“The Wall”: il film ispirato al concept album dei Pink Floyd

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Insegnanti di scuola troppo rigidi, omologazione, dipendenza dalle droghe, nascita dei totalitarismi. Con le sue atmosfere surreali The Wall tocca tantissime tematiche. Ecco la storia della sua (non semplice) produzione: 

Nel 1979 usciva THE WALL, storico concept album dei Pink Floyd. L'album parla di Pink, una rockstar che a causa di traumi psicologici quali la morte del padre, insegnanti troppo autoritari e i tradimenti della moglie, si chiude sempre di più in se stesso, costruendosi un muro per alienarsi dalla realtà. Realtà in cui il sistema finisce per costringere tutti all'omologazione, alla nascita di una massa acritica che è la stessa che caratterizza i regimi autoritari. Alla fine, veniamo tutti trasformati semplicemente in "un altro mattone nel muro". 

L'alienazione sperimentata dal protagonista dell'album (non a caso chiamato Pink), è la stessa che negli anni settanta vivevano i Pink Floyd, in particolar modo Roger Waters, causata dalla fama:

Il pubblico e quei concerti enormi si fanno, penso, per amore del successo. Quando una band o una persona divengono degli idoli, può avere a che fare col successo che quella persona manifesta, ma non più necessariamente con la qualità del lavoro che produce. 

Così, Waters decise di spingersi oltre l'album, e di dare a Pink e al suo straniamento un volto in carne e ossa: è la genesi del film The Wall. La pellicola racconta la storia della rockstar già protagonista dell'album, dei suoi disagi esistenziali che lo portano a trasformarsi in un dittatore spietato (in fondo, il motore dei totalitarismi non sono proprio le paure?). Ovviamente, fa tutto ciò guidato dalla colonna sonora, dai brani che compongono THE WALL, anche se con alcune modifiche. Sono assenti, per esempio, i pezzi Hey You The Show Must Go On

La componente esistenziale e che coinvolge tutta l'umanità si intreccia nell'opera a quella autobiografica e personale, non da sottovalutare. Il protagonista, Pink, ha perso il padre durante la Seconda Guerra Mondiale, proprio come Waters. E come Waters ha avuto a che fare con insegnanti eccessivamente autoritari. Infine, il riferimento alla dipendenza dalle droghe non può non collegarsi indirettamente all'esperienza di Syd Barrett

La produzione di questo capolavoro surreale non fu però affatto semplice. Ciò fu dovuto probabilmente all'incontro di tre personalità geniali, che però avevano opinioni e idee diverse, e che non sempre riuscivano a collaborare. Roger Waters, che per primo concepì l'idea del film. Il fumettista Gerald Scarfe, responsabile della parte animata della pellicola. E infine il produttore Alan Parker. Il prodotto di queste tre grandi menti fu un'opera innovativa che usciva da tutti gli schemi, ma la strada per arrivarci fu lunga e piena di ostacoli. 

Lo ricorda Parke, che definisce il periodo di collaborazione con Waters tormentato e, anche se altamente creativo, da non ripetere.

Sì, penso che sia vero. Tre megalomani in una stanza; è incredibile che abbiamo ottenuto qualcosa. 

Addirittura, egli non è convinto di sapere perché i Pink Floyd all'epoca abbiano scelto proprio lui, forse perché una volta Gilmour aveva definito il film Midnight Express "il suo Dark Side of the Moon". 

Il progetto iniziale stava tutto nella mente di Waters: egli sognava un'opera in cui i fumetti di Scarfe si mischiassero a parti recitate (in cui Waters stesso avrebbe interpretato Pink) e a spezzoni dei concerti della band. Ben presto però fu evidente che quest'idea non era praticabile, e la regia passò nelle mani di Parker. I concerti dal vivo vennero eliminati e, visto che a questo punto gli altri membri della band non sarebbero comparsi nel film, anche il ruolo principale venne tolto a Waters e affidato a Bob Gedolf

Ovviamente, ciò causò delle tensioni con Waters, che si prese un mese di "vacanze forzate" lontano dalle riprese. Parker ironizza che all'epoca "era persino impossibile salutare Waters senza diventare polemico".

Le riprese iniziarono il 7 settembre 1981, e terminarono dopo ben 61 giorni di registrazione. Parker si ritrovò tra le mani più di 10.000 disegni, oltre 15 minuti di animazioni di Scarfe e 350.000 metri di pellicola. Capiamo bene perché il lavoro di montaggio sia durato 8 mesi!

La prima del film avvenne nel luglio 1982, a Londra. Ma il suo debutto risaliva a poco prima, in quanto venne mostrato a maggio durante la 35esima edizione del Festival di Cannes. Si racconta che in questa occasione, a produzione terminata, Steven Spielberg si sia inchinato leggermente verso Parker, per poi rivolgersi al suo vicino di posto, il direttore della Warner Brothers Terry Semel, per chiedergli "Che cazzo è questo?". 

Già, che cos'è The Wall? Se lo sono chiesti in tanti, inclusi gli stessi produttori. Parker è convinto che si tratti di "un miscuglio di idee folli di Roger Waters", e che nessun altro, tra coloro che hanno partecipato alla sua realizzazione, possa rispondere alla domanda. Ma in realtà perfino Waters, colui che ha ideato l'opera, deve ammettere "Sono confuso". 

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