I Magma: la band che canta in una lingua inventata

magma

Avete mai ascoltato qualche canzone dei Magma? Se sì, probabilmente vi sarà capitato di non capirne le parole e la ragione è più che legittima. Eccola spiegata qui sotto. 

Gli appassionati di progressive rock avranno sicuramente già sentito parlare dei Magma, la band francese formatasi alla fine degli anni 60 da un'idea del batterista Christian Vander

La particolarità della band risiede nella lingua utilizzata per scrivere i propri testi: il kobaiano. Se non avete mai sentito parlare di questa lingua non allarmatevi. Non si tratta di una vostra lacuna linguistica ma di un'intera lingua inventata di sana pianta dai Magma prima che pubblicassero il loro primo album, nel 1970

In effetti, oltre a essere un batterista, Vander è anche un glottoteta. Si occupa infatti di glossopoiesi, quell'arte che si propone di creare linguaggi artificiali sviluppandone ogni aspetto come fonologia, grammatica e lessico.

In questo caso specifico, il kobaiano sarebbe, secondo il suo fondatore, una sorta di linguaggio alieno ma, allo stesso tempo, universale. Si parla di linguaggio alieno poiché parlato dagli extraterrestri che popolano il pianeta di Kobaïa nel quale è ambientato MAGMA, l'eponimo album della band. Un disco che racconta la storia di un gruppo di umani che fugge verso questo fantomatico pianeta (Kobaïa, appunto) per sfuggire alle brutture della vita sulla Terra.

Qui sotto l'album nella sua edizione del 1988, dopo che venne rinominato KOBAÏA

Come venne in mente a Vander di creare una lingua tutta sua?

Pare che, prima di fondare i Magma, Vander militasse all'interno della scena jazz francese della quale, però, si stancò in fretta perché, a suo dire, risultava troppo statica e priva delle sperimentazioni che, invece, lui avrebbe voluto portare avanti.

Una delle sperimentazioni che un progetto tutto suo poté donargli fu proprio la creazione di una lingua assolutamente nuova. Un salto nel vuoto per molti, ma non per Vander che, appoggiato dai suoi colleghi, continuò a utilizzare questo nuovo linguaggio per la maggior parte delle canzoni

Tornando a MAGMA (o KOBAÏA che dir si voglia), si tratta di un album nato da un instancabile lavoro di oltre tre mesi nei quali la band si ritirò nella campagna francese per avere meno interruzioni possibili. 

Come anticipavamo, le dieci tracce che formano i due vinili dei quali era composto originariamente l'album raccontano una storia decisamente fantascientifica: un gruppo di terrestri, stanchi delle costrizioni alle quali li sottopone la vita sulla terra, decidono di dirigersi verso una navicella spaziale per intraprendere il loro viaggio verso un pianeta lontano, Kobaïa.

Prima di arrivare alla loro meta, i viaggiatori devono fare tappa in un pianeta intermedio, Malaria, dove si fermano a contemplare da lontano la Terra che, a causa della propria corruzione, getta sull'universo una luce inquietante. Dopo aver passato un'intera notte a Malaria, l'equipaggio è pronto a ripartire ma, appena ripreso il viaggio, deve scontrarsi con una violenta pioggia di meteoriti.

Superato il pericolo, il gruppo riesce finalmente a scorgere all'orizzonte Kobaïa. Una volta arrivati a destinazione, i passeggeri della navicella vanno alla scoperta del nuovo pianeta dove, però, la natura sembra essere loro ostile finché non intonano canti propiziatori. Così inizia la loro vita su Kobaïa, piena di gioia e bellezza fino ai primi conflitti, che sorgono quando i kobaiani, discendenti dei primi colonizzatori, incontrano altri rifugiati terrestri. 

Una storia decisamente complicata da inserire in un album e, in più, in una lingua sconosciuta. Eppure, basta ascoltare MAGMA per rendersi conto che l'ambizioso progetto di Vander è andato a buon fine

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