Bruce Springsteen e Courteney Cox: la storia di Dancing In The Dark

Da un lato l'intramontabile Monica Geller di Friends, dall'altro il Boss in persona che, inconsapevolmente, lanciò la carriera della giovane attrice nel 1984. Al centro, un videoclip iconico, girato da un regista coi controfiocchi e diffuso a rotazione su MTV fino a rendere Dancing In The Dark una canzone di culto. 

Nel 1984, Bruce Springsteen pubblica il suo settimo album, BORN IN THE U.S.A. Un successo colossale dopo THE RIVER (1980) che conta ben sette brani su dodici estratti come singoli. Tra questi, la sempreverde title track, Born In The U.S.A. e un titolo che fece vincere a Springsteen un Grammy Award per Best Stage Performance nel 1985Dancing In The Dark.

Si tratta dell'ultima canzone scritta dal Boss per l'album con una richiesta quasi coercitiva dal suo manager Jon Landau, che voleva un pezzo destinato a diventare una hit. Così avvenne, ma in origine Bruce non era molto contento dell'idea. Nel 1983, infatti, nel suo ritiro sulle colline hollywoodiane di Los Angeles, aveva scritto ben 80 canzoni papabili per il disco, tra le quali ne scelse undici. Tuttavia, mancava la punta di diamante, scritta in una sola notte giusto per il vezzo di Landau, che non si accontentava delle 69 restanti. 

Non a caso il titolo invoca una danza nell'oscurità, condotta dall'artista asservito alle esigenze di mercato, svuotato della sua creatività tanto da non aver più nulla da dire. Così cita infatti la prima strofa della canzone: 

Mi sveglio di notte e non ho niente da dire. Torno a casa la mattina, vado a dormire con la stessa sensazione. Sono solo stanco e annoiato da me stesso.

Insomma, non proprio un testo dirompente ed energico come il ritmo trainante del brano. Anche se poi, sul ritornello, arriva quel fuoco che divampa, l'immagine di una rinascita, di una nuova svolta che sul palco è scandita da passi di danza. E le movenze del Boss sono indimenticabili in quanto immortalate nel celebre videoclip di Brian De Palma girato tra il 28 e il 29 giugno 1984 nelle due tappe di concerto al Saint Paul Civic Center dell'omonima città in Minnesota. Sul palcoscenico vediamo Springsteen a fianco della sua E-Street Band con l'immancabile jeans e camicia bianca. Ma ad un tratto, la telecamera del regista di Scarface (1983) inquadra una giovane ragazza in prima fila. Un volto acqua e sapone, incorniciato da un taglio corto sbarazzino. Si chiama Courteney Cox

Dieci anni dopo la vedremo sul piccolo schermo della NBC nei panni di Monica Geller per l'amata sitcom Friendsma per ora è solo una ragazza di buona famiglia dell'Alabama che sogna di fare l'attrice. E pensare che Springsteen non sapeva neanche si trattasse di una finta fan per il videoclip, ha solo seguito l'indicazione di De Palma scegliendo lei. Così il loro balletto sul palco è diventato un momento di culto, anche se è stato necessario ripetere la performance due volte per una ripresa ottimale, dato che il Boss era a metà concerto e completamente sudato durante il primo girato. Quel balletto non solo ha ispirato l'irriverente movenza di Carlton nella sitcom Willy - Il Principe di Bel Airma ha anche inaugurato la tradizione di portare una fan sul palco durante Dancing In The Dark. 

Il videoclip ha quindi lanciato la carriera della Cox e ha reso la canzone una hit tutta da ballare, nonostante un cupo significato di fondo. Così il 30 giugno 1984 il pezzo era già in seconda posizione in classifica e «Rolling Stone» l'ha identificata come canzone dell'anno, oltre a connotarla come una delle canzoni che ha definito il rock 'n rollDancing In The Dark è stato infine il primo singolo pubblicato dell'album, anche prima dell'uscita dello stesso. Non solo Courteney Cox, ma l'intera fandom di Springsteen ha osannato quel momento, non ritenendo mai il suo cantautore un artista asservito al successo commerciale. 

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