Quando Paul McCartney tornò al Cavern Club… ma senza Beatles

Lo storico locale di Liverpool che ospitò quasi 300 esibizioni dei Beatles ha accolto nuovamente Paul McCartney nel 1999, in un concerto esclusivo con una band d'eccezione. Volete saperne di più?

L'ultima esibizione dei Beatles al Cavern Club risale al 3 agosto 1963. In quella data, i Fab Four chiusero i battenti con il loro fondativo locale di Liverpool dove, nel 1958, avevano esordito i Quarrymen. All'epoca c'erano solo Paul McCartney e John Lennon, l'irriverente duo destinato a tratteggiare la storia di una delle rock band interpretative di una generazione. E pensare che in origine, il Cavern Club era nato come locale di musica jazz, su esempio del parigino Le Caveau. Ma furono proprio i Qaurrymen a dare la svolta verso il rock 'n roll, forgiando la conseguente beatlemania. E sembra che questa sia riemersa dalle ceneri della band che le diede il nome nel 1999. 

A 36 anni dall'ultimo storico concerto di Liverpool, Paul McCartney tornò a calcare le scene nella sua culla musicale. Un locale controverso che, dopo il terremoto Beatles, subì diverse chiusure. La prima nel 1973, su accordo di quella giunta comunale a cui Paul si rivolse ironicamente nel concerto del 1999. Poi, dopo la morte di Lennon, il locale venne riaperto nel 1984 e negli anni mutò la sua conformazione estetica originaria, ma non la sua vena rock.

Per questo il concerto di Paul nel 1999 ha assunto le vesti di una performance d'eccezione, con un pubblico di fortunate 150 persone estratte a sorte da una lotteria. Si sono aggiunti poi 50 giornalisti e 30 ospiti esclusivi di Paul. 

Ma una componente fortemente iconica è stata offerta anche dalla band che ha accompagnato l'ex beatle. Un gruppo coraggioso di menestrelli, come Paul li ha definiti, composto da David Gilmour (Pink Floyd) e Mick Green (Pirates) alla chitarra, Ian Paice (Deep Purple) alla batteria e il celebre produttore e tastierista Pete Wingfield. Insomma, una cerchia di vecchi leoni da palcoscenico che non hanno perso la loro verve. E il pubblico si è dimostrato concorde, accogliendo febbrilmente i quarantacinque minuti di concerto che sarebbero stati poi immortalati nell'omonimo film di Geoff Wonfler. Così Paul ha dato il via alla sua scaletta di 28 brani, alcuni frutto del suo album in uscita RUN DEVIL RUN del 1999. 

Si annoverano poi storici brani dei Beatles come All My Loving, Helter Skelter, Love Me Do Ob-La-Di, Ob-La-DaPer non contare poi un pezzo richiesto a gran voce dal pubblico, ovvero I saw her standing thereAlcuni brani cardine, dunque, per rievocare nei presenti reminiscenze di un'epoca d'oro e di un sound sincero e genuino. Per questo Paul ha voluto rievocare anche la stessa atmosfera di un tempo, chiedendo ai suoi fan di non filmare o fotografare il concerto con i cellulari.

Questo è il modo di assaporare un'esperienza visiva e uditiva che valica i limiti dello spazio e del tempo per unire una nuova generazione di appassionati provenienti da tutto il mondo in una dimensione unica e inedita. Così Paul, nonostante la chioma bianca, non ha perso il suo tocco da enfant prodige, dimotrando come la musica sia un filo rosso eterno e universale

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