Vi ricordate tutta la discografia dei Van Der Graaf Generator?

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13 album nei 50 anni di carriera dei Van Der Graaf Generator non sono tantissimi. Mai come in questo caso, però, non è tanto la quantità ma la qualità che conta.

Dopo l'esordio nel 1969, i Van Der Graaf Generator hanno pubblicato 7 album di splendida fattura, prima di fermarsi nel 1978. Il ritorno del 2005 ci ha regalato altri 5 capitoli, di cui almeno uno, A GROUNDING IN NUMBERS (2011), merita di essere accostato ai capolavori del passato.

Ma siete sicuri di ricordarvi la discografia del gruppo disco per disco? Vi racciamo un recap.

THE AEROSOL GREY MACHINE (Mercury, 1969)

THE AEROSOL GREY MACHINE in realtà avrebbe dovuto essere il primo solista di Peter Hammill. Al momento di entrare ai Trident Studios di Londra per le registrazioni, i Van der Graaf Generator di fatto non esistono più, e i musicisti partecipano alle sedute come semplici turnisti. Il risultato è un disco acerbo ma con alcuni episodi assolutamente degni di nota. L’album esce solo in America a causa del contratto che lega Hammill alla Mercury, risultando irreperibile in Europa fino al 1974.

THE LEAST WE CAN DO IS WAVE TO EACH OTHER (Charisma, 1970)

Troviamo una band profondamente mutata sia nella forma che nella sostanza. Gli anni 60, il beat, i figli dei fiori, lasciano il posto a inquietanti riflessioni sull’uomo e sul destino della nostra civiltà. La critica discografica comunque la prende bene, assimilando l’album a IN THE COURT OF THE CRIMSON KING dei King Crimson, e l’ingresso nella top 50 inglese lascia presagire un futuro roseo. 

H TO HE WHO AM THE ONLY ONE (Charisma, 1970)

Tra la primavera e l’autunno il gruppo perfeziona diversi nuovi brani. La durata delle composizioni si dilata e il sound si fa ancora più denso e stratificato. Durante le registrazioni Nic Potter abbandona il gruppo che decide di non sostituirlo e di continuare come quartetto.
Robert Fripp è presente come ospite in un brano, The Emperor In His War Room: è la sua prima session in assoluto in un album al di fuori dei King Crimson. 

PAWN HEARTS (Charisma, 1971)

PAWN HEARTS è l’album più complesso e più celebre dei Van Der Graaf Generator: per il gruppo era il vettore che doveva permettergli di puntare per primi una bandierina sulla superficie di un pianeta nuovo e sconosciuto. I Van Der Graaf si spingono dove nessuno aveva mai osato arrivare. Robert Fripp è ancora presente come ospite. L’Italia riconosce il genio del Generatore e gli regala il successo all’inizio del 1972, ma durante l’estate il gruppo si scioglie per la seconda volta.

GODBLUFF (Charisma, 1975)

Il ritorno arriva dopo tre anni. Con GODBLUFF, il pianoforte e la chitarra acustica escono di scena, il suono si fa più asciutto e tagliente: è il Clavinet D6 della Hohner a spingere le cavalcate strumentali mozzafiato di Scorched Earth e The SleepwalkersSolo quattro brani ma assolutamente coerenti e coesi: quello che Julian Cope ha giustamente definito “the best comeback album ever”.

STILL LIFE (Charisma, 1976)

Il 2 gennaio del 1976 i Van Der Graaf si trasferiscono nel Gloucestershire per provare i pezzi che avrebbero fatto parte del nuovo album. In realtà la band aveva già a disposizione due brani registrati durante le session di GODBLUFF che aveva volutamente lasciato fuori perché troppo differenti nelle sonorità rispetto agli altri pezzi. A questi vengono aggiunte altre tre composizioni. Complessivamente il suono risulta più morbido: spicca l’assenza del Clavinet. L’organista Hugh Banton si impone da subito come il grande protagonista di tutto il disco, ancora oggi tra i preferiti dai fan. 

