THE WALL: l’album dei Pink Floyd o di Roger Waters?

Quando uscì l'undicesimo album dei Pink Floyd, il mondo musicale si inchinò a un'opera rock unica nel suo genere, nella cui genesi il frontman Roger Waters ebbe un ruolo preponderante. Ma come avvenne il gioco delle parti in THE WALL?

Il 30 novembre 1979 i Pink Floyd non pubblicarono solo un grande concept album, ma anche un complesso ritratto psicologico. Il protagonista, Pink, è un rocker disilluso e alienato dalla società.

Dietro la sua creazione, c'è il richiamo biografico alla vita di Syd Barrett, naturalmente, ma anche a quella di Roger Waters, che cita senza alcun compromesso l’autoritarismo delle scuole britanniche (di cui quasi tutti gli studenti degli anni '50 erano stati vittime) e l’assenza della figura del padre, morto in guerra, nei pressi di Anzio, quando lui aveva appena cinque mesi.

A lui, inoltre, è riconosciuto il 90% della composizione del disco, senza contare poi che anche il figlio, Harry Waters, ebbe una piccola particina di voce in Goodbye Blue Sky. 

Tuttavia, la genesi dell'album non fu per niente facile, basti pensare all'abbandono, prima delle registrazioni, del tastierista Richard Wright. Una delle cause è da attribuire a screzi con Waters, per cui Wright dovette partecipare alla composizione come musicista esterno. 

A Waters si fa risalire anche l'idea dell'album, casuale e improvvisa. Nel 1977, infatti, i Pink Floyd erano in tour a Montrèal per il loro album IN THE FLESH e un giorno, Waters, dopo un litigio con uno spettatore a un concerto, gli sputò in faccia. Subito dopo, però, si sentì in colpa e affermò di aver agito come se fosse stato "alienato". Da lì, l'inizio della costruzione del celebre muro musicale e psicologico.

In breve tempo, Waters fu avvolto da un effluvio creativo e compositivo che, simbolicamente, lo alienò dal resto della band. Tanto che quasi non si accorse del distaccamento del chitarrista David Gilmour, che in quello stesso periodo incise il suo primo album da solista

Ad un'opera tanto perfezionista e pulita a livello musicale, inoltre, corrispondeva un'esecuzione incendiaria e rivoluzionaria. Dalla pubblicazione dell'album, tutte le performance si dotarono di un bianco muro sul palco, che divideva la band dal pubblico per tutta l'esibizione, per poi essere abbattuto alla fine. Tale atto sovversivo tratteggiava una fusione passionale e fortemente sentita con lo spettatore. Waters arrivò a dire che, in preda all'euforia, avrebbe potuto bombardare anche il pubblico, solo per vederlo continuare a dimenarsi anche dopo l'esplosione. 

Insomma, Waters era fermamente convinto del potere evocativo di quella che sembrava in tutto e per tutto un'opera più sua che dei Pink Floyd. Perché quel trasporto folle, fortemente biografico e pienamente mimetico apparteneva proprio a lui, oltre che al mai dimenticato Syd. 

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