5 cover dei Beatles da non perdere (parte I)

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Il repertorio artistico dei Fab Four è talmente ricco da accogliere le più particolari interpretazioni: dagli anni Novanta a oggi numerosi artisti hanno riletto in chiave classica o più contemporanea le loro perle anni Sessanta. Scopriamo in questa prima parte 5 cover recenti. 

Michael Jackson, Come Together (1992)

Cominciamo con un eterno classico. Come Together non contiene solo uno dei più celebri riff di basso della storia del rock, ma è anche uno dei brani più amati della discografia Beatles, con oltre 423 milioni di riproduzioni su Spotify. Il Re del Pop non si è fatto sfuggire l'occasione di realizzarne una cover. Questa compare per la prima volta nel 1988, come colonna sonora del film collettore di alcune delle performance più vibranti di Michael Jackson, Moonwalker. Tuttavia, dal 1969 di ABBEY ROAD, il brano ritorna in forma audio solo nel 1992 ed è ancora oggi più vivo e attuale che mai. 

Oasis, I Am The Walrus (1994)

Nell'epoca d'oro della band dei fratelli Gallagher, spesso questo brano era utilizzato in chiusura ai concerti, come chiaro omaggio alla band più amata dagli Oasis. I Am The Walrus, uno dei brani più psichedelici dei Fab Four, contenuto nel MAGICAL MISTERY TOUR (1967), diventa nuova linfa rock tra la chitarra di Noel e la voce di Liam, in un’interpretazione spinta e accentuata del classico firmato John Lennon. L’atmosfera intinta nell’acido e nella magia di un sogno assume una connotazione più hard rock dal ritmo travolgente nell’album CIGARETTES & ALCOHOL (1994).

Toto, While My Guitar Gently Weeps (2002)

Il 1968 che forgia While My Guitar Gently Weeps è un anno mistico e spirituale per i Beatles, al soldo del loro formativo viaggio in India, culla del WHITE ALBUM. E, nel 2002, a quasi cinquant’anni di distanza, una rock band che ha distinto il sound anni Ottanta torna sui passi del gioiellino di Harrison. Loro sono i Toto e il chitarrista Steve Lukather non può rinunciare a un magico assolo su una delle sue canzoni preferite. Quest’ultima appare tra le tracce dell’album di sole cover TROUGH THE LOOKING GLASS e porta con sé un sound elettronico, costruito su sintetizzatore e drum machine, per la parte iniziale. Il crescendo arriva poi con la chitarra, ma indubbiamente il pezzo funziona.  

Eddie Vedder, You've Got To Hide Your Love Away (2002)

Lo zampino di Bob Dylan e della sua anima folk affiora nella terza traccia di HELP! del 1965. E, sebbene nell’album spicchino immancabili perle dei Fab Four come la title track e l’intramontabile Yesterday, lo spirito essenziale e diretto di You’ve Got To Hide Your Love Away non stanca mai. È bello sentir rivivere il tocco di Lennon tra le corde della chitarra e la profonda voce di Eddie Vedder. Dal grunge anni Novanta dei suoi Pearl Jam, la sua cover solista rilascia un’intimità partecipe che brilla di luce propria. Non a caso il brano fu anche usato come colonna sonora del commovente film Mi chiamo Samcon Sean Penn. 

Billie Eilish, Something (2020)

Per ultima lasciamo un'ospite d'eccezione. Nel 2020, infatti, la giovanissima Billie Eilish ha realizzato una cover al piano di profonda bellezza del capolavoro di George Harrison. E, nonostante il pezzo sia il secondo brano dei Fab Four con più cover nella storia dopo Yesterday, l’interpretazione della Eilish è sicuramente meritevole di attenzione per la delicatezza infusa nelle parole, da lei mantenuta. Tra i grandi che hanno poi reinterpretato Something non possiamo non citare Frank Sinatra, rimasto ammaliato dalla canzone, a cui ha dato un tocco swing, e James Brown, il primo a renderne omaggio nel 1973 e forse per questo il preferito di Harrison.

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