I Grateful Dead e il viaggio psichedelico di AOXOMOXOA

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Negli anni Sessanta, i Grateful Dead erano il gruppo di punta della scena psichedelica di San Francisco. Il loro album AOXOMOXOA ha ancora oggi tanti misteri da svelare.

La psichedelia espande la coscienza, allarga i sensi e permette allo spirito di muoversi oltre la fisicità dell'esistenza (trovate qua la nostra raccolta di dieci album psichedelici da conoscere). I Grateful Dead, in questo, sono stati maestri. Tra i gruppi più influenti del progressive rock e della musica psichedelica, si sono distinti non solo per le loro composizioni, ma anche per la schiera nutrita di fan. Erano supportati infatti da un folto numero di "Deadhead", che vivevano per anni in modo nomade, spostandosi in continuazione per assistere ai loro concerti.

Eppure, ci sono cose che nemmeno il fan più accanito dei Grateful Dead, ieri o oggi, può dire di conoscere con esattezza. Come, per esempio, il significato del titolo del terzo disco della band AOXOMOXOA (1969), un disco segnato da diversi cambiamenti interni, tra cui l'ingresso in formazione del tastierista Tom Constanten e del batterista Mickey Hart, che affiancò Bill Kreutzmann in uno sperimentale uso di due batterie.

Cosa significa AOXOMOXOA?

Il termine è un palindromo, ossia una parola che si può leggere anche al contrario. Pare che la parola sia stata inventata dall'illustratore Rick Griffin, l'autore della copertina, specializzato nella progettazione di poster psichedelici, e da Robert Hunter, compositore dei testi.

Negli anni, i fan hanno provato a dare una spiegazione. Secondo qualcuno, le lettere AO richiamerebbero la forma greca abbreviata di alpha e omega, quindi il principio e la fine, la X sarebbe invece un simbolo di intersezione tra le cose e la sillaba OM avrebbe il significato tantrico di infinito, il tutto ripetuto nella forma palindroma per rappresentare la ciclicità delle cose.

grateful dead

La band, tuttavia, non ha mai confermato né smentito. Sembra che, tuttavia, l'ipotesi della ciclicità dell'esistenza non sia affatto da scartare. Si guardi infatti alla copertina, che la rivista «Rolling Stone» ha inserito all'ottavo posto tra le 100 migliori covers di tutti i tempi.

Il disegno, assolutamente speculare se si esclude la scritta (comunque dalle forme simili) "Grateful Dead", in cui qualcuno ha letto "We ate the acid", ovvero "Abbiamo mangiato l'acido", rappresenta il ciclo della vita, della morte e della rinascita: vi sono infatti simboli fallici, uova, uteri, alberi della vita e, al centro. un teschio, che si poggia su uno scarabeo, per l'antico Egitto emblema di resurrezione.

Le curiosità e i misteri non sono finiti. Se giriamo il disco, possiamo osservare sul retro una fotografia in bianco e nero che ritrae alcuni componenti della band e qualche fan. Tra la gente, all'estrema destra in primo piano, c’è una bambina di cinque anni. Qualcuno vi ha identificato Michelle Harrison, colei che dopo alcuni anni avrebbe cambiato il suo nome in Courtney Love e avrebbe sposato Kurt Cobain. Qualcun altro invece ha visto in lei Stacy Kreutzmann, figlia del batterista del gruppo, nata tra l'altro a una settimana di differenza da Michelle.

aoxomoxoa

La copertina, in realtà, è solo l'inizio del viaggio psichedelico che comincia con le note dei Grateful Dead. E pensate che la band fu tra le prime, all'epoca, a esibirsi dal vivo in lunghe improvvisazioni e jam sessions, creando veri viaggi musicali, ispirati dall'LSD. Il "tour" naturalmente veniva condiviso con tutti gli spettatori, tanto che Jerry Garcia, leader del gruppo, fu soprannominato per questo “Captain Trip”.

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