L’Irlanda raccontata dai Modena City Ramblers

Da Un giorno di pioggia a Canzone dalla fine del mondo. L'amore per l'Irlanda nel folk punk dei Modena City Ramblers.

I Modena City Ramblers nascono nel 1991 da un gruppo di amici che, senza troppe pretese, ama intrattenere compagni e parenti suonando musica folk. Il cuore di "Albertone" Morselli, Giovanni Rubbiani, "Albertino" Cottica, Franco D'Aniello e Luciano Gaetani ha radici emiliane ma batte per l’Irlanda. Dall'Irlanda viene infatti il nome della band, un omaggio made in Italy ai Dublin City Ramblers, e all'Irlanda la formazione dedica il primo album, RIPORTANDO TUTTO A CASA (1994).

Il disco, il cui titolo consiste in una tradizione letterale di BRINGING IT ALL BACK HOME di Bob Dylan, celebra l'identità “mista” dei Modena City Ramblers. Un’identità fatta di Emilia-Romagna, racconti sulla Resistenza, battaglie politiche. Ma anche di Irlanda, per l’appunto, con la sua musica tradizionale, le sue pinte di birra e le sue storie di folletti.

La Terra di Smeraldo trova pieno spazio all'interno di tre canzoni in particolare: In un giorno di pioggia, Morte di un poeta e Il bicchiere dell'addio.

IN UN GIORNO DI PIOGGIA

Il brano, forse uno dei più noti dei Modena City Ramblers, comincia con una soave voce femminile accompagnata da un flauto, che riporta in gaelico due versi tratti da una canzone popolare. Si tratta del lamento di una donna, che rivolge il suo pensiero e la sua preghiera a un innamorato lontano, in guerra. Senza questi primi versi, non potremmo comprendere il resto della canzone, trascinante ballata folk.

Addio, addio e un bicchiere levato al cielo d'Irlanda e alle nuvole gonfie
Un nodo alla gola ed un ultimo sguardo alla vecchia Liffey e alle strade del porto
Un sorso di birra per le verdi brughiere e un altro ai mocciosi coperti di fango
E un brindisi anche agli gnomi a alle fate, ai folletti che corrono sulle tue strade.

L'Irlanda stessa, nelle parole dei Modena, assume il volto della donna che piange per l'assenza dell'amato. Nella canzone, il protagonista saluta la sua Irlanda innamorata, le dice addio, e parte chissà per quale avventura. Questa signora Irlanda ha i modi un po' rudi, è robusta e sgraziata, ma il protagonista ha imparato ad amarla e sogna il giorno in cui potrà tornare a ballarci insieme e consolare i suoi "occhi bagnati".

E in un giorno di pioggia ti rivedrò ancora
E potrò consolare i tuoi occhi bagnati
In un giorno di pioggia saremo vicini
Balleremo leggeri sull'aria di un Reel.

Chi ha visitato l'Irlanda non farà fatica, ascoltando In un giorno di pioggia, a ritrovare con la mente le terre verdi di Wicklow, ma anche quel cielo un po' capriccioso, capace di colorarsi d'azzurro e di grigio cupo nel giro di un paio d'ore (quello stesso cielo cantato da Fiorella Mannoia). E chi non l'ha mai visitata, grazie all'omaggio dei Modena, potrà cominciare a sognarla.

MORTE DI UN POETA

Le note di un violino impazzito si rincorrono mentre le gambe dei ballerini cominciano a scalpitare. Morte di un poeta dei Modena City Ramblers è una di quelle canzoni impossibili da ascoltare restando fermi, a dispetto del suo contenuto drammatico. La band emiliana scrisse il pezzo per tutti quegli artisti morti negli anni di solitudine, tra cui Helno, voce del gruppo francese Les Negresses Vertes, che nel 1993 a Parigi si fece l'ultima dose di eroina, per poi morire a soli 29 anni.

La canzone è stata scritta anche per due noti artisti irlandesi: Shane MacGowan, storico leader dei Pogues, che negli anni 90 si rifugiò a New York cercando di disintossicarsi dall'alcool, e lo scrittore dublinese Brendan Behan, morto di coma epatico nel 1964. Per loro sono i versi seguenti.

Vecchia sporca Dublino per un figlio che ritorna sei una madre che attende al tramonto
Con la puzza di alcool coi baci e le canzoni per chi è stato un prigioniero lontano
C'è una bomba e una pistola, un inglese da accoppare e una divisa dell'esercito in verde
Ma è sempre soltanto la stessa vecchia storia e nessuna lo capirà.
Ma lasciatemi qui nel mio pezzo di cielo ad affogare i cattivi ricordi
Nelle vie di Dublino il poeta è da solo e nessuno lo salverà.

IL BICCHIERE DELL'ADDIO

Un brano particolarissimo, che gioca con ritmi differenti e persino diverse lingue. Il bicchiere dell'addio non omaggia propriamente l'Irlanda. Il brano celebra infatti l'ultimo brindisi di un amico prima di un viaggio, ma non abbiamo indicazioni né sulla località di partenza né sulla destinazione.

Il pezzo contiene però numerosi riferimenti a The Body of an American dei già citati Pogues, a partire dalla melodia quasi identica a quella del gruppo irlandese, fino al commovente saluto "fare-thee-well": addio.

CANZONE DALLA FINE DEL MONDO

Dopo il successo del primo album, i Modena City Ramblers pubblicano il loro secondo capolavoro in studio, LA GRANDE FAMIGLIA. Il disco, edito nel 1996, è anche il primo album da solista per Stefano "Cisco" Bellotti che, dopo l'abbandono della band da parte del co-vocalist Alberto Morselli, diviene voce e immagine del gruppo fino al novembre 2005.

Come la loro opera di debutto, anche LA GRANDE FAMIGLIA risente dell'identità meticcia del gruppo modenese, un'identità vagabonda, in cui l'amore per l’Irlanda e i suoi suoni folk convive con il recupero della tradizione popolare italiana.

All'interno del disco, ritroviamo uno dei canti d'amore più struggenti che siano mai stati scritti. Indovinate chi è la protagonista di Canzone dalla fine del mondo

Seduti fra pietre e brughiere guardavamo i gabbiani volare
Raccontavi la storia del bimbo che un giorno scappò con le fate
Ma il vento dell'ovest chiamava ed il cielo d'Irlanda svaniva,
Mi svegliai in una stanza deserta ubriaco mentre il sogno finiva.

Non siamo più tra i vicoli sporchi e affollati di Dublino, ma ci affacciamo sul mare. I Modena citano un porticciolo, dove i pescatori trascorrono il tempo libero bevendo birra e giocando a carte. Probabilmente si tratta del porto di Dingle, uno dei porti più suggestivi al mondo per le sue case dai mille colori e le sue insegne stravaganti, oppure quello di Galway, che la band emiliana ha citato anche in altre canzoni (La strada). I musicisti però preferiscono non definire un luogo preciso.

La canzone assume così i contorni di una fiaba, popolata da fate e gabbiani. Tutto è indefinito e sognante, ma anche leggero come una danza e, per il narratore, oggi troppo distante.

E i giorni che passano sono lunghi e coperti di nero
Mi trascino perduto nei vicoli a maledire una terra straniera
E i giorni son secoli aspettando di poter tornare
Di nuovo la fine del mondo cullato dal canto del mare.

Eccovi il canto dei Modena City Ramblers, nella speranza che possa "cullarvi”, in questi giorni difficili, come il mare di Irlanda.

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