4 nuovi album e una chitarra da non perdere secondo Classic Rock e Accordo

Nell'ultimo numero di Classic Rock Italia, in edicola e sul nostro store, non mancano le recensioni di nuovi album, strumenti e libri sulla musica.

Little Steven And The Disciples Of Soul, SUMMER OF SORCERY, LIVE AT THE BEACON THEATRE

Dopo la fine del tour di Summer of Sorcery, i Disciples of Soul erano stati protagonisti in tutta la loro potenza e versatilità del Live al Cavern, palese omaggio ai Beatles. Questo concerto a New York, oltre a documentare la data finale del tour, è nuova testimonianza (c’era già stato Soulfire Live nel 2018) delle enormi possibilità di questo progetto artistico fortemente voluto da Van Zandt, braccio destro di Springsteen da una vita, il quale va ormai considerato un guru del classic rock, un magnifico dispensatore di note e insegnamenti.

In questo triplo (più bonus Dvd) c’è tutto il suo variopinto campionario: canzoni, soul, r’n’b, twist, impegno politico, gioia. Un intero show sui primi dischi, poi nel terzo ospitate varie successe in tour (da Peter Wolf a Lofgren e Springsteen). Inutile fare titoli (segnatevi però Soul Power Twist): c’è da deliziarsi in ogni traccia.

Ermanno Labianca

Little Steven Summer of Sorcery

The Rolling Stones, A BIGGER BANG. LIVE ON COPACABANA BEACH

La premiata industria rock’n’roll Rolling Stones SPA aggiunge un ulteriore pregiato tassello all’affollatissima sala dei trofei. L’ennesimo live (neanche tanti quelli ufficiali, una dozzina), questa volta dal concerto del 2016 a Copacabana, davanti a qualcosa come un milione e mezzo di spettatori. Scaletta, come sempre, perfetta: i classici, il consueto spazio “solista” per Keith Richards, qualche brano “minore”, le chicche per i superfan, i semi-inediti. Tutti contenti? Certo. L’energia, la passione, l’attitudine che ci arrivano sono impagabili e quindi ben vengano la trecentesima versione di Midnight Rambler o Satisfaction. A quando la prossima?

Antonio Bacciocchi

Rolling Stones Live at Copacabana

Divae Project, STRATOSFERICO

Grazie all’entusiasmo e alla passione dell’infaticabile Guido Bellachioma e del geniale polistrumentista Davide Pistoni, tornano a cantare e suonare per noi Demetrio Stratos e Giulio Capiozzo in questo mini album stampato su vinile in 500 copie numerate andate subito a ruba. Due brevi frammenti inediti della voce e della batteria degli Area vengono accarezzati amorevolmente e rivestiti di nuovi suoni come se il tempo non fosse passato. La voce di Demetrio si lancia in funambolici borborigmi, un divertente e trascinante grammelot su un pianoforte atonale e bartókiano. In L’urlo la batteria di Capiozzo spazia da dimensioni sinfoniche che ricordano Charles Ives a momenti più squisitamente jazzistici.

La prima facciata si chiude con una corposa e lirica divagazione al pianoforte di Gianni e Viola Nocenzi. L’atmosfera che pervade questi tre frammenti sperimentali ricorda il disco in studio di UMMAGUMMA o il John Cale di ACADEMY IN PERIL. Ma non finisce qui, nel lato B si rende omaggio a un altro monumento del prog italiano, L’UOMO degli Osanna, che compie oggi 50 anni. La voce e l’armonica di Lino Vairetti, ferme e decise come allora, accompagnate da altri protagonisti di allora, Enzo Vita del Rovescio, Fabio Trentini delle Orme e Pericle Spontilli della Reale Accademia. A chiudere l’album, un passaggio di testimone da parte della generazione degli anni Ottanta, con la voce di Gazebo che intona L’amore vincerà di nuovo.

