Come Steve Vai diede un tocco in più a SLIP OF THE TONGUE degli Whitesnake

Whitesnake-Geffen

L'ottavo album degli Whitesnake irrompe nel 1989 con una collaborazione d'eccezione: il chitarrista Steve Vai, accompagnato dalla sua sette corde. Quale fu il risultato? 

L'energia divampa e il palco freme sotto le pirotecniche esibizioni degli Whitesnake. La band si affaccia agli anni Novanta con una carriera gloriosa, forgiata dall'hair metal, e un album, WHITESNAKE (1987), che scrive parte della loro storia con una penna dorata. Anche se il gruppo è vicino al suo scioglimento agli albori del nuovo decennio, è comunque capace di incanalare tutto lo spirito ribelle e il canto urlato del suo frontman, David Coverdale, in un'opera brillante e vincente. 

Al nuovo album, però, lo storico chitarrista Adrian Vandenberg non può partecipare a causa di un infortunio al polso. Quando la band inizia le prove ai Record Plant di Los Angeles, il dolore di Vandenberg è così forte da non poter mettere mano al suo strumento. Rimarrà citato nei crediti, avendo composto quasi 9 canzoni su 10, ma in studio e poi sul palco il suo posto verrà preso dal funambolico chitarrista Steve Vai, che arrivava da una formazione esplosiva, accanto a Frank Zappa e David Lee Roth. Insomma, una scelta studiata e direzionata. 

Lo stile di Vai è più virtuoso, articolato e pavoneggiante di quello di Vandenberg, tanto che quest'ultimo, dopo aver ascoltato il disco, affermerà di aver voluto imprimere il suo tocco più blues, perché si sarebbe sposato meglio con lo stile degli Whitesnake. Tuttavia, Vai incide un tocco in più, che prima la band non conosceva e dà una svolta a un album di tutto merito. Soprattutto grazie alla sua amata Ibanez Universe, chitarra elettrica a sette corde che permetteva un'estensione aggiuntiva data dalla corda in più.

In quel periodo, poi, Vai era particolarmente interessato alla numerologia e al numero 7, così che la scelta ricadeva a pennello. Basti pensare che nel 2000 avrebbe pubblicato poi una compilation di greatest hits firmata THE SEVENTH SONG e le prime 777 copie dell'album avrebbero portato il suo autografo.

Ma torniamo ancora al 1989 e alle tracks di un album che sicuramente si avvantaggia dei mirabolanti assoli di Vai, accompagnati dall'iconica voce di Coverdale. Non possiamo dimenticare Now You're Gone Wings Of The Storm che rilasciano pura energia in musica. Gli Whitesnake hanno accolto sfumature diverse, ma comunque preziose e intriganti e soprattutto di indubbio talento, tanto da invitarci a volare con loro sulle ali della tempesta. 

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