Quando John Fogerty dei Creedence Clearwater Revival plagiò se stesso

Creedence Clearwater Revival

È uno dei chitarristi più grandi di sempre, ma anche il protagonista di un bizzarro processo. Ecco cosa successe nel 1985 all'ex frontman dei Creedence Clearwater Revival.

Di accuse di plagio, nella storia della musica, ce ne sono state molte: alcune più fondate, altre meno, alcune ancora in corso, altre finite in multe salatissime (ve ne abbiamo parlato in questo articolo).

Eppure, se si dovesse eleggere, tra le accuse, quella più bizzarra, non ci sarebbe dubbio: citeremmo di sicuro quella volta in cui l'ex frontman dei Creedence Clearwater Revival venne condotto in tribunale per aver plagiato... se stesso.

Ma andiamo con ordine. John Fogerty aveva fondato i "CCR" nel 1967, dopo una serie di cambi del nome e l'inizio della collaborazione con la Fantasy Records. Per il quartetto statunitense, la porta del successo fu il primo singolo, Proud Mary, che scalò le classifiche americane fino al secondo posto e venne addirittura definito da Bob Dylan come "il pezzo più bello del decennio".

Ma, nonostante la fama nazionale (di cui la partecipazione al festival di Woodstock, nel 1969, fu solo un tassello) e internazionale, la rock band statunitense non ebbe vita lunga.

Nel 1971, all'apice del successo, un litigio tra John e il fratello Tom spinse quest'ultimo a lasciare il gruppo. Il 16 ottobre 1972, con un ambiguo comunicato stampa, i Creedence annunciarono lo scioglimento. La Fantasy Records avrebbe in seguito editato molte raccolte a vario titolo, mentre i membri della formazione si sarebbero dedicati alla carriera solista.

Ed eccoci vicini all'accusa di plagio.

La separazione tra John Fogerty, i compagni e la loro etichetta, la Fantasy Records appunto, fu talmente rancorosa che il musicista si rifiutò di suonare le canzoni del gruppo per quindici anni. Poi, dopo qualche album e diversi anni di silenzio, pubblicò con la Warner Bros. Records, nel 1985, CENTERFIELD. Il disco raggiunse la cima delle classifiche, il singolo The old man down the road arrivò in Top Ten e la titletrack, con la sua dedica a Joe Di Maggio, si trasformò in vero e proprio inno del baseball.

A non essere contento del successo di Fogerty era Saul Zaents, il presidente della Fantasy Records, che si sentì attaccato personalmente da una canzone dell'ex frontman dei Creedence. Per colui che, con il catalogo dei CCR, fruttava milioni di dollari all'anno, Zanz Kant Danz, la storia di un "maiale che non poteva cantare ma voleva rubare il tuo denaro", rappresentava una chiara accusa personale.

La reazione di Zaents ha dell'assurdo. Il presidente della Fantasy Records denunciò infatti Fogerty per plagio. The Old Man Down the Road, sosteneva la casa discografica, era troppo simile a Run Through the Jungle, un brano che lo stesso Fogerty aveva scritto per i Creedence Clearwater Revival anni prima.

Una volta superato lo stupore per essere stato accusato di "assomigliare troppo se stesso", Fogerty dimostrò in tribunale, chitarra alla mano, le differenze tra le due composizioni. Il giudice gli diede ragione e Fogerty intentò di conseguenza la sua causa personale contro l'etichetta, per recuperare le spese legali.

Di fronte alla Corte Suprema, il capo dell'etichetta discografica perse un’altra volta. Ottenne almeno la soddisfazione, a latere del processo, di vedere modificato il titolo dell'offensiva Zanz Kant Danz in Vanz Kant Danz. Magra consolazione.

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