Quando Ritchie Blackmore piantò in asso i Deep Purple

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La parentesi dei Deep Purple con Blackmore alla chitarra è lunga e tormentata, quanto ineguagliabile da un punto di vista stilistico. Ma il tocco perfezionista e virtuoso alla Stratocaster si accompagna a un carattere pepato e irruento, che porterà il chitarrista a lasciare la band prima nel 1974 e poi nel 1993. 

Quando il cantante degli allora Roundabout, Chris Curtis, chiama a rapporto Ritchie Blackmore, questo diventa il primo chitarrista ufficiale dei neonati Deep Purple, nel 1968. E la Mark I, originaria line up del gruppo, vede Rod Evans alla voce e Nick Simper al basso per un solo anno, fino al 1969. Il protagonismo creativo della band è diviso tra Blackmore e Jon Lord, maestro dell'Organo e principale compositore con cui il chitarrista condivide la passione per la musica classica. Così, sin da subito lo stile di Blackmore si distingue dalle scale blues imperanti durante gli anni Sessanta, avvicinandosi alla velocità sulle sei corde caratteristica del nascente heavy metal. Il suo tocco è preciso, virtuoso e influenzato dai classicismi, in perfetta accoppiata con Lord per lo stile distintivo dei Deep Purple. 

Ma ecco sedimentarsi, in procinto degli anni Settanta, la storica Mark II della band. In formazione arrivano gli inseparabili Ian Gillan alla voce e Roger Glover al basso che, con Blackmore, Lord e Ian Paice alla batteria, scrivono l'epopea gloriosa di Smoke On The WaterIndubbiamente uno dei riff più celebri della storia, incorniciato dalla voce inconfondibile di Gillan. Tra i due però non corre buon sangue e la venalità caratteriale di Blackmore si fa sentire. In breve la band comincia a frammentarsi fino all'irreparabile, che Lord ricorderà come una vergogna per la storia dei Deep Purple. Nel 1973 cantante e bassista salutano i colleghi con risentimento verso il burrascoso Blackmore, che non scende a compromessi. Al loro posto entrano in formazione David Coverdale e Glenn Hughes, la terza ronda di cantante-bassista. 

Ma niente è più lo stesso, e nell'aprile 1974, al California Jam, l'irruenza megalomane di Blackmore divampa ai massimi vertici. Al soldo di una Stratocaster distrutta su una telecamera, un cameramen aggredito e un amplificatore Marshall esploso, con tanto di capelli incendiati di Blackmore e Paice, i Deep Purple mettono in scena uno dei loro più folli show, e l'insofferenza di Blackmore dilaga fino all'inevitabile abbandono della band, nel 1974.

Secondo lui il gruppo ha preso una svolta troppo funk e i suoi interessi convergono verso un progetto personale: i Rainbow. La band vede Ronnie James Dio, volto iconico dei Black Sabbath, alla voce, con una carisma scenografico che presto oscura il fondatore Blackmore. E intanto i Deep Purple, dopo una sostituzione repentina con Tommy Bolin alla chitarra - suggerito da David Bowie -sedimentano per quasi dieci anni in un limbo senza uscita. Finché diventa chiaro che l'unica soluzione è ricostruire la formazione Mark II. 

Niente di più facile se, come si dice, sul banco vengono messi 25.000$ per il ritorno di Blackmore, l'unico da convincere con la forza. Ma le vecchie discrasie stilistiche e i rancori passati non si placano con il tempo, ma ne escono rafforzati, tanto da spingere nuovamente Gillan all'abbandono. Non c'è altra soluzione che salutare una volta per tutte Blackmore, nel 1993. E la parentesi Mark II si chiude con un ultimo concerto disastroso di quell'anno, fomentato dall'arrivo del chitarrista a metà della performance, giusto per scaldare gli animi. Al posto di Blackmore arrivano prima Joe Satriani e poi Steve Morse, due talenti indiscussi della chitarra. E Blackmore ha così descritto la sua sostituzione:

Sono solo contento che abbiano trovato un chitarrista da portare avanti, perché pensavo che sarei stato incatenato a questa band per il resto della mia vita. Era come una cosa a palla e catena, e fortunatamente hanno detto: 'Beh, abbiamo trovato qualcuno.' 'Grazie a Dio posso uscire'.

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