Intervista ad Aimone Romizi: “C’è sempre un nuovo mostro da sconfiggere. E i FASK vincono!”

Aimone Romizi, frontman dei Fast Animals and Slow Kids, ci racconta in questa intervista Come reagire al presente, la graphic novel che ripercorre la carriera della band perugina!

Il 24 settembre è uscito in tutte le librerie, per la collana Unplugged di Beccogiallo, Come reagire al presente, la prima graphic novel che si prefigge di ripercorrere la carriera dei Fast Animals and Slow Kids, band orgogliosamente perugina composta da Aimone Romizi, Alessandro Guercini, Alessio Mingoli e Jacopo Gigliotti nata ormai più di 10 anni fa.
Disegnato da un team di cinque illustratori e scritto da Lorenzo La Neve e Giacomo Taddeo Traini il volume è arricchito dal contributo dei componenti della band che ha fin da subito messo a disposizione racconti e aneddoti del loro percorso artistico e personale diventando a tutti gli effetti co-autori del libro. La copertina, inoltre, è una chicca: a disegnarla è stato Davide Toffolo, frontman dei Tre Allegri Ragazzi Morti, fumettista e grande amico della band.

La storia dei FASK viene raccontata attraverso la presentazione del loro repertorio musicale e delle loro insicurezze che si sono trascinate e modificate negli anni. Queste angosce interiori vengono presentate sotto forma di un demone oscuro (o di un Animale notturno, se vogliamo far riferimento al loro ultimo album) che si ispira alla canzone Coperta. Riuscirà questo mostro a prevalere e frantumare la coesione del gruppo? Potrete capirlo da questa intervista ad Aimone!

-Come avete vissuto il lockdown? Si è rivelata un esperienza positiva o negativa a livello artistico e creativo?

A livello personale è stato sicuramente un periodo molto pesante. Però da un punto di vista musicale è stato estremamente soddisfacente, stimolante e di confronto perché tutta quella situazione di dolore e grande dispersione che si era creata sono riuscito a buttarla all’interno della band, con gli altri tre che si sono fatti carico come al solito dei miei sbrocchi. Insieme abbiamo fatto ciò che ci riesce meglio: auto-terapia attraverso la musica, tanto che abbiamo pubblicato un pezzo registrato in casa (Come Conchiglie) con la voglia di tirar fuori un po’ di male e guardare in avanti. Devo dire che anche dopo il lockdown abbiamo continuato a scrivere tantissimo, forse perché per noi suonare ha una funzione liberatoria, siamo in grado di macerare i pensieri dentro questo contenitore che è la musica. 

-A un certo punto della graphic novel, precisamente durante lo svolgimento del concerto, tiri fuori dalla tasca la prima foto promozionale dei FASK, risalente al 2010. In cosa vedi cambiati quei ragazzi di dieci anni fa? Quanto il passare del tempo ha aggiunto e tolto loro? Non parlo solo a livello di vendite, live e fan ma proprio dell’aspetto personale e di organizzazione interna.

Il primo cambiamento che vedo è che adesso siamo sicuramente meno orrendi di un tempo: Alessio con un nido di capelli immenso, l’orsetto che era proprio un orsetto, io con quei baffi osceni, l’unico che si salvava forse è Jacopo… che comunque aveva dei pantaloni inaccettabili!
A parte gli scherzi, da un punto di vista di organizzazione interna non è cambiato così tanto, abbiamo preso coscienza del fatto che la musica è il nostro lavoro ed è pesantemente entrata in quella che è la nostra quotidianità mentre ai tempi ci ritagliavamo dei tempi tra un’impegno e l’altro. Ora che facciamo musica tutto il giorno abbiamo una serietà differente nei confronti di questo lavoro, c’è un grado di esperienza e coscienza maggiore. Ma a parte questo le dinamiche interne sono sempre le stesse, siamo da sempre una band che decide tutto insieme: dalla linea di basso, al come fare le foto, a cosa dire in un testo…
E poi c’è sempre questo affiatamento assoluto che è probabilmente anche la nostra grande fortuna, questa amicizia che permette un confronto sempre estremamente limpido su tutta la linea.

-Credi che l’amicizia, l’esperienza e la consapevolezza che avete raggiunto siano riuscite a sconfiggere il mostro di insicurezza di cui parlate nel libro o sono semplicemente mutati i punti deboli da colpire?

C’è sempre un “mostro” nuovo da sconfiggere. C’è sempre una nuova insicurezza che cerca di minare le fondamenta però alla fine vinciamo sempre. In questa bilancia è troppo più importante il rapporto personale per poterlo mettere di fronte a qualsiasi cosa. È un po’ come in Dragon Ball: ogni volta sembra che quello dopo sia un po’ più potente di quello prima, ma alla fine vince sempre Goku.

-Si tende sempre, soprattutto se si è fan storici, a criticare e storcere un po’ il naso quando si vede la propria band del cuore evolvere nel suono, nella direzione, nel genere… Ovviamente se la si pensa in maniera razionale è un ragionamento egoista, ma a voi che siete dell’altra parte è mai capitata con qualche band di provare la stessa cosa? 