Stefano Pogelli

Divae Project Stratosferico

The Beach Boys, FEEL FLOWS: THE SUNFLOWER & SURF'S UP SESSIONS 1969-1971

Proseguendo la rimasterizzazione del materiale dei Beach Boys iniziata nel lontano 1990, Mark Linett e Alan Boyd si sono occupati stavolta di SUNFLOWER (1970) e SURF’S UP (1971). Dischi di grande qualità, in cui i Beach Boys sono affiancati da eccellenti musicisti del ‘Wrecking Crew’ che avevano suonato su PET SOUNDS e SMiLE (Ray Pohlman, Lyle Ritz, Larry Knechtel, Mike Melvoin, Hal Blaine, Jay Migliori...). Per quanto eccellente, SUNFLOWER all’epoca fu un flop clamoroso (non superò il 151° posto nella chart di «Billboard»); SURF’S UP vendette molto di più, pur avendo meno brani memorabili (Long Promised Road, Feel Flows, Til I Die, e Surf ’s Up, ripescaggio da SMiLE come Cool Cool Water in SUNFLOWER).

Nei 5 Cd di FEEL FLOWS, i 22 brani dei due album sono integrati da 111 fra scarti recuperati in seguito (Back Home, Good Time, When Girls Get Together, I Just Got My Pay, la bizzarra My Solution), versioni alternative, live, demo, basic tracks e versioni a cappella; spiccano It’s About Time (Live 1971), Surf ’s Up (Live 1973), Cool Cool Water (Alternate), Loop De Loop (Flip Flop Flyin’ In An Aeroplane), Slip On Through (Early Version). Comuni ai due album sono la pluralità di stili, la coralità (brani firmati da tutti i Beach Boys, non più dai soli Brian Wilson & Mike Love come in passato), e l’imporsi di Dennis Wilson, oltre che come vocalist, come autore di pezzi quali Celebrate The News, Sound of Free, Lady, la strepitosa e intricata Slip On Through, Forever, e gli altri in SUNFLOWER, e di inediti fra cui (Wouldn’t It Be Nice To) Live Again, Behold The Night, I’ve Got A Friend.

Jacopo Benci

Beach Boys Feel Flow

Chitarra Fender Telecaster American Professional II

Assieme alla Fender Stratocaster e alla Gibson Les Paul, la Telecaster è la chitarra elettrica più nota e presente nel rock. Rispetto alle due sorelle è quella dall’attitudine più solida, espressiva, diretta. Verrebbe da dire che è la chitarra per le ritmiche, visto che la conosciamo soprattutto al collo di Joe Strummer, Keith Richards o Bruce Springsteen. Ma se pensiamo alle cose che ci fanno Tom Morello, Ritchie Kotzen o John 5, si fa presto a capire che nelle mani giuste può diventare un violino.

Perché la Telecaster è l’elettrica che più di ogni altra può valorizzare l’approccio fisico e diretto di chi la suona a braccio, sparata nell’amplificatore, e vuole sentire in pancia le vibrazioni delle corde che strillano attraverso il legno del body. Ma al contempo, è anche la sei corde più spregiudicata nell’accogliere ora sofisticate, ora estreme manipolazioni sonore con gli effetti, come quelle di Andy Summers coi Police o Jonny Greenwood coi Radiohead.

Per settant’anni la Telecaster ha attraversato epoche e generi, senza rinunciare mai del tutto alla propria natura spartana: un’ergonomia tagliata con l’accetta, con un’elettronica elementare ospitata da due pezzi di legno avvitati. Oggi Fender con la American Professional II propone lo stato dell’arte della Telecaster: una versione attuale, al passo coi tempi, che si rifà il look senza cambiare anima. Una chitarra rivolta soprattutto ai professionisti, con una serie di accorgimenti che ne ampliano versatilità sonora e comfort esecutivo.

Fender Telecaster  American Professional II

Non perdere le altre recensioni su «Classic Rock Italia» n.105, disponibile in tutte le edicole e sul nostro store online!

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