WORLD RECORD (Charisma, 1976)

Come nel 1970, i Van der Graaf Generator decidono di pubblicare due album nello stesso anno. I quattrosi ritirano a Headley Grange, la mitica residenza di campagna che aveva già ospitato Genesis e Led Zeppelin. Ognuna delle cinque tracce presenti nell’album contiene un’intricata sezione non cantata, dove sax, organo, chitarra e batteria si affrontano e si confrontano tra loro alla ricerca di un dialogo fatto di intrecci e rimandi, costruito su riff e sequenze reiterate. 

THE QUIET ZONE/THE PLEASURE DOME (Charisma, 1977)

Il fallimento del tour americano, la situazione economica precaria, lo stress e la mancanza di riscontri in termini di vendite portano alla sfaldamento e scollamento del gruppo, che vede allontanarsi prima Banton e poi Jackson. Hammill però non si dà per vinto e decide di reinventare la band, richiamando Nic Potter al basso e arruolando il violinista Graham Smith. Il risultato è un album frizzante, caratterizzato da una sezione ritmica dinamica e da una serie di canzoni che colpiscono tutte nel segno.

VITAL (Charisma, 1978)

Il 15 e 16 gennaio del 1978 al Marquee Club di Londra i Van Der Graaf decidono di registrare il primo (doppio) album dal vivo della loro storia. Una scelta dettata principalmente da motivazioni di natura economica: dalla buona riuscita del live sarebbe dipeso il futuro del gruppo. Quella che sale sul palco del Marquee è una band ben diversa da quella di THE QUIET ZONE. Una particolarità della scaletta (e il motivo dell’inclusione dell’album in questa lista) è quella di presentare anche quattro brani fino a quel momento completamente inediti. VITAL divenne l’album della band più venduto di sempre. Ma l’ottimo risultato ottenuto in termini di vendite non fu sufficiente: i Van Der Graaf sono costretti a interrompere l’attività.

PRESENT (EMI Virgin, 2005)

La reunion nella formazione classica – Hammill, Banton, Jackson, Evans – sboccia all’inizio del nuovo millennio. Al primo ascolto colpisce quanto poco di “nuovo” ci sia sul primo dei due Cd. Perché PRESENT è addirittura un doppio album. In entrambi i casi l’atmosfera è aperta ma al tempo stesso grezza, anche dal punto di vista della qualità sonora. Un’istantanea di un progetto che sembra ancora in fase di incubazione.

TRISECTOR (EMI Virgin, 2008)

In chiusura di 2005 arriva a sorpresa l’annuncio di Hammill che questa incarnazione del gruppo è da considerarsi esaurita. Di lì a poco ci sarebbe stata la rottura con David Jackson e la decisione di continuare in un’inedita formazione in trio. Il frutto del nuovo corso si materializza nel 2008. TRISECTOR riprende almeno in parte la formula di PRESENT

A GROUNDING IN NUMBERS (Esoteric Recordings, 2011)

A GROUNDING IN NUMBERS testimonia gioia di suonare insieme e anche di provare qualche soluzione nuova. Troviamo quell’allargamento della palette sonora tanto auspicato dopo TRISECTOR, grazie all’inserimento di strumenti come il clavicembalo, il glokenspiel, il basso a dieci corde, ma soprattutto ecco il coinvolgimento in fase di mixaggio di Hugh Padgham, celebre per i suoi trascorsi con i Genesis e con Phil Collins. Fattore decisamente prezioso, quest’ultimo, perché A GROUNDING IN NUMBERS è un album che ha il pregio di “suonare bene”

ALT (Esoteric Antenna, 2012)

Il passaggio dalla EMI alla Esoteric di Mike Powell comporta una intensificazione delle pubblicazioni. Ecco quindi ALT, album atipico composto da 14 tracce di natura sperimentale/ improvvisativa. Il materiale, risalente in gran parte alle session di TRISECTOR, è anche in questo caso da prendere con le molle, assumendolo a piccole dosi, per evitare di essere inghiottiti in un vortice di droni, dissonanze ed equilibrismi timbrici di difficile interpretazione. 

DO NOT DISTURB (Esoteric Antenna, 2016)

Come nel 1976, tutto ruota intorno alla voglia dei musicisti di tornare ad annusare il ronzio degli amplificatori e l’odore della sala prove. Pezzi lunghi, quasi tutti intorno ai sette minuti. Brani composti da varie sezioni. Frammenti senz’altro brillanti di un quadro che nel complesso risulta però spigoloso e di non facile lettura.

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