Come Caparezza ci insegna ad amare l’arte

Vi siete mai chiesti cosa succederebbe se le opere d'arte potessero parlare? Caparezza sì e ce lo racconta in un bellissimo album dedicato all'arte. 

Comunque vada, resto comunque DadaE potremmo aggiungere: comunque Capa. Perché a partire dai suoi esordi come MikiMix, quella testa pazza di Caparezza non si è mai piegata a schemi e convinzioni, dando voce negli anni a un artista brillante, versatile, irriverente e non convenzionale.

Tutto questo e molto altro è Caparezza, la cui inventiva poliedricità artistica non poteva non incontrare il mondo dell'arte. Una realtà rivoluzionaria, sfaccettata, ma anche avvolta dalla cupola di vetro del controllo monetario. Così la sua natura ossimorica, libera, ma prigioniera al tempo stesso, si adatta perfettamente alla narrazione di una contemporaneità controversa. 

E il suo portavoce deve essere Caparezza, che non si fa scrupoli a dire le cose come stanno, ma velandole attraverso la poesia della musica. Quel suo inno ruvido e rock che lo ha contraddistinto come uno dei più interessanti artisti italiano dell'ultimo ventennio.

Per questo vi vogliamo parlare di MUSEICA (2014), un'itinerario museale in musica che, attraverso 17 opere su 19 brani, il primo e l'ultimo in entrata e uscita dal museo, ci racconta l'arte come nessuno ha mai fatto prima d'ora. Una sorta di concept album, vissuto in prima persona dall'ascoltatore che impara a conoscere e amare l'arte attraverso una sua contestualizzazione attuale

Cosa succederebbe, per esempio, se Vincent Van Gogh lasciasse la sua celebre stanza per addentrarsi nel mondo di oggi? Vedrebbe uomini schiavi dei computer, dei corpi scolpiti dalla palestra, ma al tempo stesso dei vizi del gioco, dell'alcool e della droga e del junk food. Così Caparezza rivaluta l'immagine dell'artista rivolgendosi all'uomo di oggi: "Tu sei pazzo, mica Van Gogh". In questo modo il cantante ritrae la società di oggi come anestetizzata, incapace di svincolarsi da necessari compromessi, limitata nella libertà di agire (Non me lo posso permettere). Una società bisognosa di una prospettiva definita, come negli affreschi di Giotto (Giotto Beat). 

Non mancano poi i riferimenti alla politica. Sempre in Giotto Beat: "lo spettacolo elettorale è uno show penale, non resta che filosofeggiare come Schopenhauer" o, ancora più evidente, in Avrai Ragione TuMentre con Compro Horror, Capa tratteggia la smania morbosa con cui il pubblico è affascinato dai casi di cronaca nera: "è il mercato dell'horror, è oro e argento, altro che horror di Argento". Come al solito dà i brividi la sua eccezionale capacità di scrittura e di combinazione delle parole scelte. 

Ma torniamo all'album, dove i frequenti riferimenti artistici, come il caso delle teste ritrovate di Amedeo Modigliani (Teste di Modì), accompagnano richiami a classici letterari, come la Commedia e la storia dantesca di Filippo Argenti (Argenti Vive). E qui si può ricondurre il bellissimo inno all'amore per la scrittura (China Town), dove "l'inchiostro sa quante frasi nascondono i silenzi".

Così letteratura, arte e musica si intrecciano in un'evocativa storia di libertà e follia che trova la sua apoteosi in Comunque Dada come uno stile vita. Per questo si ispira al pensiero degli artisti dadaisti: "Sono la negazione, sono irrazionale, amo l'arte e detesto l'orgoglio nazionale". Il risultato è potente, magico, ispirazionista e impossibile da non amare. Così Caparezza sprigiona dai suoi folti ricci un'energia sempre nuova e fresca che dona carattere alla musica italiana. 

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