Måneskin: “Abbiamo vent’anni e siamo liberi”

A distanza di due anni dall’album di debutto IL BALLO DELLA VITA, i Måneskin ritornano sulle scene col brano Vent’anni. Ecco come ce lo presentano.

Venerdì 30 ottobre 2020 potremo ascoltare, in radio e su tutte le piattaforme digitali, il nuovissimo singolo dei Måneskin (Damiano, Victoria, Thomas e Ethan), una rock ballad cruda e contemporanea intitolata Vent’anni, un brano diretto e introspettivo che dà il via a una nuova fase del gruppo.

In questo singolo, scritto durante il lockdown, la band vuole esprimere la loro visione ed esperienza dei vent’anni cercando di accorciare però il gap generazionale. Damiano ha infatti scritto il testo analizzando due punti di vista differenti: quello del Damiano ventenne e quello del Damiano cinquantenne attraverso una sorta di viaggio temporale, immaginando di avere l’età di mio padre e di dire al Damiano del passato delle cose che avrebbe voluto sapere.

-In cosa hanno sbagliato gli adulti? Perché vi hanno insegnato a odiare?

Non è un’accusa diretta a qualcuno ma è proprio un discorso vissuto da noi, sulla nostra pelle. Ci sono tante realtà che non sono mai state rappresentate e che molti non conoscevano fino a poco tempo fa, e poi tendiamo a farci spaventare da ciò che non conosciamo. Vuole essere un messaggio rivolto alla cultura generale (quindi non strettamente legato alle generazioni più grandi), alle persone che spingono a odiare le minoranze abusando della loro forza. Per il futuro speriamo in un mondo in cui tutte le categorie siano rappresentate in maniera uguale, che non ci siano più minoranze.

-Avere vent’anni adesso è ancora più complicato, sotto COVID-19, come la state vivendo?

Noi per fortuna abbiamo una valvola di sfogo importante che è la sala prove, ma per i nostri coetanei capiamo che la situazione sia pesante… come lo è per i nostri non coetanei. Il consiglio che vogliamo dare è quello di affidarsi a chi ne capisce più di noi. Siamo i primi a seguire le istruzioni per fare musica rispettando il bene comune. Ci teniamo a specificare che con il messaggio di libertà che diamo nella canzone non intendiamo dire di fare ciò che si vuole, vanno rispettate le regole per far sì che si torni alla normalità il prima possibile.

-Alla luce del successo di questi anni, rifareste X Factor ora che c’è più distacco?

Il talent non è un fine ma un mezzo. Per noi è stata un’enorme vetrina, dà modo ad artisti emergenti di avere visibilità in un solo anno invece che in molti di più. La cosa importante è andare lì con un’idea chiara.

-Come sarebbe stata oggi la vostra vita se non aveste fatto i musicisti?

Vuota, inutile. È l’unica valvola di sfogo che ci rappresenta al 100%, è tutto in funzione della musica. Non avevamo ancora il piano B, ecco.

-Cosa vi ha dato a livello artistico vivere a Londra? 

L’esperienza a Londra è stata formativa perché ci siamo ritrovati in una realtà in cui potevamo sentire 3 concerti a sera di 3 band diverse, abbiamo approfondito live cos’è il rock and roll. A Londra c’è ancora la cultura delle band emergenti che suonano nei locali. Vorremmo spostare una cultura del genere anche qui in Italia. Portiamo Londra a Roma!

-Come affrontate il fatto di sentivi diversi dagli altri?

Il fatto di sentirsi diversi spesso non deriva da una vera e propria diversità oggettiva o qualcosa di tangibile, per esempio avere il sogno di voler fare musica ci ha sempre fatto sentire diversi ed “esclusi”. Noi ci distacchiamo dalle convinzioni comuni sbagliate e da ciò che non ci rappresenta e che ci vuol far sentire sbagliati.
Il messaggio che vogliamo comunicare è quello di seguire il proprio sogno se l’idea si percepisce come valida, e non ci si deve far abbattere dalle critiche.

-Qual è la vostra posizione sugli stereotipi di genere oggi?

È un argomento che ci sta molto a cuore, purtroppo esistono ancora ideologie troppo radicate e limitanti per le sfaccettature che l’essere umano può avere. È una cultura misogina che fa cascare le braccia, noi ci siamo sentiti dire tante cose ma riusciamo a passarci sopra perché capiamo che anche questo fa parte del gioco, ma una non osiamo immaginare quanto una persona più sensibile di noi possa sentirsi colpito da questi argomenti così vecchi e retrogradi.

-Quali sono le vostre più intime paure?

Nel video manifesto sono le nostre vere paure, ognuno dice la sua. Il senso del pezzo era esattamente questo, abbiamo le nostre debolezze, sarebbe stato da ipocriti parlarne senza mostrare le nostre.

 

 

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