Rock and Roll Radio: cinque domande a Mark Jeeves

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Il rock è morto. I dischi anche. Per non parlare della radio. Ma sarà vero?

Classe 1967, si appassiona alla musica rock vedendo Suzi Quatro a Top of the Pops e ascoltando i Led Zeppelin dal giradischi della sorella maggiore. Nel 1999, dopo molta gavetta radiofonica fatta per tutta la Gran Bretagna, viene preso nel team fondatore di Planet Rock e, come dice lui stesso, vivrà in una sorta di Hotel California e non se ne andrà più via… Conduce uno degli show più seguiti del weekend, quello delle 5 del mattino, che, per citare il suo promo, “cura i postumi della sbronza, sveglia chi è in partenza per il fine settimana e accompagna a casa chi ha lavorato di notte!”. Tutte le domeniche, alle 8 di sera, conduce The Long Player, un altro show di grande successo.

THE LONG PLAYER CI PORTA DIRETTAMENTE AI BUONI VECCHI 33 GIRI, MA COME TI TROVI A MANEGGIARE ALTRI FORMATI?
Ho sempre amato la sensazione che ti dà il vinile. Se hai un buon impianto stereo non c’è storia, si sa. Ma quello che mi ha sempre affascinato degli album è il lavoro di design e di arte grafica e fotografica sulle copertine che, spesso, ti inducevano persino a comprare un disco a scatola chiusa. Sono felice che adesso ci sia un revival del vinile, perché si potrà godere anche di una spinta creativa in più sulle cover, visto che la custodia del Cd è troppo piccola per questo.
Quanto agli mp3, personalmente li uso per mandare idee e suggestioni via email, ma, per me, non sono un formato audio di qualità accettabile.

SEI UN DJ MOLTO POPOLARE, ICONICO DIREI, DAL VASTISSIMO SEGUITO. COME PENSI CHE LA RADIO TRATTI LA MUSICA DI QUESTI TEMPI E COME CREDI CHE POSSA SOPRAVVIVERE AI SOCIAL?
Non credo di essere iconico, ma grazie del complimento. Mi sento un tipo fortunato che riesce a condividere i suoi brani rock preferiti con un bel po’ di gente. Qui da noi, ti sembrerà strano, la radio sta andando meglio che in altri tempi. Credo che la radio vivrà per sempre, perché non c’è niente di più contagioso di una persona reale che si entusiasma per una canzone. iTunes o Spotify vanno benissimo per trovare e ascoltare musica all’impronta, ma i dj sono quelli che ti fanno sentire cose che non hai mai sentito prima, sono i tuoi amici, quelli di cui ti fidi quando si tratta di andare a comprare un disco. La radio vivrà per sempre!

I CAMBIAMENTI CHE HANNO INTERESSATO IL CONSUMO DI MUSICA, L’INSTANT DOWNLOAD PER ESEMPIO, SECONDO TE HANNO DANNEGGIATO LA MUSICA E ABBASSATO UN PO’ IL LIVELLO CULTURALE DELL’ASCOLTATORE?
Niente di tutto questo. Hanno permesso, invece, a nuovi artisti di emergere evitando tutte le restrizioni delle case discografiche e a quelli affermati di sopravvivere. Pensa ai Marillion: se non fosse stato per i loro fan, che hanno potuto sostenerli direttamente e permettergli di produrre e vendere i propri album, non avrebbero continuato a scrivere e a incidere. Secondo me, questa nuova
condizione offre a tutti la possibilità di fare musica e di farsi ascoltare e, anche nella quantità, prima o poi la qualità emerge.

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# PER BALLARE… David Bowie, Stay; PER PENSARE… Pink Floyd, Time; # PER TIRARSI SU DI MORALE… Whole Lotta Rosie, AC/DC

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Rock and Roll, Led Zeppelin

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