BREXIT: cosa cambia nell’industria musicale?

Il 31 gennaio 2020 il Regno Unito è ufficialmente uscito dall'Unione Europea. Sulle conseguenze economiche e sociali della Brexit si è discusso a lungo, ma come muterà invece il mondo musicale?

Sono finiti i tempi della Swinging London. Senza fondi europei, il mercato unico, un regime IVA agevolato e libertà di movimento dentro l'Unione, il sistema musicale inglese potrebbe perdere la propria incontrastata posizione di dominio.

Infatti, tra le restrizioni annunciate dal governo Johnson in materia di immigrazione, rientrano anche quelle relative ai musicisti che, per avere accesso nel Regno Unito, avranno bisogno di un visto e dovranno pagare circa 244 sterline per potersi esibire. Il visto di cui si parla è il TIER 5, necessario per chi esercita un lavoro temporaneo in campo artistico o sportivo.

Inoltre, una volta concluso il regime transitorio, i creativi dell'Unione Europea e di paesi terzi che desidereranno spostarsi nel Regno Unito dovranno dimostrare di avere circa 1.000 sterline presenti sul proprio conto, almeno 90 giorni prima della richiesta del visto. In precedenza, invece, era consentito agli artisti e al loro staff di recarsi nel Regno Unito senza restrizioni.

Naturalmente, questo scenario risulta problematico per gli artisti emergenti o di media visibilità, per cui ottenere visti e sostenere grossi costi potrebbe non essere così facile. Per ora, a nulla è servita la petizione lanciata dal Sindacato dei Musicisti Britannico perché venga concesso ai musicisti un libero passaporto.

Con la Brexit, inoltre, anche il merchandise e i vinili diventeranno più cari, dato che la maggior parte delle case discografiche britanniche stampa i vinili all'estero. Con l'aumento delle tasse doganali, aumenteranno anche i costi di produzione del disco, e non sarebbe semplice spostare di nuovo la produzione nel Regno Unito. A soffrire maggiormente, è chiaro, non sarebbero le major come la Sony o la Warner, bensì le piccole e grandi etichette indipendenti, come la Domino o la Sub Pop.

I termini di queste imposizioni partiranno dal gennaio 2021, in modo da garantire un periodo di transizione alle parti coinvolte. Dal prossimo anno, dunque, la musica cambierà. E non sicuramente in meglio.

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