“Che cosa ci direbbe”: il primo singolo dei FASK in collaborazione con un artista, Willie Peyote

Dopo 10 anni di carriera i FASK si sentono pronti a collaborare con un altro artista, Willie Peyote. Ecco cosa ci raccontano del singolo, uscito oggi, Che cosa ci direbbe.

Da oggi, venerdì 23 aprile, è disponibile in tutti gli store digitali Che cosa ci direbbe, il nuovo brano inedito dei FAST ANIMALS AND SLOW KIDS pubblicato da Woodworm in licenza esclusiva per Believe.
Il brano vede i FASK collaborare per la prima volta in più di 10 anni di carriera e 5 album con un altro artista: l’amico e collega Willie Peyote, fresco vincitore del Premio della Critica all’ultimo Festival di Sanremo con il brano già certificato Oro Mai dire mai (La Locura).
Che cosa ci direbbe è un pezzo che si spinge oltre ai limiti dei generi musicali e fonde perfettamente due realtà artistiche che come unico scopo si prefiggono di fare buona musica, ecco cosa ci hanno raccontato i FASK in questa intervista.

Com’è nato questo singolo?
La cosa particolare è che questo è il nostro primo feat. in assoluto, e più che altro era proprio la canzone in sé che aveva bisogno di qualcuno che la sviscerasse in maniera diversa rispetto a come l’avevamo. Abbiamo pensato a Willie sia per affinità a livello umano (infatti siamo molto amici) ma soprattutto per affinità a livello artistico e professionale. Abbiamo una visione comune della musica e in più lui ha una capacità di scrittura tale da poter esplicare meglio il senso del pezzo, infatti le sue due barre sono quelle più chiare e meno criptiche. Ci ha aiutato a comunicare il senso di questo pezzo che inviata a cercare di provare empatia verso il mondo che ci circonda, smettere di vedere il mondo solo tramite i nostri occhi e cercare più vicinanza con le altre persone. Gli abbiamo lasciato carta bianca assoluta perché ci fidiamo molto si lui, ci siamo solo telefonati e siamo stati al telefono a spiegarci il concetto.

Come vi siete organizzati a livello logistico per poter realizzare questo feat. in tempo di pandemia?

Dopo due anni di esperienza siamo tutti esperti a livello digitale, ci siamo organizzati a distanza ma sempre in maniera professionale. Abbiamo registrato il pezzo nel nostro studio lasciando lo spazio che ci sembrava giusto a Willie, gli abbiamo inviato il pezzo e poi lui è andato nel suo studio e ha registrato le sue barre e ce lo ha rimandato indietro lasciando le tracce aperte. Insomma è stato un lavoro di grande fiducia perché di solito non si mandano mai le tracce aperte, la prassi è mandare l’mp3.
Adesso invece Willie e nella stanza di fianco, stiamo provando perché… la suoneremo durante il concerto del Primo Maggio a Roma!

Ormai sono ben 10 anni che suonate… Come mai ci avete messo così tanto tempo per aprirvi a delle collaborazioni?

Noi abbiamo fatto un percorso strano, siamo partiti da quello che era il nostro mondo e quando ci siamo aperti ci siamo trovati male, quindi ci siamo richiusi a riccio e abbiamo fatto 3 dischi registrando di fronte a un lago da soli proprio perché ci sentivamo non in sintonia con il resto del mondo. Dopo un po’ siamo riusciti ad accettare noi stessi, siamo cresciuti sia a livello personale che professionale e abbiamo delle spalle più larghe. Questa esperienza e tutti questi anni ci hanno permesso di confrontarci con altri musicisti che stimiamo: la nostra musica può confrontarsi con altra musica che ci circonda. È stato un passaggio di maturità, ora siamo pronti.

Cosa avete preso da Willie e cosa avete dato a lui?

A lui crediamo di aver dato un po’ fastidio e ansia (ridono, ndr.), perché gli telefonavamo mentre lui era impegnatissimo a Sanremo. Il feedback di tutti noi è che abbiamo sbagliato a non farlo prima. Certo, è vero che siamo caduti sul morbido con Willie, ma ci siamo resi conto che tutte le paranoie che avevamo precedentemente erano cavolate, la buona musica è qualcosa di oggettivo, al di là dei generi. Quando abbiamo sentito il pezzo con la partecipazione di Willie, la canzone ci piaceva più di prima.


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