Mi è capitato un sacco di volte, ma sono consapevole del fatto che la musica non è per niente democratica. Se iniziassimo minimamente a domandarci cosa vorrebbe ascoltare il nostro fan saremmo finiti, ciò che dobbiamo domandarci e cosa vogliamo ascoltare noi, cosa siamo noi in quel momento ed essere il più fedeli possibile a quella passione che ha sempre portato avanti la musica, cioè definire le nostre vite in base all’età che viviamo e immetterle sotto forma di canzoni (che poi è ciò che ci fa restare sani di mente probabilmente). Poi certo, capita anche a me di ascoltare una band punk della mia giovinezza dalla quale voglio sempre quella roba lì e se mi fa una cosa diversa mi incazzo, ma poi lo accetto o al limite non la ascolto più. Ma non pretendo che quella band non cambi mai, anzi, di base a me piacciono molto le band che nel corso del tempo sono cambiate tanto perché è capitato che negli anni cambiassi anche io crescendo con loro. Credo che la musica abbia una funzione emotiva, se hai bisogno di determinate emozioni e quella band non te le dà in quel momento è giusto che non la ascolti più ma non pretendere mai che quella band si adegui alle tue emozioni pur di tutelare il castelletto del rock and roll o della trap. Bisogna essere liberi nella percezione musicale e non schiavizzanti dei propri pensieri nei confronti di qualcuno che non è noi. Insomma, gli artisti devono fare il cazzo che gli pare!

-Tra le varie comparse che fa il “mostro di insicurezze” nella storia di ognuno di voi, a un certo punto nella tua visione si trasforma in Andrea Appino che vi accusa di supplicare le radio di passare un vostro pezzo (facendo riferimento a Radio Radio) distorcendone completamente il significato. Ti va di spiegarcelo?

Il messaggio di Radio Radio non è “per favore metti questa canzone in radio”, bensì “metti questa canzone se hai il coraggio, se questa canzone ti muove” senza aver paura del risultato. È una canzone che abbiamo scritto anche un po’ per noi stessi, per esortarci ad andare avanti e a fare le cose non per gli altri ma sempre per noi stessi.

-Essendo coautori del fumetto avete lavorato con un team di grafici e sceneggiatori per la prima volta. Com’è stato approcciarsi a questa nuova esperienza e modo di fare arte? E che effetto vi ha fatto vedere le vostre storie per la prima volta su carta piuttosto che su un supporto musicale?

È stato fighissimo. Inoltre noto da sempre un parallelismo tra fumetto e musica, sono due forme d’arte che vanno a braccetto e questo ha fatto sì che arrivassimo lì con estrema predisposizione. Dall’altra parte abbiamo trovato una casa editrice e degli autori pazzeschi (pensare che Giacomo, uno degli autori, è un fan della prima ora dei FASK, conosce da molto tempo il nostro percorso e le nostre personalità). Tutto è andato avanti in maniera fluente e senza intoppi, abbiamo sempre sentito il fumetto molto nostro anche e soprattutto perché abbiamo lavorato con delle persone che ci conoscevano e avevano la sensibilità per capire i lati artistici e personali di ognuno di noi.

-Ma gli aneddoti inseriti nella graphic novel sono tutti accaduti realmente? Mi riferisco per esempio al furgone che va in panne nel bel mezzo del viaggio, te che perdi le bacchette che ti aveva prestato Alessio…

La scena del furgone che va in panne loro l’hanno pensata da soli ma è successa veramente un sacco di volte! Addirittura un giorno siamo rimasti a piedi prima di un concerto e il soccorso stradale ci ha trasportati davanti al locale con tutti gli strumenti. Il giorno dopo siamo tornati a casa col treno e siamo dovuti tornare a prendere gli strumenti, un casino…
Poi per il resto la maggior parte delle scenette gliele abbiamo raccontate noi, situazioni interne come Alessandro che ascolta Mina, per esempio.

-L’impossibilità di fare concerti ha colpito tutto il settore musicale e la maggior parte degli artisti continua a rimandare a date tutt’ora molto incerte gli eventi saltati a causa COVID. Voi invece avete deciso da subito di annullare il tour. Non avete mai pensato di reinventare i vostri live (anche se sarebbero snaturati) per questo breve periodo? Molti li hanno fatti con pubblico seduto e distanziato o in versione acustica…

Sì, ci abbiamo pensato. Però tra la delusione di non poter suonare come volevamo, tra l’umore a terra per vicende personali, tra il voler essere onesti con chi aveva speso dei soldi per un concerto che non avrebbe mai saputo quando realmente avrebbe potuto essere messo in scena, tra l’ambiente che era diventato molto pesante, abbiamo deciso di annullare il tour. Abbiamo deciso di tornare nel momento in cui si potranno fare nuovamente le cose per bene. Non vogliamo creare progetti alternativi pur di stare in piedi. Se dobbiamo fallire falliamo, però la musica ha bisogno della sua forza d’animo. Dobbiamo liberarci dei demoni quando siamo sul palco e creando dei surrogati usciremo dai concerti tristi e questa è l’ultima cosa che voglio che accada. Preferisco smettere di suonare che trovarmi in una situazione in cui la musica diventa un fatto di sola sussistenza economica.

-Ci sono progetti in cantiere nel futuro prossimo?

Abbiamo scritto una montagna di canzoni, in un momento di isolamento e devastazione emotiva ci siamo tuffati come sempre nella musica. Il progetto è probabilmente quello di registrare queste canzoni e di risuonare quanto prima però è difficile parlare di futuro, non abbiamo ancora modo di pensarlo in maniera concreta.

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