12 tra le canzoni rock più tristi degli anni 70 80 e 90

Eric Clapton, Crossroads Festival, Classic Rock, Stone Music,

Perdita, malinconia, solitudine e nostalgia sono sentimenti universalmente condivisi, spesso raccolti da alcuni indimenticabili brani velati dalla tristezza. Scopriamone 12. 

Wild Horses (1971), The Rolling Stones

Scritta nel 1969 e pubblicata in STICKY FINGERS (1971)Wild Horses è una poesia in musica forgiata dalla collaborazione a due mani di Mick Jagger e Keith Richards. La sua potenza comunicativa, tinta di nostalgia, rievoca il passato, incorniciando le vicende personali dei musicisti. Così da un lato Richards, alla vigilia della nascita del suo primo figlio, guarda una giovinezza e un'infanzia che si volatilizzano tra i ricordi. Dall'altro Jagger, fresco di rottura con la sua Marianne Faithfull, pensa un po' a lei con malinconia, anche se non vuole ammetterlo.   

Wish You Were Here (1975), Pink Floyd

Memorabile title track dell'omonimo album, anche in questo caso Wish You Were Here incontra due colossi del rock. L'assolo alla chitarra di David Gilmour si adagia sulla bellezza delle parole di Roger Waters. Ne deriva un capolavoro dialogico, da cui traspare una dedica all'amico perduto, il diamante pazzo Syd Barrett, ma anche un confronto che Waters rivolge a sé stesso. Lo scandaglio interiore si fonde così con la dolce malinconia del ricordo. 

All My Love (1979), Led Zeppelin

Nascosta nel Lato B di IN THROUGHT THE OUT DOOR (1979)All My Love è un brano che appartiene a Robert Plant. Solo lui, la sua calda voce e il dolore dei ricordi felici si incontrano in una dedica paterna al figlio Karac, scomparso per un'infezione a soli 5 anni, nel 1977. Così lo spirito del bambino si lega alla musica, in un confronto d'amore in cui Plant si chiede se sia disposto a lasciare andare il figlio. Da qui scaturisce la drammatica voce che si sprigiona dalle note di un passato indelebile. 

The River (1980), Bruce Springsteen 

La simbologia di un fiume come speranza di un futuro migliore avvolge invece la title track del quinto album di THE RIVER (1980). Sembra che Springsteen si sia ispirato alla storia della sorella Virginia, rimasta incinta a 17 anni, per raccontare una narrazione collettiva. Quella che cinge tutti coloro che sono afflitti dalle difficoltà, soprattutto economiche, ma che si danno forza per costruire la propria vita familiare e darsi un domani migliore

I Know It's Over (1986), The Smiths

Al soldo del loro terzo album, THE QUEEN IS DEAD (1986), gli Smiths invocano  un fragile abbandono. Così il sinuoso canto blues di Morrisey rilascia la mortificazione e lo sconforto di un uomo che si sente indeguato rispetto alla società che lo accoglie. I Know It's Over è come un lascito di solitudine, che divampa di tristezza. 

Black (1991), Pearl Jam

Questa canzone parla della perdita (…) è fatta di emozioni troppo intime”. Così lo storico cantante dei Pearl Jam, Eddie Vedder, voleva opporsi all'inserimento della sua Black nell'album di debutto della band di San Diego, TEN (1991). La canzone riflette infatti l'agonia di un cuore afflitto dalla fine di una storia d'amore e si consolida nell'appartenenza personale di Vedder. Nessuno, più di lui, poteva vivere in quel momento la fragilità esistenziale di un amante addolorato

Tears In Heaven (1992), Eric Clapton 

Ma non c'è dolore più grande di un padre che perde il proprio figlio. Come Plant, Eric Clapton rilascia le memorie di un dolore indelebile in un capolavoro di scrittura e composizione. Tears In Heaventraccia dell'album UNPLUGGED (1992), è così una testimonianza pregna d'amore e sofferenza, dipinta sul labile sussurro di una voce piegata su una chitarra. Questo è l'omaggio che Clapton rivolge al figlio Conor, morto in tenera età in un tragico incidente. 

Something In The Way (1992), Nirvana

Affiorata dalla penna di Kurt Cobain nel 1991, Something In The Way chiude l'eterno NEVERMIND (1992) dei Nirvana. Anche in questo caso è legata fortemente al suo cantautore e a un'esperienza di vita dolorosa, figlia del 1985 in cui Cobain venne cacciato di casa e visse per un periodo sotto un ponte di Aberdeen. Così la sua voce graffiante e screziata di malinconia rievoca quei momenti in maniera simbolica ed evocativa. 

Everybody Hurts (1992), R.E.M.

L'ottavo album in studio dei R.E.M., AUTOMATIC FOR THE PEOPLE (1992), è lo scrigno della celeberrima Everybody HurtsSi tratta di un pezzo scritto dal batterista Bill Berry che, secondo le sue stesse parole, traspone il messaggio di ritrovare la speranza perduta. Quando la tristezza spinge l'anima in un buio baratro, arriva la voce di Michael Stipe a declamare con forza "Hold On", nella consapevolezza che tutti soffrono, ma nessuno deve essere abbandonato

Creep (1993), Radiohead

Un debutto distintivo è quello che accompagna PABLO HONEY(1993) dei Radiohead, con un brano destinato a collezionare un successo pervasivo, CreepIl brano incede lungo un procedere chiaroscurale, proteso verso il grido disperato di Thom Yorke, che poi decade in un sussurro, un dialogo segreto con la parte più infima della propria coscienza. Quella è la zona d'ombra dove dimora quello che non vorremmo vedere e conoscere di noi. 

Nutshell (1994), Alice In Chains

Figli del Seattle Sound, gli Alice In Chains si consumano lentamente nel turbine autodistruttivo del loro frontman, Layne Staley. La sua voce, febbrilmente invasa di un'erosione personale intossicata dall'eroina, si accompagna straziata lungo le note di chitarra di Nushtell, parte dell'album JAR OF FLIES (1994). E il suo decadimento fisico ed emotivo si dispiega su una canzone che mostra come l'uomo sia vittima e carnefice di se stesso

Hurt (1995), Nine Inch Nails

THE DOWNARD SPIRAL è il secondo album dell’iconica band di Trent Reznor, che si avvolge in un turbine di dolore e sofferenza autodistruttiva. L’album si distingue così per la sua evoluzione narrativa concept, che affida al protagonista, alienato alla Pink di THE WALL, un tracciato inquietante, dove i ricordi muoiono con un ago nel braccio, proteso verso il suicidio come unica forma di liberazione dalla sottomissione al sistema. La canzone è talmente iconica che nel 2002, Johnny Cash ne ha fatto una cover.

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