Grandi Glorie del Rock è in edicola con gli Iron Maiden

Il nuovo numero di «Grandi Glorie del Rock» è in edicola e sul nostro store online!

Testo di Fabio Cormio

Non lo so, Rick, mi sembra falso. Avete presente il meme tratto da “Affari di Famiglia”, quel reality americano ambientato in un banco dei pegni? Ecco, quella scarsa, anzi scarsissima convinzione di fronte a un oggetto che non somiglia affatto a quello che avremmo voluto, quante volte l’abbiamo provata al cospetto
del nuovo album di una grande rock band? Inutile girarci intorno: quando sono ancora tra noi, i miti degli anni ’70 e ’80 sfornano – se va bene – dischi non all’altezza del loro glorioso passato.

Apro una parentesi suggerendo a me stesso e a tutti voi di allargare il piano prospettico e di farci un paio di domande, tipo “ma quanto   diverso il panorama musicale di oggi rispetto a quello dei loro esordi? Se allora questa band fu la reazione a qualcosa di preciso, oggi esattamente cosa?”; oppure “cosa sono io oggi, rispetto all’adolescente che si innamorò di questa band 20, 30 o 40 anni fa?”.

Ma torniamo al punto: in linea di massima, le leggende del passato non pubblicano un grande album da decenni. Lo so, è brutto a dirsi e qualcuno non
sarà d’accordo, ma è così.

Gli Iron Maiden, che pure sembravano da tempo a corto di idee, rappresentano ora una straordinaria eccezione, visto che il recente SENJUTSU (che ha conquistato la vetta della Top 50 del 2021 secondo «Classic Rock», una classifica di merito, non una chart di vendite) ha acceso l’entusiasmo degli appassionati, non solo dei fedelissimi della prima ora, quelli così devoti da risultare un po’ obnubilati; no, il diciottesimo album della band di Steve Harris, registrato ai Guillaume Tell Studios di Parigi e uscito lo scorso settembre per la Parlophone, ha avuto un impatto inatteso anche sugli ascoltatori un po’ più generalisti, conquistando recensioni e commenti favorevolissimi, oltretutto in un modo molto particolare.

Nel senso che SENJUTSU non contiene brani catchy, quelli capaci di rapirti al primo ascolto (e la storia dei Maiden ne annovera tanti, lo sappiamo bene), ma soprattutto pezzi lunghi e d’atmosfera, esempi perfetti sono The Parchment e Hell on Earth (rispettivamente 12’39” e 11’19”), vere e proprie suite di cui innamorarsi nel tempo.

Questo è forse l’aspetto più interessante: SENJUTSU è un album che non ha nulla di ruffiano, non è un disco che vede i sei ex-ragazzi impegnati in una grottesca imitazione di quello che erano. Semmai SENJUTSU dimostra che gli Iron Maiden non hanno terminato il loro percorso musicale ma sono ancora in viaggio. Ed è proprio questo viaggio, iniziato nel 1975 a Londra, che vi raccontiamo nell’undicesimo capitolo di «Le Grandi Glorie del Rock».

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