Le 10 canzoni che le rockstar amano dei Rolling Stones

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It’s only rock ‘n’ roll. Ma ci piace un sacco. E a quanto pare piace anche a un sacco di star a cui abbiamo chiesto di dirci il titolo della loro canzone preferita dei Rolling Stones. E perché è così importante per loro. Si parte...

Testi: Dave Ling, Dave Everley, Polly Glass, Philip Wilding

Bitch (da STICKY FINGERS, 1971)

Avevo un cognato che era un grande fan degli Stones. Il mio gruppo erano i Led Zep, ma cominciai a chiedermi cosa mi fossi perso. Dopo qualche indagine, iniziai ad apprezzare il retaggio di Keith e il suo modo di suonare la chitarra. E poi uscì STICKY FINGERS. Quando imparai a suonare Bitch, era diversa da come suonavo io. Queste due note unite – la quinta e l’ottava – dovevi tirarle allo stesso momento. Keith lo faceva, e così lo imitai. Si sente in Reckoning Day e in molte delle mie canzoni.

Per me Keith è importante. Il mio stile è unico perché mescola un po’ di Bitch e un po’ di Stone Free [di Jimi Hendrix], ma la gente probabilmente non se ne rende conto. In passato, ho scherzato e detto cose poco carine su Keith. Quando ho scoperto che era eroinomane, ho detto: “Fico, sono come Keith Richards”. Ma credo che la storia sia stata fraintesa, e poi sembra che lui non sia stato eroinomane a lungo.

Dave Mustaine, Megadeth

Let It Loose (da EXILE ON MAIN ST., 1972)

È una canzone che non piace a nessuno, mentre io penso sia geniale. Sta in EXILE ON MAIN ST. Mi hanno sempre attirato le canzoni che non sono diventate successi, e questa rientra perfettamente nella categoria. Molti dovrebbero conoscerla. Probabilmente l’hanno sentita, ma non ascoltata come si deve. È bellissima. Ha una voce stupenda, e una chitarra meravigliosa.

Slash

Child Of The Moon (45 giri, Lato B, 1968)

Voglio scegliere qualcosa di diverso dal solito. È il lato B di Jumpin’ Jack Flash, ma a modo suo è un ottimo brano psichedelico. Quasi proto-grunge. Se mi concedeste un secondo brano – lo so che la regola è uno solo, ma è mio privilegio come fan sfegatato degli Stones di suggerirne un altro – sarebbe I’m Alright, da GOT LIVE IF YOU WANT IT!. È talmente crudo e vivo che riesci quasi a toccarlo. E ovviamente è un brano di Bo Diddley: sto usando la parola “brano” in senso molto lato, visto che è più che altro una jam scatenata, cosa che la rende ancora più apprezzabile.

Billy Gibbons, ZZ Top

2000 Man (da THEIR SATANIC MAJESTIES REQUEST, 1967)

Mi ricordo quando uscì Satisfaction. Ero un ragazzo e da allora ho sempre amato gli Stones. Nel corso della mia carriera, ho fatto un paio di cover degli Stones. L’estensione di Mick Jagger è abbastanza limitata, e un sacco di volte invece di cantare parlotta, così per me è facile rifarle perché non mi considero un vero cantante. Ho cantato nella versione dei Kiss di 2000 Man in DINASTY. Ci siamo divertiti a suonarla, e in un certo senso l’ho fatta mia.

Ace Frehley

Walking The Dog (da THE ROLLING STONES, 1964)

In mezzo alle altre canzonette da classifica inglesi, fu una boccata d’aria fresca. Ricordo di averla imparata a suonare nel 1964, quando ero appena 17enne. Ci esibivamo in una sala da ballo per ragazzi, e una gang di motociclisti minacciosa continuava a dire: “Suonala ancora”. Benché io tentassi educatamente di spiegargli che l’avevamo già fatta tre volte, ci posero di fronte a un’alternativa molto netta. E visto che non potevamo permetterci di ricomprare chitarre e amplificatori nel caso ce li avessero rotti sulle teste, ubbidimmo. Ho perso il conto di quante volte l’abbiamo “risuonata”, e da allora non sono più riuscito ad ascoltarla!

Ian Anderson, Jethro Tull

(I Can’t Get No) Satisfaction (da OUR OF OUR HEADS, 1965)

Adoro Satisfaction per il riff, che è facilissimo da canticchiare. Una volta lessi un’intervista in cui Keith disse che quel riff gli venne in mente mentre dormiva, si svegliò e lo incise col registratore. A me sembra quasi una sezione di fiati. È fantastico.

Rudolf Schenker, Scorpions

Paint it, Black (da AFTERMATH, 1966)

Se cercate un brano originale, allora Paint It, Black è perfetta, sia a livello di testo che di ritmo. Amo quell’influenza del Marocco, con la melodia esotica e quella sezione ritmica così trascinante. È una canzone incredibilmente forte e coinvolgente.

Steve Hackett

Jumpin’ Jack Flash (45 giri, 1968)

Dal primo momento che  l’ho sentita, ho amato tutto di questa canzone. Ha un sapore molto minaccioso. È sinistra ma anche attraente, anzi più che sinistra e spaventosa. Per me è sempre attuale. Più imparavo come scrivere brani, e più mi piaceva. È sempre gagliarda, e la produzione è perfetta. Per gli Stones fu come tornare in vetta. Li aiutò a rivendicare la loro identità. Da quel momento in poi non li fermò più nessuno, per cui fu un ritorno in vetta coi controcazzi.

William DuVall, Alice in Chains

Under Cover Of The Night (da UNDER COVER OF THE NIGHT, 1983)

A parte la musica, che è ottima, quello che mi attira è il lato politico. Parla di cosa succedeva in America centrale in quel periodo – e ovviamente Mick era sposato a Bianca [che era nata in Nicaragua]. Il testo parla di questo: ‘All the young men, they’ve been rounded up / And sent to camps back in the jungle / And people whisper, people double-talk / Once proud fathers act so humble’. Mi piace il suono delle chitarre. Hanno qualcosa di profondo e sinistro. Quando l’ho sentita la prima volta, mi ha conquistato. Dopo Under Cover Of The Night, gli altri brani che preferisco degli Stones sarebbero Sympathy For The Devil e Not Fade Away, in quest’ordine.

Steve Hogarth, Marillion

You Can’t Always Get What You Want (da LET IT BLEED, 1969)

Da giovane ero più un fan dei Beatles che degli Stones, ma col tempo li ho apprezzati. Il brano che mi piace di più l’ho scoperto grazie al film Il grande freddo: You Can’t Always Get What You Wantsi sente nella scena iniziale – il grande funerale. È così bella e ricca di soul. La struttura – il modo come cresce per sfociare in questo incredibile coro gospel – mi tocca moltissimo. Oggi trovo orribile che venga usata ai raduni di Trump. Qualcuno dovrebbe alzarsi e dire, “Smettetela subito”, prima che la gente inizi a credere che c’è un legame tra l’artista, la canzone e la causa.

Fish

Questo articolo è tratto da «Classic Rock Grandi Glorie» n.6, tutto dedicato ai Rolling Stones. Lo trovate in edicola e sul nostro store online.

Grandi Glorie del Rock n.6 Sprea Editori
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