Intervista a Enrico De Angelis: “Vi racconto il mio libro COLTIVO UNA ROSA BIANCA”

COLTIVO UNA ROSA BIANCA: Tra antimilitarismo e non violenza in Tenco, De André, Jannacci, Endrigo, Bennato e Caparezza di Enrico De Angelis. Ecco l’intervista all’autore.

In questo saggio, ideato da Enrico De Angelis insieme al Movimento Nonviolento, viene esplorato l’insieme di valori che storicamente la canzone d’autore ha saputo divulgare, permeando la sensibilità d’intere generazioni, è quello dell’antimilitarismo, del pacifismo, della nonviolenza e dell’antirazzismo attraverso il repertorio di sei grandi e amati cantautori italiani, che hanno cantato questi temi in maniera massiccia e continuativa.

Il titolo, chiara metafora di pace, riprende una canzone di Sergio Endrigo che mette in musica versi del celebre poeta cubano José Martì. Il libro è arricchito dai ritratti di Tenco, De André, Jannacci, Endrigo, firmati da Milo Manara e quelli di Bennato e Caparezza, opera di Massimo Cavezzali, tutti raccolti in un inserto a colori.

– Come si è svolto il lavoro di ricerca, scelta e raggruppamento dei testi analizzati all’interno del volume?
Io sono uno studioso della canzone, soprattutto italiana, e in questo campo anche un collezionista di dischi. Partendo da una acquisita conoscenza dei testi dei grandi cantautori italiani, ho analizzato quelli che ricordavo essere i più attenti alla tematica del pacifismo, scorrendo titolo per titolo i loro repertori, al fine di individuare gli autori che avevano affrontato la materia in misura quantitativamente più cospicua e soprattutto con continuità. Direi che è con questi criteri che sono saltati fuori i 6 scelti per il libro.

– C’è uno schema preciso che si segue nell’analisi dei vari testi?
Ad ogni autore ho dedicato un capitolo a se stante, e all’interno del capitolo ho percorso i testi non in ordine cronologico (tranne nel caso di Caparezza) ma secondo un filo logico, in sequenze tematiche che collegavano tra loro i testi in maniera quasi naturale, indipendentemente dalle loro origini temporali.

– C’è qualche autore che ha cantato di nonviolenza che è rimasto fuori (magari per scelte puramente editoriali) e che in realtà vorresti approfondire?
Sì certo, e se questi sono rimasti fuori è solo in quanto, per così dire, i “primi non eletti”, secondo i criteri che ho adottato nella scelta degli altri 6. Per esempio Francesco Guccini, Francesco De Gregori, Giorgio Gaber, Virgilio Savona, Roberto Vecchioni, Ivano Fossati…

– Oltre a Caparezza ai giorni nostri, è possibile ritrovare ancora questi temi all’interno della musica? Se sì, ci fai qualche esempio?
Eccone alcuni.
La bellissima Pezzi di cielo dall’album Portavèrta di Lorenzo Monguzzi (anche anima del gruppo Mercanti di Liquore), che rievoca il disagio del servizio militare, culminante nel clamoroso episodio del trombettista della caserma che invece di intonare il Silenzio saltò sul monumento alla guerra d’Africa e suonò La bamba.
Soldatini di carta della giovane Giulia Ventisette (dall’omonimo album) che addita i condizionamenti di presunta “virilità”, condita di sotterranea violenza, che plasmano i bambini maschi.
Due canzoni classicamente contro la guerra dall’album Fin qui di Davide Peron: Per ogni guerra e La novità (ovvero, quest’ultima, l’arrivo ahimè di una guerra).
E due riflessioni dall’album La buccia del buio di Eugenio Ripepi: Pioggia a Falluja e Stanno già finendo i viveri.

-Il titolo del libro è una citazione di una canzone di Sergio Endrigo che riprendeva parte di una poesia famosa di José Martí. Come mai questa scelta?
La rosa bianca di Martí-Endrigo si prestava perfettamente, mi pare, a fare da titolo. Entrava perfettamente nel tema, come metafora di pace e amicizia. Era di un autore contemplato nel libro, che, tra l’altro, amo in modo particolare. Ma soprattutto, va detto chiaramente, la bellezza di per sé, così poetica, evocativa, “sonora”, di quel fulminante verso, mi pare che anche solo a un primo impatto potesse rendere accattivante tutta la materia che si portava dietro. In fondo, stiamo pur sempre parlando di canzoni.

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