Beggar’s Farm
Intervista a Franco Taulino

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12 febbraio 2019

BEGGAR’S FARM: intervista a Franco Taulino, fondatore del gruppo “paladino” del Prog italiano

Nati nel 1996, i Beggar’s Farm sono un gruppo che celebra l’era del progressive; inizialmente autore di un tributo esclusivo dedicato ai Jethro Tull, in seguito il gruppo  ha allargato il suo repertorio ad altri grandi classici gruppi dell’epoca, come la PFM o i Deep Purple. Abbiamo intervistato il leader della formazione, Franco Taulino.

Di Eugenio Mirti

Come nascono i Beggar’s Farm?
L’idea nacque nel 1996, quando in preparazione della prima convention nazionale dei fan dei Jethro Tull lessi casualmente un annuncio su una fanzine: si cercava di costruire il fan club, e c’era bisogno di qualcuno che sapesse suonare. A quel punto in pochissimi giorni misi in piedi un gruppo e creammo il repertorio. L’idea era provare cinque o sei pezzi e finire il tutto con la convention, ma la formazione è rimasta viva fino ad oggi, cambiando molti componenti.

Perché il nome “Beggar’s Farm”?
È il titolo della prima canzone del primo disco dei Jethro Tull, nome proposto dal chitarrista dell’epoca.

Non eseguite solo brani dei Jethro Tull però.
Per una decina di anni siamo stati quasi esclusivamente monotematici; poi, un po’ perché non è facile proporre un concerto dedicato esclusivamente ai Jethro Tull, un po’ perché abbiamo avuto tanti ospiti come Bernardo Lanzetti della PFM, David Jackson dei Van der Graaf Generator, etc., abbiamo ampliato il repertorio, e così  l’orizzonte musicale è diventato molto ampio.

Cosa vi ha lasciato suonare con i grandi miti del prog?
È sempre un’esperienza incredibile; condividere il palco con personaggi che hanno sunanto ai massimi livelli mondiali ti insegna moltissimo; non avrei mai immaginato di suonare con Ian Anderson, Ian Paice,  artisti così importanti che di solito vedi nelle copertine dei dischi, ed è sempre un’emozione straordinaria.

Siete in un certo senso anche divulgatori.
Se nessuno suona la musica dal vivo, che è una delle gravi mancanze di questo momento storico, la musica stessa non si diffonde; il pubblico non è più neanche abituato a sentire la gente che suona, al di là del genere musicale.

Qual è un sogno che vorresti ancora esaudire?
Da tempo mi piacerebbe riuscire a fare un CD di brani originali, perché quelli precedenti sono praticamente tutti live. Non è facile perché ci vuole tempo, e i componenti del gruppo vivono quasi tutti distanti tra loro.

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