LONDON CALLING: quando i Clash cantarono la rabbia di Londra

Il 14 dicembre 1979 quattro iconici outsiders rivoluzionarono il punk con una narrazione contemporanea, intellettuale e rabbiosa che incantò una generazione. Ma com'era la Londra di cui parlavano i Clash? Scopriamolo insieme! 

"Non capivo una parola di quello che diceva Joe, ma l'energia era incredibile. Erano dinamite". Così il regista e amico dei Clash, Don Letts, descrive il quartetto composto da Joe Strummer, Mick Jones, Paul Simonon e Topper Headon. Quattro musicisti punk, figli della cultura suburbana londinese e alfieri di uno stile musicale anti-estabilishment che esprimeva con rabbia la loro visione del mondo.

Portavano avanti la White Riottitolo dell'omonima canzone che fu interpretata in maniera distorta dai fascisti. Perché in realtà i Clash volevano che i bianchi si ribellassero come avevano fatto i neri a Nothing Hill nel 1958 e a Brixton nel 1981. Incitavano così il loro pubblico a una presa di coscienza sui problemi dell'attualità e a una rivoluzione consapevole. 

Non è infatti un caso che i due membri fondatori dei Clash, il chitarrista Jones e il bassista Simonon, abbiano incontrato il loro futuro cantante all'ufficio di collocamento. Perché la Londra di fine anni Settanta, appena entrata sotto il governo di Margaret Thatcher, contava milioni di disoccupati. Non era più quindi la capitale britannica da cartolina degli anni '60, la città turistica per eccelenza, frivola e glamour.

Le strade erano invece avvolte dagli oustiders, figli della strada, che usavano la musica come arma per raccontare il disagio esistenziale di una società in decadenza. E il loro spirito si votava naturalmente al punk, con una minuziosa attenzione all'abbigliamento caratteristico e allo stile, nonostante nessuno avesse una sterlina in tasca.

In quel periodo, però, i Clash non erano più i musicisti degli esordi di tre anni prima. Il loro punk era cambiato, scardinandosi dall'ortodossia di genere e trovando una più ampia vocazione nella mescolanza di stili. E in questo frangente il reggae di Don Letts con il suo negozio di musica era stato una manna dal cielo.

Quando il 14 dicembre 1979 uscì il terzo album del gruppo, LONDON CALLING, con 19 brani registrati nei Wessex Studios, il sound si rivelò differente. Lo dimostra anche il cambio alla produzione, con l'entrata in scena della folle figura di Guy Stevens. Questo dava carne e sangue al suo lavoro, spaccando le sedie durante le registrazioni e versando il vino sul piano di Joe se la composizione non gli sembrava buona. Insomma, un idolo per la band e un uomo che incarnava a pieno lo spirito del punk

Per questo l'album spacca. Sin dalla celebre copertina, che ritrae Simonon intento a rompere il suo bianco basso, con la scritta Pressures e l'adesivo di un pirata, durante un'esibizione. A conti fatti, il musicista disse che voleva esprimere la sua rabbia dato che il pubblico era costretto a stare seduto e non poteva dimenarsi sotto il palco. Già qui emerge la poetica dei Clash, ovvero una musica non prettamente politica, ma desiderosa di raccontare tutto quello che non va, a partire dalle più piccole cose.

Così la track di apertura, London Callingè un ritratto distorto della Londra da quadretto familiare, una denuncia, che si appella alla frase iniziale con cui trasmettevano le radio della BBC durante la Seconda Guerra Mondiale. Ed emerge quindi la necessità di rispondere con la ribellione, come Brixton nel 1981, richiamato in Guns Of Brixton

Il riferimento alla guerra ritorna anche in Spanish Bombsattraverso l'infimo ricordo della Guerra Civile Spagnola, in cui combattè anche il celebre scrittore George Orwell, nato nella via in cui si conobbero i primi tre fondatori dei Clash. Non si può poi dimenticare l'entroterra culturale, che fa del reggae e dello ska portati dagli immigrati giamaicani una fonte d'ispirazione grandissima, come in Revolution Rock.

Ed è questo il modo in cui i Clash raccontano la Londra di fine anni '70, come una realtà multietnica e polistilistica, dove un esplosivo mondo sotterraneo, lontano dagli sfarzi della capitale, racconta una dimensione limbica, che appartiene a tutti e a nessuno. Qui riposa la rabbia e l'insoddisfazione di una parte della società che non si vede rappresentata, ma che può rinascere sotto l'egida del punk. Non possiamo quindi che sottolineare ancora quanto sia rivoluzionaria quest'opera. 

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