metallica”. Io la vedo così: non ci hanno dato un Grammy come miglior gruppo hard rock o metal. Ce l’hanno dato perché eravamo un gruppo di persone simpatiche. E inoltre, non c’era un premio per il miglior flautista che sta su una gamba sola, sennò in tutto questo tempo avrei dovuto comprare molte altre mensole per metterci tutti quelli vinti.

E cosa porta il futuro per il miglior flautista su una gamba sola al mondo?

Sto registrando. Ma non ho ancora finito il disco.

Un disco solista, o dei Tull?

Non te lo dico. E mi piace sempre riservarmi il diritto di cambiare ideaÈ un concept album. Non una manciata di canzoni sdolcinate. Sono legate tematicamente. Ma vorrei che fossero gli ascoltatori a capire cosa le lega davvero. Mi piace il mistero.

Ci sono possibilità che raduni ciò che rimane del tuo vecchio gruppo per un ultimo saluto?

Sarebbe un palco davvero affollato. E in molti casi i vecchi membri non suonano da anni. È rischioso. E poi ho sempre avuto delle riserve sul rimettere insieme il vecchio gruppo perché – di quale versione del gruppo parliamo? Scegliere qualcuno a scapito degli altri sarebbe fare dei favoritismi. E io non ho dei favoriti.

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