Nick Drake e la grande paura del palcoscenico

Nick Drake

Nel 1970 Drake si esibì all'Ewell Technical College, nel Surrey. Si trattò di una delle sue ultime apparizioni dal vivo. Colpa di quegli attacchi di panico...

Nick era monosillabico. In quel particolare concerto era molto timido. Ha fatto il primo set e deve essere successo qualcosa di terribile. Stava facendo la sua canzone "Fruit Tree" e se n'è andato a metà concerto. 

Così Ralph McTell racconta quella sera del giugno 1970, quando Nick Drake abbandonò il palcoscenico in preda a una crisi di panico. All'epoca, Drake aveva già perso la fiducia in se stesso e nelle sue abilità di performer e intrattenitore, per cui le sue esibizioni dal vivo si erano fatte sempre più sporadiche. 

Forse proprio a ciò si deve il maggior dramma che circondò la vita del cantautore, autore di capolavori (ascoltali qua) come il suo terzo album PINK MOON: egli fu quasi ignorato mentre era in vita, mentre la sua fama crebbe enormemente dopo la morte. 

Tentare di comprendere a fondo le paure che tormentavano la figura di Drake, nato in Birmania nel 1948 e spentosi a soli ventisei anni nella casa paterna in Inghilterra, è un'impresa difficile, se non impossibile.

Da capitano della squadra di rugby e velocista sui 100 e 200 metri durante gli anni all'Eagle House School, si trasformò completamente durante gli anni di Cambridge, abbandonando lo sport e, come riporta il suo biografo, trovando difficile relazionarsi con molti dei compagni. Fu proprio in questo periodo che Drake affiancò lo studio all'incisione del primo album: FIVE LEAVES LEFT

Forse allora proprio le sue prime canzoni possono cercare di avvicinarci alla mente tormentata e inquieta del grande cantautore e musicista: 

Time has told me you're a rare, rare find / A troubled cure for a troubled mind

I suoi brani non parlano di futuro o di grandi progetti, ma cercano di cogliere l'essenziale racchiuso nella quotidianità del presente. 

Già durante il periodo di incisione del primo disco emersero due caratteristiche di Drake che lo avrebbero portato a dubitare delle sue doti di intrattenitore sul palcoscenico. Da un lato la sua timidezza: i suoi collaboratori lo descrivevano come un ragazzo di poche parole. Dall'altro la sua peculiare tecnica di suonare la chitarra, che lo costringeva a fermarsi per riaccordarla dopo ogni brano. Azione che, capiamo bene, mal si sposava con la teatralità delle esibizioni dal vivo

Nel 1969, il musicista fu invitato ad esibirsi alla Royal Festival Hall di Londra, e queste debolezze vennero alla luce. Ricorda il cantante folk Michael Chapman

I presenti non si sono fatti prendere da lui; volevano canzoni con cori. Hanno completamente mancato il punto. Lui non ha detto una parola per tutta la sera. È stato davvero molto doloroso da guardare. Non so cosa si aspettava il pubblico, voglio dire, devono aver saputo che non avrebbero avuto a che fare con coretti e balli a un concerto di Nick Drake.

Da quel momento le sue esibizioni divennero sempre più goffe e sporadiche fino a quando, nell'esibizione all'Ewel Thecnical College del 1970, abbandonò il palcoscenico nel bel mezzo dello spettacolo.

Ma se ciò contribuì alla sua mancata fama mentre era ancora in vita, i suoi testi, proprio per la loro semplicità e la loro potenza evocativa, ci fanno sentire ancora oggi la sua voce, e lo hanno consacrato al successo

Nick Drake passò come una meteora nella scena del cantautorato inglese, ma la sua luce è destinata a brillare ancora per molto tempo. L'epitaffio inciso sulla sua lapide (e tratto dall'album PINK MOON) sembra quasi una premonizione di questa rinascita

Now we rise / and we are everywhere

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