NOTE PER SALVARE IL PIANETA (con la musica): l’intervista all’autore, Matteo Ceschi

Matteo Ceschi con il suo NOTE PER SALVARE IL PIANETA narra la storia degli artisti che dal 1947 hanno trasformato in musica la loro sensibilità nei confronti dell’ambiente. L’intervista all’autore.


NOTE PER SALVARE IL PIANETA, edito da Vololibero Edizioni, è un volume in cui l’autore racconta il rapporto tra la canzone di protesta, il mondo della musica e il movimento ambientalista.

Per realizzare questo lavoro, Ceschi ha coinvolto amici, conoscenti e colleghi giornalisti chiedendo di inviargli delle domande sul tema. Il libro così si sviluppa in forma di dialogo a distanza che ripercorre più di settant’anni di relazioni tra musicisti e attivisti nel mondo, dal secondo dopoguerra fino alle più recenti battaglie di Extinction Rebellion.
Ecco come ce ne ha parlato in questa intervista.

-Da cosa è nata l’idea di realizzare il libro sotto forma di intervista, di dialogo a distanza?
È un escamotage letterario che mi ha permesso di gestire al meglio l’immensa mole di informazioni che stavo raccogliendo e che avevo già raccolto in passato. La struttura domanda-risposta ha reso più fluida, mi verrebbe da dire, occupandomi di musica, più ritmata, la narrazione consentendo agili salti da un continente all’altro e da un genere musicale all’altro pur nel rispetto di un percorso cronologico ben definito. Coinvolgere colleghi ed amici mi ha poi permesso di avvalermi di punti di vista differenti (e non specialistici) sul tema dei legami tra il mondo della musica e il movimento ambientalista portandomi a fare piacevoli scoperte nel corso della stesura del volume. Mi piace pensare che l’opera, così com’è stata ideata, sia un’opera corale.

-Quali sono, tra quelle citate all’interno del libro, le canzoni meno conosciute ma anche avrebbero bisogno di più rilievo?
Tre è il numero perfetto, quindi tre saranno i miei suggerimenti. A cominciare da La bombe atomique del franco-algerino Blond Blond, la mamma di tutte delle eco-songs, capace, nel lontano 1947, di mettere “in stato d’accusa” le Nazioni Unite riguardo la gestione dei mortali arsenali atomici. Poi porterei all’attenzione degli ascoltatori/lettori Il fiume Po di Ricky Gianco, autore della prefazione di Note per salvare il Pianeta. Il brano, pubblicato nel 1978, rappresentò un vero e proprio grido di allarme per la salute delle acque del più importante fiume italiano. E infine concluderei con una “botta metal”, con Toxic Garbage Island dei Gojira. La band francese è stata capace negli anni di instaurare una collaborazione con la Sea Shepherd Conservation Society, nota organizzazione no-profit attiva per la salvaguardia della fauna ittica e degli ambienti marini. Non una canzone di più,  altrimenti si cadrebbe in un vero e proprio spoiler!    

-Quanto tempo e quanto impegno ci sono voluti per raccogliere tutte queste informazioni?
Raccolgo informazioni sull’argomento da quasi quindi anni. I primi scritti sull’argomento risalgono al 2008 e sono circolati per lo più in ambito universitario, sia in lingua italiana che in lingua inglese. Nel momento in cui sono stato contattato dall’editore con un’offerta, beh, diciamo che ero tutto fuorché a digiuno sul tema. Mi sono giusto ritagliato il tempo per un necessario update.

-Quanto si possono considerare attuali le canzoni citate all’interno del libro?
Ritengo che le canzoni che trattano temi legati all’ambiente e alla sua salvaguardia suonino e continueranno a suonare sempre attuali. Anche i brani che contengono riferimenti specifici a incidenti o disastri del passato. La musica proprio per sua stessa natura – i suoni accompagnano le parole permettendo al messaggio di diffondersi –  è sempreverde. Le eco-songs sono uno straordinario mezzo di diffusione delle istanze ambientaliste ed ecologiste, molto più di quanto lo siano discorsi letti da scienziati e “scimmiottati” da politici. Note per salvare il Pianeta, per l’appunto. Per iniziare la militanza verde, non serve altro! 

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