PINK MOON: dietro le quinte dell’ultimo disco di Nick Drake

Nick Drake

Quando Nick Drake morì, il 25 novembre 1974, il suo ultimo album PINK MOON divenne il simbolo della sua depressione. In realtà, le cose non stavano proprio così.

Nick era incapace di scrivere e registrare mentre soffriva di periodi di depressione. Non era depresso durante la scrittura o la registrazione di PINK MOON ed era immensamente orgoglioso dell'album.

Questa testimonianza discordante di Cally Calloman (che gestisce la tenuta di Drake) costringe a ripensare l’ultima opera del cantautore. Senza dubbio, PINK MOON ha un tono malinconico, sommesso, pacato, e l’impressione è avvalorata dalla mancanza di una band di supporto: solo Drake, la sua chitarra e qualche effetto, a differenza dei primi due album. Ma è importante riscoprire quest’opera aldilà del destino del suo autore.

Dopo FIVE LEAVES LEFT (1969) e BRYTER LAYTER (1971), dischi che non erano stati un successo commerciale – anche a causa della riluttanza di Drake a promuoverli con tour o interviste – la Island Records non sperava in un terzo album di Nick. Ma lui aveva altri piani. Nel marzo 1971, intervistato (per la prima e unica volta) da Jerry Gilbert, svelava che il suo prossimo progetto si sarebbe svolto solo tra lui e l’ingegnere del suono John Wood.

Così, nell’ottobre del 1971, i due cominciarono a lavorare sul disco. Dato che lo studio londinese di Sound Techniques era sempre prenotato durante il giorno, registrarono PINK MOON in due notti consecutive. Molti credono che Drake avesse lasciato furtivamente l'opera alla reception della Island Records; ma Chris Blackwell, il fondatore dell’etichetta, raccontò una storia diversa.

Ricordò di aver notato Drake, timidamente in attesa, e di averlo invitato a bere un tè nel suo ufficio. Blackwell sottolineò che Nick aveva una cassetta sotto il braccio, e non se ne separò per tutto il tempo del loro incontro. Taciturno com’era descritto anche dagli amici, Drake rimase piuttosto silenzioso anche durante quella mezz’ora, e quando decise di andarsene lasciò il suo disco alla reception. Blackwell venne avvisato, e quando scese al piano di sotto trovò PINK MOON ad aspettarlo.

La copertina del disco venne curata da Keith Morris, che aveva già scattato la foto di copertina di FILE LEAVES LEFT; in questo caso, però, l’idea di fotografare Nick venne scartata a causa del suo deperimento fisico. Così Morris rimase con pochissime idee su cui lavorare, principalmente per la scarsa collaborazione di Drake, e optò per quella principale, la Pink Moon title track dell’album: venne scelto un dipinto surrealista di Michael Trevitchick.

Il disco venne promosso con una campagna pubblicitaria imponente, che però non portò al successo sperato, nonostante l’album avesse venduto più copie dei primi due.

La popolarità arrivò dopo. Dopo l’accidentale o volontaria morte per overdose di antidepressivi, nel 1974, è impossibile ascoltare PINK MOON senza farsi suggestionare da ciò che sappiamo del suo autore, un ragazzo fragile, taciturno con gli amici che lo ospitavano senza preavviso per poi vederlo sparire per mesi. Un ragazzo che non trovava il suo posto nel mondo, ma che fino alla fine amò la sua musica.

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