Quando Keith Moon degli Who mise dei pesci rossi nella sua batteria

Talentuoso quanto eccentrico. Il 25 maggio del 1978 Keith Moon si esibì per l'ultima volta con gli Who. E il mondo non avrebbe più dimenticato le sue stranezze.

Il 25 maggio del 1978, dopo un breve concerto all'interno degli Shepperton Studios di Londra, Keith Moon fece un inchino, strinse la mano a qualche fan e scese dal palco. Nessuno poteva immaginare allora che quello sarebbe stato il suo ultimo live prima di morire.

L'ultimo atto finale di un batterista che, per sentirsi bene, aveva bisogno di far parlare di sè. Anzi, aveva bisogno di avere attorno molte persone che gli dicessero di non fare qualcosa, così da farlo.

Keith Moon era entrato negli Who nel 1964. Adolescente irrequieto, aveva cominciato a suonare la batteria da autodidatta, per sfogarsi. Non sapeva leggere né scrivere musica, ma imparò imitando alcuni dei musicisti jazz più importanti di sempre, come Gene Krupa e Buddy Rich.

Nella band di Pete Townshend e Roger Daltrey, Keith si era ambientato facilmente: se la band era infatti solita distruggere gli strumenti sul palco in quella che definiva poeticamente "arte distruttiva" (in questo articolo vi abbiamo parlato delle chitarre di Pete Townshend), Moon osò di più. Li faceva saltare in aria.

Nel 1967, per esempio, presso gli studi CBS Television di Los Angeles, nascose dell'esplosivo in una delle grancasse della batteria. Sul finale di My Generation diede un calcio alla grancassa innescando la carica. Il risultato? Capelli bruciacchiati per Pete Townshend, oltre a gravi danni all'udito, ferite al braccio per il folle batterista.

Sembra che Keith Moon avesse esteso questa passione distruttiva anche agli ambienti non prettamente musicali. Gli alberghi, per esempio, dove faceva saltare i gabinetti con delle piccole bombe a mano. Proprio per via delle sue intemperanze, gli Who furono spesso banditi da numerose catene alberghiere.

Niente, forse, in confronto a quello che successe l'8 novembre 1974. A North Hollywood, ospite del programma Wide World della ABCMoon si cimentò in un assolo di batteria. Scelse però di non utilizzare una batteria qualsiasi, ma una grancassa contenente acqua e pesci rossi.

Dopo l'assolo, durato cinque minuti, qualcuno tra il pubblico gli domandò che ne sarebbe stato dei pesci. E Moon rispose così, il volto truccato come quello di un gatto:

Anche i migliori batteristi hanno fame.

Quale fu realmente la sorte di quegli sfortunati pesci rossi, non ci è dato saperlo.

Quella di Keith Moon, Moon the Loon, Moon il "pazzo", è purtroppo nota: sarebbe morto quattro anni dopo, vittima del suo folle e grottesco stile di vita

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