Rolling Stones: quel concerto ad Altamont finito in tragedia

Nel 1969, i Rolling Stones tennero un concerto gratuito nel nord della California. Vi parteciparono 300 mila persone. A riprenderlo, i fratelli Maysles.

Era il dicembre del 1969. Quattro mesi dopo Woodstock, i Rolling Stones organizzarono un festival gratuito nei dintorni di Oakland. La manifestazione avrebbe dovuto chiudere il loro tour americano e ospitare anche i Santana, i Jefferson Airplane, i Flying Burrito Brothers e Crosby, Stills, Nash e Young. Quella che sarebbe dovuta essere una seconda Woodstock si rivelò invece una tragedia. Ecco la storia del concerto e di Gimme Shelter, il film che lo immortalò per sempre.

LA STORIA

Il 6 dicembre 1969, circa 300.000 persone si ritrovarono all'interno dell'autodromo di Altamont, una location individuata solamente tre giorni prima dell'evento. Una scelta infelice, come infelice fu la decisione di affidare il mantenimento dell’ordine agli Hells Angels locali, gruppi di bikers noti per la loro violenza e ostilità, soprattutto nei confronti della cultura hippie.

A manifestazione avviata, armati di stecche di biliardo e coltelli, gli Angels cominciarono a picchiare gli spettatori. Non solo. Colpirono anche Marty Balin dei Jefferson Airplane, tra i primi ad averli accusati per i loro atteggiamenti aggressivi. Crosby, Stills, Nash e Young, invece, lasciarono il palco dopo solo quattro canzoni.

Poi, apparvero gli Stones. La band di Mick Jagger iniziò l’esibizione prima del previsto, alle 16.30. Suonò quindici pezzi, ma già dal secondo scoppiò il panico. Qualcuno, infatti,  gridò: "Al fuoco, al fuoco". Gli Stones interruppero allora la loro Simpathy for the Devil, invitarono alla calma, ricominciarono.

Poi, a metà concerto, il dramma: Meredith Hunter, un diciottenne afroamericano, venne accoltellato da uno degli Angels probabilmente perché, sotto stupefacenti, aveva spaventato il pubblico estraendo una pistola.

I Rolling Stones non si fermarono. Portarono a termine la loro esibizione, per poi fuggire in elicottero. Quando il gruppo si guardò alle spalle, si accorse di ciò che aveva lasciato. Ad Altamont, non morì "solo" Meredith Hunter. Altre due persone vennero investite, una terza affogò in un canale di scolo. Un dramma senza fine.

IL FILM

Non mancarono, dopo il concerto, le polemiche. Perché i Rolling Stones non avevano interrotto la loro esibizione? Quanto il gruppo era realmente consapevole di ciò che stava accadendo? Quante decisioni sbagliate avevano preso gli organizzatori del festival?

Ma ci fu un'altra polemica, ancora più accesa. Esattamente un anno dopo la tragedia, nelle sale americane uscì Gimme Shelter, il documentario che Albert e David Maysles avevano realizzato proprio durante il tour americano degli Stones del 1969. Il film culminava, guarda caso, con il disastroso concerto di Altamont.

La musica che ha scosso il mondo...e la violenza che l'ha tramortita!

Questo lo slogan che accompagnava il film.

Con la proiezione di Gimme Shelter, l'omicidio di Meredith Hunter si ripeteva una seconda volta, davanti alla macchina da presa.

La stampa, osservando quelle immagini, crude e dinamiche, accusò la potentissima canzone Sympathy for the Devil di aver fomentato la folla. Questo è il motivo per cui i Rolling Stones non cantarono il pezzo per oltre sei anni anche se, prestando attenzione al film, ci si accorge di come l'omicidio di Hunter avvenne durante l’esecuzione del brano Under my Thumb, in un crescendo di violenza.

Qualcuno sostenne invece che già la presenza delle telecamere incitasse all'aggressività, per un puro spirito di esibizionismo; qualcun altro, addirittura, che fossero stati i registi ad architettare tutto.

Ancora oggi ci si chiede, d'altra parte, perché i fratelli Maysles non intervennero anziché riprendere e rubare gratuitamente quelle scene di sofferenza.

Al di là delle polemiche, da cui gli operatori si difesero sostenendo che non avrebbero potuto impedire nulla, Gimme Shelter ci mostra la fine del sogno di Woodstock, della Summer of Love e dell'illusione hippie.

In questo, il finale della pellicola è molto significativo: gli Stones ci vengono mostrati dopo il concerto, intenti a osservare le riprese dell'omicidio nello studio di mixaggio. Intenti a ponderare le conseguenze, che ancora bruciano, di quel “the show must go on” così fatale.

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